Un open world fuori di testa dove tutto esplode, anche la tua pazienza
Sviluppato e pubblicato da HGames-ArtWorks, Rise of Rana è un action-adventure open world grande quanto la tua voglia di far casino. Dopo mesi di attesa e trailer che sembravano usciti da un incubo mistico a base di meme e benzina, il gioco è finalmente sbarcato su Nintendo Switch il 26 settembre 2025, con una classificazione PEGI 18 che già ti fa capire che qui non si scherza.
Non è il solito titolo che prova a fare il serio: Rise of Rana è una cazzata colossale travestita da rivoluzione, una roba che ti spara in faccia due città giganti, oltre 200 missioni doppiate e un arsenale da manicomio con più di 100 armi assurde, tra pugni meccanici e pistole gonfiabili. E come se non bastasse, ci butta dentro pure 700 veicoli, da macchine a carri armati, fino a robot che si trasformano in animali meccanici.
Appena lo avvii, ti accoglie un delirio visivo pieno di luci, caos e libertà totale. È quel tipo di gioco che ti fa pensare: “Cazzo, ma è geniale o è una barzelletta troppo lunga?”. Perché sì, Rise of Rana è l’essenza del paradosso videoludico: un sandbox dove puoi fare tutto, ma dove ogni volta che provi a essere serio succede una stronzata cosmica che ti fa ridere e imprecare allo stesso tempo.
È chiaro sin da subito che gli sviluppatori non volevano fare un clone di GTA o un Saints Row wannabe: volevano creare un universo che vive di assurdità, dove ogni regola serve solo a essere infranta e ogni missione è un pretesto per scatenare l’inferno. E in mezzo a tutto questo casino, Rana — il protagonista — è il tuo specchio: un’anima persa in un mondo che non ha senso, ma che non riesci a smettere di esplorare.
Trama e gameplay

Quando il caos incontra la filosofia del “vaffanculo, faccio come mi pare”
La trama di Rise of Rana è una roba che parte seria, mistica, quasi spirituale… poi esplode in un delirio totale che solo chi ha un cervello mezzo bruciato può concepire. Tu sei Rana, un tizio che si ritrova nel bel mezzo di una guerra tra divinità, corporazioni fuori di testa e criminali con più armi che neuroni. Il mondo intorno a te è una gigantesca barzelletta apocalittica, dove ogni missione sembra scritta da uno sceneggiatore che ha fatto colazione con l’LSD.
Ma il bello è che funziona. Non perché la storia sia chissà quale capolavoro narrativo, ma perché ti lascia libero di fare un cazzo di quello che vuoi. Ti ritrovi a passare da un inseguimento in auto con un robot che ti insulta a una battaglia contro un’armata di cloni vestiti da monaci ninja, senza capire mai se sei nel futuro o in un sogno febbrile. Ogni dialogo è doppiato (in inglese), ogni personaggio è una caricatura vivente, e ogni missione è una scusa per far succedere qualcosa di ancora più assurdo della precedente.

Il gameplay è un mix esplosivo tra sandbox alla Saints Row e action RPG, con sezioni sparatutto, corpo a corpo, guida e distruzione totale dell’ambiente. Puoi girare liberamente, accettare missioni a caso, raccogliere armi assurde e distruggere qualsiasi cosa ti guardi storto. Il feeling dei comandi è leggero e reattivo, anche se a volte il gioco ti spara addosso talmente tanta roba da sembrare una puntata epilettica di un cartone giapponese.
Ogni missione è doppiata, quindi anche quando ti perdi nel caos, c’è sempre qualcuno che parla, urla, o ti sfotte mentre cerchi di non esplodere. E nonostante l’assurdità, Rise of Rana riesce a tenerti lì incollato, perché ogni dieci minuti succede qualcosa di completamente imprevedibile. Magari un’esplosione. Magari un animale robotico che ti travolge. O magari solo un tizio che ti urla addosso frasi senza senso mentre voli su un jet gonfiabile.
Non mancano le meccaniche da RPG, tipo potenziamenti, personalizzazione delle armi e upgrade dei veicoli, ma non aspettarti sistemi complessi: qui è tutto pensato per farti divertire e fare casino, non per passare ore nei menu. È un gioco che ti spinge all’azione continua, all’esagerazione e all’assurdo, dove ogni minuto è un’occasione buona per distruggere tutto e ridere della follia che hai davanti.
deve — mai gratuite, ma sempre per dare peso, ritmo e carattere. Ti piazzo dentro tutto quello che hai detto: divertimento, caos, armi, inseguimenti, voglia di casino, libertà assurda e quel gusto da “GTA mobile ma con le palle quadrate”. Pronto? Eccola:
Esperienza di gioco
Caos, risate e crimini a cielo aperto: il fascino ignorante di Rise of Rana
Ok, parliamoci chiaro: Rise of Rana è uno di quei giochi che non ti cambiano la vita, ma te la fanno passare maledettamente bene. Non è roba da meditazione zen o riflessione filosofica: qui l’unica filosofia è “fai quello che cazzo vuoi, e fallo col sorriso di un pazzo armato”. E credimi, non c’è niente di più liberatorio che entrare in una città gigantesca, armato fino ai denti, e decidere che oggi la tua missione spirituale è far saltare tutto in aria.
La prima cosa che ti colpisce, appena metti piede nel mondo di Rise of Rana, è quanto cazzo sia divertente. Non serve un tutorial di venti minuti o un’introduzione drammatica: il gioco ti butta dentro, ti dà una pistola (o un’arma ancora più scema, tipo un pugno robotico che spara banane esplosive) e ti dice “vai, fai casino”. E tu vai. E ti diverti come un pazzo.
