Il produttore conferma: il nuovo capitolo riprende l’anima di Resident Evil 2, ma con una protagonista molto più vulnerabile
Resident Evil Requiem è uno di quei giochi che Capcom tira fuori quando vuole dire al mondo “ok bastardi, ora vi facciamo vedere di nuovo come si fa un survival horror”. E Masato Kumazawa, produttore del gioco, ci ha già lasciato un messaggio chiarissimo: Requiem è molto simile a Resident Evil 2. Non nel senso della fotocopia, ma nello spirito, nella struttura e nella sensazione di essere intrappolati in una città che vuole solo sbranarti vivo.

Raccoon City è di nuovo il nostro parco giochi tossico preferito, quel buco di mondo che dal ’98 continua a perseguitare la saga e i suoi fan. Solo che stavolta non ci entri con un Leon Kennedy fico, addestrato, che ti spara un sorriso mentre scarta un Licker.
No, qui ti butti dentro con Grace Ashcroft, che non sa menare, non sa combattere, e non è nemmeno lontanamente preparata per l’inferno che la aspetta. E proprio questo la rende devastante come protagonista: non è eroica, non è rassicurante, non è costruita per farti sentire invincibile. È la prima protagonista di Resident Evil da anni che sembra davvero in pericolo.
Capcom, stavolta, vuole che tu soffra.
Grace è “la Claire Redfield che non ha mai fatto palestra”, quella che se vede un mostro fa una smorfia di puro terrore invece di rispondere a colpi di pistola. Ha paura, scappa, trema. E ogni volta che lo fa, la tensione raddoppia. Il produttore lo dice chiaramente: a differenza di Ethan Winters – che era praticamente una telecamera ambulante che ti permetteva di immergerti nel delirio – Grace è un personaggio pieno di emozioni, di limiti, di fragilità.
E questo, per un survival horror, è oro puro.
una raccoon city moderna ma con l’anima marcia del passato

Raccoon City è un ritorno grosso. Un ritorno pesante. E lo sanno anche dentro Capcom: Kumazawa ha ammesso che riportare una location così sacra mette una pressione assurda al team. Non puoi permetterti di fallire quando stai maneggiando una delle città più iconiche della storia dei videogiochi.
Eppure, invece di fare un copia-incolla nostalgico, il team ha scelto un’altra strada: riportare l’atmosfera di Resident Evil 2 ma inserendoci un livello di vulnerabilità, ansia e imprevedibilità che nel 2019 non era ancora possibile.
Qui la città sembra più viva, più ostile e più incontrollabile. Non sei tu contro i mostri, sei tu contro la città intera che sembra voler collassare addosso al giocatore.
E il dettaglio che può cambiare tutto? La possibilità di passare dalla prima alla terza persona.
Capcom sta praticamente dicendo: “Vuoi avere paura? Bene. La scegli tu come soffrire.”
requiem è la chiusura della trilogia moderna, ma anche una lettera d’amore ai fan storici
Capcom l’ha confermato: Requiem è la conclusione della trilogia moderna iniziata con Resident Evil 7. Ma allo stesso tempo è anche un ritorno alle origini, un modo per festeggiare il 30° anniversario riportando le radici della saga nel presente.
La vibe è chiara: questo non è solo un altro capitolo. È la dichiarazione d’identità del Resident Evil del futuro.
E in mezzo a tutto questo c’è Grace, una protagonista che non farà mai le acrobazie di Jill, non lancerà calci rotanti come Chris e non farà l’eroe come Leon. Lei è lì, vulnerabile come un qualsiasi cittadino che si ritrova nel mezzo dell’apocalisse biologica più famosa dei videogiochi.
È questo che rende Requiem interessante: non vuole renderti potente. Vuole ricordarti che in Resident Evil non sei mai al sicuro. Vuole farti sentire piccolo, impreparato, fragile. Vuole che ogni maledetta porta aperta sembri un errore.
E noi, sicarios, questo lo adoriamo.

le somiglianze con resident evil 2 secondo kumazawa
Il produttore lo dice senza mezzi termini: Requiem ha lo spirito di Resident Evil 2. Ritmi simili, atmosfera simile, struttura simile.
Solo che invece della sicurezza di Leon e Claire, hai una protagonista che ti fa venire l’ansia solo a guardarla respirare.
Kumazawa fa anche un paragone interessante: così come Resident Evil Village era “il Resident Evil 4 moderno”, Requiem sarà “il Resident Evil 2 moderno”. Una frase che basta da sola per far impazzire qualsiasi fan della saga.
E poi c’è quell’accenno malizioso al “ritorno di Leon”.
Nulla di confermato, ma quando in Capcom iniziano a dire cose del genere… qualche stronzata iconica sta quasi sempre per accadere.
perché resident evil requiem potrebbe essere uno dei capitoli più importanti della saga
Requiem ha tre elementi che lo rendono una potenziale bomba:
- Una protagonista vulnerabile che cambia radicalmente il feeling del gameplay.
- Il ritorno a Raccoon City, che scatena nostalgia ma con un’atmosfera totalmente rinnovata.
- Un team sotto pressione che sa bene di non poter deludere i fan.
Quando Capcom è sotto pressione, tira fuori i capitoli migliori.
Requiem sembra voler tornare all’horror puro, tagliando via le derive action estreme, gli eroi invincibili e i momenti tamarri. Qui non devi essere figo: devi sopravvivere. E ogni scelta che fai sembra pesare come un mattone.
Non sarà il Resident Evil perfetto per chi vuole spaccare teste a raffica, ma potrebbe essere il miglior Resident Evil degli ultimi anni per chi vuole paura, tensione, ansia e sopravvivenza vera.
e ora, la domanda per voi sicarios
Siete pronti a tornare a Raccoon City senza sentirvi dei super soldati?
O preferivate la sicurezza di Leon che fa lo stuntman mentre tutti intorno muoiono?
