Pokémon Legends Z-A, recensione sincera: un gioco che sembra del 2010

Doveva essere la rivoluzione dei giochi Pokémon, e invece è solo un pasticcio tecnico pieno di bug, grafica vecchia e promesse non mantenute.

Quando Niantic e The Pokémon Company hanno annunciato Pokémon Legends Z-A, i fan si sono cagati addosso dalla gioia. L’idea era semplice ma potente: un ritorno a Lumiose City, la metropoli iconica della regione di Kalos, stavolta in una versione open world, viva, moderna, con la promessa di un’esperienza più matura e visivamente pazzesca. Il gioco è stato annunciato ufficialmente durante il Pokémon Presents del 27 febbraio 2024, e tutti hanno pensato “ok, questa volta Game Freak ha capito come si fa”.

Le premesse erano bomba: una città intera da esplorare liberamente, Pokémon che interagivano con l’ambiente, missioni urbane e un focus più narrativo. Niantic aveva pure promesso una connessione “smart” con Pokémon GO, con eventi in tempo reale, Pokémon esclusivi catturabili solo in certe zone del mondo e un sistema di evoluzione collegato ai dati del giocatore. Sembrava una figata da paura.

L’ambientazione, poi, era un colpo di genio. Dopo le lande desolate di Hisui in Legends Arceus, ci aspettavamo un mondo più popolato, dinamico, magari con un po’ di quella vita che mancava al predecessore. E infatti, nei trailer, Lumiose City sembrava viva da far schifo: gente ovunque, luci, suoni, taxi volanti, un misto tra cyberpunk e Pokémon che faceva gridare al miracolo.

Niantic ci aveva anche illuso promettendo che il gioco avrebbe sfruttato la potenza delle nuove console per portare i Pokémon “finalmente nel futuro”. Parlavano di IA avanzata per i Pokémon selvatici, di comportamenti realistici e di interazioni tra creature. Peccato che, come vedremo dopo, la realtà è stata una gran mazzata sui denti.

Ma andiamo con ordine, sicarios: Pokémon Legends Z-A doveva essere il titolo che avrebbe ridefinito la saga.
Doveva essere il momento in cui anche i più scettici avrebbero detto “ok, cazzo, ora ci siamo”.
E invece… beh, diciamo che quando accendi la Switch e vedi il risultato finale, ti viene da ridere e piangere allo stesso tempo.

Grafica da GameCube e audio da supermercato: Niantic, che cazzo hai combinato?

E qui, sicarios, comincia la discesa all’inferno. Perché se già le promesse facevano brillare gli occhi, la realtà di Pokémon Legends Z-A ti arriva in faccia come un camion lanciato a 200 all’ora.
Partiamo dalla grafica, che è rimasta praticamente identica a Legends Arceus. Nel 2025, mentre nel mondo ci stiamo spaccando con Death Stranding 2, sognando con GTA 6 e persino un Battlefield 6 che pare un film interattivo, la Niantic ci tira fuori un’altra merdata visiva da Switch del 2017. Texture piatte, modelli copiati e incollati dal vecchio gioco, ombre che sembrano fatte con Paint e animazioni degne di un fan game su PC del 2005.

E vogliamo parlare dell’audio?
Porca vacca, sembra di stare in un centro commerciale alle 8 del mattino. Le musichette da ascensore che partono a random, i versi dei Pokémon ancora presi pari pari dal Game Boy, tipo “grrhh-piip” come se fossimo nel 1998.
E soprattutto: nessun doppiaggio.
Niente.
Zero.
Nemmeno una parola.
Nel 2025.
Con 60 euro di gioco.
Ma dai, che cazzo Niantic!

Ogni volta che un personaggio apre la bocca e non esce un suono, ti viene voglia di spegnere tutto e metterti a urlare tu per lui. Manco un minimo di recitazione, manco uno sforzo. E mentre altri giochi spingono sull’immersione totale, qui sembra di tornare ai tempi del Super Nintendo, solo con qualche shader buttato sopra.

È assurdo come una saga miliardaria riesca ancora a sembrare un progetto indie fatto da tre stagisti in un garage.
E il bello? Te lo fanno pagare a prezzo pieno, come se fosse un capolavoro AAA.
Sessanta euro per un titolo che tecnicamente pare un remake malriuscito di Arceus, e artisticamente è fermo a Pokémon X/Y.