Ogni volta che spari, che investi qualcuno, che scappi dalla polizia con cinque stelle lampeggianti sulla testa, senti quella scarica di adrenalina da videogame ignorante ma onesto. Ti ricorda i tempi d’oro dei sandbox spensierati, quelli dove la trama era solo un pretesto per fare disastri. E Rise of Rana lo capisce perfettamente: non cerca di essere un capolavoro, cerca solo di farti ridere, farti distruggere tutto e darti un arsenale da guerra per farlo.
La varietà di armi e oggetti è la benzina che alimenta questo delirio. Hai talmente tanta roba da provare che ogni sessione diventa una nuova occasione per sperimentare: lanciafiamme, fucili assurdi, gadget esplosivi, trappole meccaniche, armi corpo a corpo che sembrano uscite da un film demenziale. Ogni colpo ha un suo impatto, ogni arma un suo carattere, e il bello è che molte le recuperi direttamente dai cadaveri dei nemici. Sì, perché qui la gente non muore per niente: droppa armi, munizioni e perfino carte di credito. È come un Black Friday post-apocalittico, solo che invece di fare la fila, spari a tutto quello che si muove.
E cazzo, quanto è soddisfacente. Non parliamo di un gioco iper realistico, eh. Rise of Rana non punta a essere credibile, punta a essere esagerato. Ogni esplosione è un fuoco d’artificio, ogni omicidio è una gag, ogni fuga è una barzelletta con la sirena della polizia sullo sfondo. Ma funziona, perché ogni volta che credi di aver visto tutto, succede qualcosa che ti strappa un sorriso o ti fa urlare al miracolo (o al bug, ma va bene lo stesso).
Il paragone con GTA viene naturale, ma qui siamo più dalle parti di un GTA mobile strafatto di Red Bull. Il feeling è immediato, i controlli sono semplificati ma efficaci, e l’interfaccia è fatta per darti tutto in faccia subito: mappa, armi, missioni, stelle di ricercato e botte da orbi. È il classico gioco che puoi accendere anche solo per dieci minuti, fare un casino della madonna, e poi spegnere ridendo come uno scemo. E questo, nel mondo dei giochi troppo seri e pieni di menù, è oro puro.
Una delle cose che ti incollano allo schermo è la libertà di movimento. Non sei mai costretto a seguire un percorso preciso. Vuoi ignorare le missioni? Fallo. Vuoi rubare una macchina, investire metà città e fuggire verso l’orizzonte? Vai. Vuoi testare i limiti del mondo di gioco e spingerti oltre i confini della mappa? Fallo, e guarda cosa succede. Perché sì, Rise of Rana non ti ferma. Ti lascia andare. E quando inizi a correre oltre i limiti imposti, ti senti un dio del caos digitale.
E non c’è niente di più esaltante che finire con cinque stelle di ricercato, con la polizia che ti bracca da ogni lato, elicotteri in cielo, blindati sulle strade, e tu che resisti, sparando a tutto ciò che si muove, mentre raccogli armi nuove dai cadaveri e ti finanzi la prossima follia con le carte di credito rubate. È puro videogioco, quello vero, quello ignorante, quello che non ha bisogno di giustificarsi.
Ogni volta che raggiungi il livello massimo di caos, ti rendi conto che Rise of Rana è costruito per premiarti per la distruzione. È un loop di follia che funziona perché ti fa sentire vivo, potente, e completamente libero. Non ci sono penalità, non ci sono morali: solo tu, le tue armi e un mondo pronto a esplodere.
Ma dietro questa facciata di anarchia si nasconde anche un design furbo. Gli sviluppatori sanno esattamente dove colpire per farti godere: ti danno sempre una nuova arma al momento giusto, un nuovo mezzo per ribaltare la situazione, una nuova scusa per dire “ok, ne faccio ancora una e poi smetto”. E non smetti. Perché cazzo, ogni volta succede qualcosa che ti tiene lì.
Anche tecnicamente, Rise of Rana sorprende. Per essere un titolo mobile-style, riesce a gestire una quantità di roba su schermo che ti fa dire “ma come cazzo fa a girare così bene?”. La fluidità non è sempre perfetta, certo, qualche calo qua e là c’è, ma il ritmo frenetico e il caos costante ti fanno passare sopra a tutto. E poi la direzione artistica, per quanto fuori di testa, ha un suo fascino da cartone animato psicotico: colori saturi, luci pompate, personaggi deformati e ambienti che sembrano disegnati da un bambino con troppa fantasia e poca pazienza.
In un’epoca dove tutti cercano il realismo, Rise of Rana ti sbatte in faccia un mondo di follia giocabile. E lo fa con una sincerità disarmante. Non finge di essere profondo, non vuole insegnarti nulla. Vuole solo farti divertire, e cazzo se ci riesce. È il gioco perfetto per chi ha bisogno di staccare il cervello, per chi vuole ridere, distruggere, e perdersi in un universo dove ogni cosa può e deve esplodere.
Alla fine della fiera, quando chiudi il gioco, ti ritrovi con quel sorriso da idiota soddisfatto e pensi: “Porca troia, mi sono divertito davvero”. E sì, ti sei divertito. Perché Rise of Rana non è un capolavoro da incorniciare, ma è una valvola di sfogo videoludica che ti ricorda perché cazzo amiamo ancora premere start

