Dopo Baldur’s Gate 3 lo studio si presenta ai Game Awards con il gioco di ruolo più ambizioso mai messo in sviluppo
Larian Studios è salita sul palco dei Game Awards e ha fatto quello che le riesce meglio: prendersi la scena senza chiedere permesso a nessuno. Niente teaser buttati lì, niente promesse vaghe, niente fuffa da trailerino innocuo. Con Divinity, lo studio belga ha chiarito subito una cosa ai Sicarios: dopo Baldur’s Gate 3 non hanno alcuna intenzione di sedersi sugli allori come fanno in tanti dopo un successo mastodontico. Anzi, vogliono alzare ancora l’asticella e spingere il genere GDR in una direzione ancora più ambiziosa, complessa e, probabilmente, scomoda per chi è abituato ai giochi che ti tengono per mano.
Il trailer di presentazione non è stato lì a spiegare meccaniche o a fare la checklist delle feature. Larian ha preferito l’atmosfera, quella vera, sporca, inquietante. Un uomo bruciato vivo, un rituale che va storto, un male antico che si libera su Rivellon e quella statua grottesca fatta di legno e cadaveri che da mesi faceva discutere la community. Tutto torna, tutto si incastra, e il messaggio è chiarissimo: Divinity non sarà un fantasy da cartolina, ma un mondo crudele, pieno di conseguenze, dolore e scelte che pesano come macigni.
La cosa interessante è che Larian non sta vendendo Divinity come “il nuovo Baldur’s Gate”. Sarebbe stata la strada più facile, quella più paracula, quella che fanno tutti. Invece no. Divinity è Divinity, una saga con una sua identità precisa, che torna più grande, più cattiva e più ambiziosa che mai. Gli sviluppatori lo hanno definito senza girarci troppo intorno “il nostro gioco di ruolo più grande e ambizioso di sempre”, una frase che detta da chi ha appena consegnato uno dei GDR più importanti della storia recente non è marketing vuoto, ma una promessa pesante.

Data di uscita
Qui bisogna essere sinceri e smontare subito le illusioni. Non esiste una data di uscita e non aspettatevi di mettere le mani su Divinity a breve. Larian non lavora con i tempi compressi e non pubblica giochi incompleti tanto per cavalcare l’hype. Baldur’s Gate 3 ha richiesto anni di sviluppo, feedback continui e una cura maniacale per ogni dettaglio, e Divinity sembra puntare ancora più in alto. Tradotto: ci vorrà tempo, probabilmente parecchio, ma se c’è uno studio a cui conviene concederlo senza rompere le scatole, è proprio questo.
Piattaforme?
Anche qui zero annunci ufficiali, ma c’è una certezza che vale più di mille comunicati stampa: Divinity uscirà su PC. È il terreno naturale di Larian, il punto di partenza di ogni loro progetto. Le versioni console arriveranno quasi sicuramente dopo, seguendo lo stesso percorso visto con Baldur’s Gate 3. PlayStation 5 e Xbox Series X/S sono le candidate ovvie, soprattutto considerando l’ambizione tecnica e strutturale del progetto. Se arriverà anche su hardware futuro dipenderà solo da quanto lungo sarà lo sviluppo, ma una cosa è chiara: Larian non sacrificherà la visione del gioco per farlo girare ovunque a tutti i costi.
Gameplay e struttura
Dal punto di vista del gameplay, Divinity resterà un gioco di ruolo profondo, complesso e totalmente reattivo. Scelte che contano davvero, sistemi che si incastrano tra loro, libertà vera e non quella finta fatta di tre dialoghi che portano allo stesso risultato. Larian ha sempre costruito mondi che reagiscono alle tue azioni, e tutto lascia pensare che qui spingeranno ancora di più su questo aspetto. Combattimenti tattici, interazioni ambientali, build folli, approcci multipli a ogni situazione e la costante sensazione che il gioco non stia mai giocando al posto tuo.
Non aspettatevi un’esperienza guidata, addolcita o semplificata per piacere a tutti. Divinity sembra voler essere un GDR che ti rispetta, e questo significa anche lasciarti sbagliare, fallire e convivere con le conseguenze delle tue decisioni. Una filosofia che oggi pochi studi hanno il coraggio di mantenere fino in fondo.
Storia e accessibilità

Dal punto di vista narrativo, Larian per ora si è tenuta volutamente sul vago. Quello che sappiamo è che Divinity è pensato come un punto di ingresso anche per i nuovi giocatori. Non servirà aver giocato i precedenti titoli per capire cosa sta succedendo, ma chi conosce Rivellon e la lore di Original Sin avrà sicuramente una lettura più profonda degli eventi. È una scelta intelligente, che evita di chiudere il gioco in una nicchia autoreferenziale senza però tradire chi ha seguito la saga fin dall’inizio.
Il mondo mostrato nel trailer promette toni più oscuri, maturi e disturbanti. Niente eroi puri, niente bianco e nero, ma una realtà fatta di compromessi, potere e orrori che emergono quando qualcuno decide di giocare con forze più grandi di lui. Esattamente il tipo di narrativa che Larian sa gestire meglio di molti altri.
Divinity non è solo un annuncio importante, è un messaggio diretto all’industria. Mentre tanti studi inseguono formule sicure, monetizzazione aggressiva e giochi senz’anima, Larian continua a fare quello che vuole, come vuole, mettendo il gioco e i giocatori al centro. E se anche questa volta riusciranno nell’impresa, preparatevi: il genere GDR sta per ricevere un altro schiaffo ben assestato.
La domanda ora è una sola, Sicarios: siete pronti a tornare a Rivellon e a farvi mettere di nuovo alla prova, oppure preferite restare nelle comfort zone dei giochi che non rischiano mai niente?
