Clair Obscur: Expedition 33 è una sega mentale venduta come capolavoro

Un gioco che si prende troppo sul serio, mentre tu stai cercando solo di non addormentarti al primo monologo francese sulla morte

Clair Obscur: Expedition 33 è quella roba lì che ti vendono come arte interattiva, ma che in realtà è un RPG dove combatti con dei fottuti pennelli magici, mentre attorno a te tutto è grigio, poetico e… palle. Tonnellate di palle.

Oh, capiamoci: graficamente è una bomba. Sembra fatto da un team di pittori pazzi con l’LSD in vena. Ma appena inizi a giocare, ti rendi conto che dietro a tutta quella bellezza ci sta una lentezza da suicidio e un gameplay che gira su se stesso come una trottola ubriaca.

Narrativa profonda e coinvolgente”, dicono. No amico mio, qua è gente che si guarda l’ombelico e parla di morte, arte e senso della vita mentre tu premi tasti a caso sperando che succeda qualcosa. È come leggere Baudelaire mentre cerchi di schivare colpi a turni. UNA TORTURA.

L’unico vero boss: la tua voglia di spegnere

Il sistema di combattimento? Bello da vedere, ma il ritmo è più morto del tuo Wi-Fi con Fastweb.
Le animazioni sono fighe eh, tipo balli francesi in slow motion, ma cazzo, i turni sembrano durare come un matrimonio infelice.
Ogni attacco parte con frasi esistenzialiste tipo “la luce muore all’ombra dell’anima”, e tu lì che pensi: “ma dove cazzo sto, in un esame di filosofia?

E il cast di personaggi… mamma mia. Ognuno ha una backstory lunga come la Bibbia, ma con meno azione e più drammi inventati. C’è quello con i sensi di colpa, quello tormentato, quella che piange ogni 3 dialoghi… è tipo Inside Out diretto da Lars von Trier dopo un’insonnia di 3 giorni.

Lo stile artistico non basta a coprire il vuoto interiore

Tutti osannano sto gioco perché “è diverso”. E ci credo, è diverso da tutto ciò che è divertente. Clair Obscur è la versione videoludica di uno studente di Belle Arti che fuma troppe canne e vuole convincerti che ha capito il mondo. Spoiler: non ha capito un cazzo.

Ti ritrovi in ambienti evocativi, sì, ma semivuoti, pieni di nebbia, statue rotte e silenzi che ti fanno venire voglia di urlare “BASTAAAAA” come al tuo prof di matematica del liceo.

E poi c’è quella figata annunciata del sistema di “parry a tempo durante i turni”. Peccato che il 90% delle volte non capisci nemmeno da dove cazzo arrivano i colpi. È come giocare a schiaffi bendati contro un mimo francese indemoniato.

Conclusione? No, minchia, SOS

Clair Obscur: Expedition 33 è il classico gioco indie con l’ego più grosso del contenuto. Si crede Dark Souls, si crede Final Fantasy, si crede pure Shakespeare – ma alla fine è solo un RPG confuso, lento e sopravvalutato come un vino da 200 euro che sa di aceto.

Se vi piacciono i giochi in cui si parla troppo, si combatte poco e si piange per la metafora del fiore che muore al tramonto… ok, fate pure.
Ma se volete divertirvi davvero, cambiate disco: questa è un’opera d’arte da museo, non un videogioco.

E tu, sicario, ci hai giocato o ti sei già tagliato le vene al secondo dialogo esistenzialista? Vuoi vedere più RPG da massacrare o preferisci che passiamo a qualche battle royale che si prende troppo sul serio?

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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