Bug, glitch e personaggi confusi: benvenuti nel circo Pokémon Legends Z-A

E qui, sicarios, entriamo nel territorio del disastro totale.
Perché una cosa è avere difetti, un’altra è avere bug ovunque manco fosse Cyberpunk al day one.
In Pokémon Legends Z-A, ti basta accendere la console per trovarti in un mondo dove la fisica ha deciso di andare in ferie.
I combattimenti? Spettacolari… se ti piacciono i teletrasporti improvvisi.
Ti giri un attimo, e il Pokémon che stavi affrontando è sparito dietro un cespuglio, o si è spostato di venti metri in un nanosecondo.


Tu cerchi di beccarlo con una Poké Ball, ma niente: il bastardo si è buggato a metà nella roccia, ti guarda, si muove a scatti e ti fa pure ciao col ditino invisibile.

E non parliamo dei negozi di abbigliamento, perché lì viene davvero da ridere — o da piangere, dipende da quanta pazienza ti resta.
Sono tutti dedicati al pubblico femminile, ma proprio tutti.
Cioè, se vuoi vestire il tuo personaggio maschile in modo decente, ti ritrovi con gonne, borsette e mocassini lucidi.
E il bello è che anche se scegli un avatar maschile, il tipo cammina come una donna, con le spalle molli e i movimenti strani, come se Niantic avesse deciso che la mascolinità è ormai un ricordo.
Che cazzo, una truffa bella e buona.

E poi la personalizzazione, che ormai è diventata la barzelletta dell’anno.
Perché cazzo la metti se hai solo quattro tagli di capelli e quattro tipi di sopracciglia?
Ti illudono con un menù pieno di opzioni, ma quando inizi a scorrere capisci che è fuffa totale.
Quattro facce, tutte uguali, quattro acconciature di cui una sembra fatta con la scopa del bagno, e via.

Nel 2025, con l’intelligenza artificiale che ti crea personaggi realistici in dieci secondi, Pokémon Legends Z-A riesce ancora a farti sembrare un avatar di Roblox vestito da commessa.
Un’esperienza visiva e tecnica che definire inaccettabile è un complimento.

Dialoghi da nido d’infanzia e gameplay da pesce rosso in boccia

E qua, sicarios, la Niantic tocca il fondo con la grazia di un Machamp ubriaco.
Perché se pensavi che almeno la storia e i dialoghi potessero salvare la baracca, preparati a una delusione grande come Snorlax.
I dialoghi sono di una banalità che fa venire voglia di buttarsi contro un muro.
Esempio:
“Vuoi aiutarmi a cercare Pikachu?”
E le risposte possibili sono robe tipo:
“Va bene!” oppure “Certo!” o ancora “Ci sto!”
Cioè, ma che cazzo cambia?!
Qualunque risposta tu scelga, la scena prosegue uguale, identica, manco avessi scelto “ok” su un tostapane.
Le scelte di dialogo sono una presa per il culo monumentale, come mettere un cartello “uscita di emergenza” su una porta finta.

E poi l’esplorazione, che dire… non esiste.
Zero. Nada. Kaput.
I Pokémon non vivono più liberi nel mondo, no — ora stanno chiusi in recinti di luce, tipo animali in un esperimento di laboratorio.
E pure i combattimenti si svolgono lì dentro, sempre negli stessi punti, sempre con le stesse animazioni.
Ti illudono di vivere in una città viva, ma in realtà è una prigione luminosa, piccola, limitata, e pure piena di bot immobili che guardano i loro Pokémon come zombie senza scopo.
E le macchine? Sempre ferme. Sempre. Neanche un clacson, neanche un movimento.
È un mondo che respira solo nei trailer.

E poi arriva quella trama bastarda che ti prende in giro pure quando sembra interessante.
All’inizio pensi: “Cavolo, figata!”
Devi scalare la classifica Z-A, cioè salire di rango ogni notte, partendo dalla Z e sognando di arrivare alla A.


Un’idea fottutamente bella, perché l’alfabeto è lungo e ti immagini ore di combattimenti, crescita, rivalità.
Un viaggio vero, lento, soddisfacente.
E invece?
Dopo qualche match, il gioco ti butta dritto da V a F, come se avessero deciso di skipparti metà della trama per noia.
Cioè non scali, salti.
Salti via un pezzo intero di gioco e ti ritrovi praticamente già a metà storia senza aver fatto un cazzo.
Una gestione narrativa ridicola, che trasforma quella che poteva essere una progressione epica in una corsa mozzata e incoerente, come se Niantic avesse avuto fretta di chiudere bottega.

