Altro che evoluzione: invece di pensare a The Division 3, Ubisoft scava nel passato e lo chiama novità
Ubisoft ci ricasca. Annuncia The Division 2 Survivors come se fosse la rivoluzione che tutti stavamo aspettando, ma a guardarlo bene sembra più un disperato tentativo di spremere fino all’osso un gioco che ha già detto tutto. L’hanno presentato come un’esperienza “survival + extraction” che fonde il DNA di The Division 2 con meccaniche alla Escape from Tarkov, ma la verità è che il pubblico voleva solo una cosa: The Division 3. Niente stagioni, niente modalità aggiunte dopo anni, niente patch camuffate da “grandi novità”. Solo un nuovo capitolo vero, fresco e costruito per il futuro.
Il problema è semplice: Ubisoft ha perso la capacità di leggere il tempo. Invece di guardare avanti e ripensare la formula di The Division, continua a guardarsi allo specchio e dirsi che tutto va bene, che basta aggiungere un po’ di neve e un nuovo sistema di loot per rimettere in piedi la baracca. Ma non funziona più. L’idea di Survivors poteva avere senso cinque anni fa, quando il genere “survival extraction” era ancora una novità; oggi è un format logoro, saturo, e soprattutto già dominato da altri titoli che lo fanno meglio.

E la presentazione all’ultimo evento Ubisoft ha reso tutto ancora più surreale: trailer montato come se fosse l’arrivo del messia, slogan epici, “una nuova frontiera per The Division” urlato ovunque. Peccato che quella “nuova frontiera” sia in realtà una versione rimontata del vecchio DLC Survival del primo Division, con la stessa idea di base: partire equipaggiati male, sopravvivere al freddo e raccattare risorse per scappare. Solo che ora lo chiamano “estrazione”. Sembra quasi che Ubisoft abbia deciso di rivendere la nostalgia come innovazione, e lo stia facendo pure con orgoglio.
La community non è scema. Da mesi chiede chiarezza su The Division 3, si aspettava almeno un accenno o una roadmap credibile per il futuro della saga, e invece si ritrova davanti un’altra “esperienza standalone” che nessuno aveva chiesto. Il messaggio implicito è chiaro: non abbiamo voglia di rischiare, quindi vi diamo qualcosa che conosciamo già, con un nome nuovo sopra. Ma nel 2025 questo tipo di strategia non paga più. I giocatori vogliono visione, coraggio, e una direzione chiara.

Non fraintendiamoci: Survivors potrebbe anche essere divertente per qualche ora. La base tecnica di The Division 2 resta solida, la gestione delle armi e la fisica dei colpi sono ancora tra le migliori del genere, e l’atmosfera urbana rimane iconica. Ma tutto questo non basta più. Servono idee, non solo asset riutilizzati. Ubisoft si sta comportando come un artista che continua a ritoccare lo stesso quadro invece di dipingerne uno nuovo. Ogni pennellata aggiunta non lo migliora: lo rende solo più confuso, più stanco, più vecchio.
E la cosa più assurda è che lo annunciano con entusiasmo. Parlano di “nuova era per la serie” come se avessero inventato qualcosa di rivoluzionario, quando in realtà stanno solo riciclando materiale del 2016. È quasi ironico: l’azienda che ha portato avanti brand come Assassin’s Creed e Far Cry si comporta ora come se non sapesse più da dove ripartire. E forse è davvero così.
Ubisoft non ha bisogno di un altro The Division 2. Ha bisogno di riscoprire la fame creativa, quella voglia di stupire che aveva quando The Division uscì per la prima volta e sembrava il futuro del genere. Oggi invece sembra il passato che non vuole morire.
E mentre altri studi sperimentano, innovano, rischiano tutto per portare avanti le proprie IP, Ubisoft resta ferma nel loop eterno del “prossimo aggiornamento”. Forse Survivors funzionerà, forse no. Ma quello che lascia davvero l’amaro in bocca è la sensazione che The Division 3 non esista neppure nei loro piani, e che la parola “nuovo” abbia perso completamente significato nei corridoi di Parigi.
Cosa ne pensate,Sicarios? È giusto dare ancora fiducia a Ubisoft o è ora di lasciarla affogare nei suoi stessi ricicli?