Un’occasione sprecata, l’ennesima, per dare ai fan un motivo per dire “sì, stavolta ce l’hanno fatta”.
Invece no: tutto tagliato, tutto sbrigativo, e tu rimani lì con la faccia di chi si è appena reso conto che l’hanno preso per il culo… di nuovo.

Riepilogo: un disastro annunciato con due lampi nel buio

Alla fine della fiera, Pokémon Legends Z-A è uno di quei giochi che ti illudono come un trailer ben montato e poi ti fanno cadere in una pozzanghera di bug, promesse infrante e menzogne impacchettate bene.
La grafica è rimasta ferma ai tempi in cui la Switch era una novità, e mentre il mondo videoludico corre verso l’iperrealismo di GTA 6 o Death Stranding 2, Niantic ci rifila modelli copiati e incollati, texture sgranate e ambientazioni che fanno pena.
L’audio è un’altra barzelletta: musichette da ascensore, versi dei Pokémon presi dal Game Boy e zero doppiaggio. Nel 2025. Sessanta euro di silenzio.

Poi c’è la parte “tecnica”, che è tutto fuorché tecnica: bug ovunque, combattimenti rotti, Pokémon che si teletrasportano, NPC immobili come statue e negozi d’abbigliamento solo femminili, manco fossimo nel 1800.
Il tuo personaggio maschile cammina come una ballerina, la personalizzazione è finta e ridicola, e il gameplay sembra scritto da qualcuno che non ha mai giocato un Pokémon in vita sua.

La trama, pur con una buona idea di partenza — quella dello scalare la classifica da Z ad A —, viene buttata nel cesso dopo pochi match, quando in un colpo solo ti ritrovi da V a F, saltando metà storia come se il gioco avesse deciso che “vabbè, ormai hai visto abbastanza”.
Un sistema competitivo sprecato, un

mondo chiuso e statico, e dialoghi che neanche in un cartone per bambini dell’asilo.

Sì, qualche momento “wow” c’è: la città, a tratti, ha uno stile moderno interessante, e il nuovo sistema di battaglia in tempo reale — se non si bugga tutto — funziona bene. Ma sono due diamanti sepolti in una montagna di letame.

Niantic aveva promesso il futuro dei Pokémon.
Quello che abbiamo avuto è il passato con le lucine accese.

Sentenza finale: Niantic ci prende per il culo e vuole pure che sorridiamo

A ‘sto punto non giriamoci attorno, sicarios: Pokémon Legends Z-A è una delusione colossale.
Non c’è un cazzo da salvare se non il sistema di combattimento, che almeno prova qualcosa di diverso, anche se affogato in un mare di bug e scelte da incompetenti.
Per il resto, è uno schifo su tutta la linea.

E non parlo da hater: parlo da fan che ha giocato Violetto, Scarlatto, e perfino Cristal su Game Boy Color, e cazzo… quei giochi vecchi sono meglio di questo aborto moderno.
Avevano carisma, identità, ritmo. Qua invece abbiamo un guscio vuoto, una città microscopica e finta, NPC immobili, grafica indecente e dialoghi da recita scolastica.
Un titolo che doveva rilanciare la saga, e invece la fa sprofondare ancora di più nel pantano della mediocrità.

Niantic e Game Freak ci stanno letteralmente truffando.
Ci vendono lo stesso gioco ogni due anni, con un nome nuovo, quattro effetti di luce in più e una marea di bug in regalo.
E ogni volta ci raccontano la solita favoletta del “grande passo avanti”, quando in realtà è un passo nel fango.

Se questa doveva essere la rivoluzione Pokémon, allora preferisco tornare a pescare Magikarp in bianco e nero.
Almeno lì, sapevo che stavo giocando a qualcosa di vecchio. . Qui invece ti prendono 60 euro per una copia spenta di un sogno che non sanno più realizzare.

Pokémon Legends Z-A è la prova vivente che Niantic non ha più idea di cosa voglia dire innovare.
E se questo è il futuro dei Pokémon… allora, ragazzi miei, meglio fermarsi al passato.

Voto del Cartel: 60 su 100.
E pure generosi.

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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