Squid Game ha copiato Kaiji e ora ve lo sbatto in faccia

Il fenomeno coreano che ha fatto impazzire Netflix non è altro che un plagio bello e buono di un anime giapponese di vent’anni fa: Kaiji. E adesso vi spiego perché, punto per punto.

Ma davvero Squid Game è copiato? Cazzo sì. Non è questione di ispirazione, ma di fotocopia spudorata. Kaiji – Ultimate Survivor è un anime del 2007 tratto dal manga di Nobuyuki Fukumoto, e fa esattamente tutto ciò che Squid Game fa… solo che lo fa prima, meglio e con più cervello. Chi pensa che la serie coreana sia un capolavoro rivoluzionario dovrebbe farsi un giro in Giappone e studiarsi un minimo di cultura pop. Siamo davanti all’ennesimo esempio di Occidente che scopre l’acqua calda dopo che l’Asia ha già inventato il fuoco, il gas e pure la fissione nucleare.

Il protagonista? Stessa pasta, stesso taglio, stessa merda. Il tizio sfigato, povero in canna, incapace di farsi rispettare, col cuore buono ma sempre nella merda fino al collo. Già visto? Bravo, è Kaiji Itou. Ed è esattamente lo stampo da cui è uscito il protagonista di Squid Game, Seong Gi-hun. Persino il taglio di capelli è simile, con quell’aria da uomo finito e la faccia da “non riesco a gestire la mia vita”. Entrambi vengono trascinati in un gioco di sopravvivenza dove ogni scelta può portare alla morte, al tradimento o alla redenzione (più rara di un parcheggio gratis in centro). Ma il modo in cui reagiscono, soffrono, si contorcono… è lo stesso cazzo di arco narrativo. Coincidenze? Manco per il cazzo.

I giochi mortali? Copiati pure quelli. In Kaiji, i giochi non sono solo sadici: sono geniali, psicologici e carichi di tensione. Tipo la camminata sulla trave d’acciaio a decine di metri d’altezza, o il famigerato “Restricted Rock Paper Scissors”. In Squid Game, guarda caso, ci sono giochi infantili trasformati in trappole mortali, e uno di questi include una roba simile: camminare su lastre di vetro sospese per aria, dove devi scegliere tra vetro temperato o normale. Indovina un po’? STESSO CONCETTO. Solo più tamarro. Il gusto per il sadismo, la disperazione dei concorrenti, la regola che “se perdi, muori” e la tensione psicologica: tutto è stato fatto prima e meglio da Kaiji.

Il frontman e l’organizzazione sono un altro copia-incolla vergognoso. In entrambi i casi abbiamo una figura misteriosa che dirige il gioco, con una maschera e un’aura da burattinaio di tutto sto teatrino del dolore. In Kaiji ci sono i dirigenti dell’organizzazione Teiai, straricchi e sadici, con look che sembrano usciti da un incubo notturno. In Squid Game il “Frontman” è la versione più cool e mainstream di quella merda lì. Ma il concetto è lo stesso: un tizio che sta dietro le quinte a guardarti soffrire mentre tu lotti per sopravvivere.

E poi arrivano i VIP ricchi che guardano lo spettacolo. Ma dai, porco schifo. Questa è proprio una copia uno a uno. I VIP stranieri di Squid Game, vestiti come dei maledetti milionari in vacanza a Las Vegas, che ridono e scommettono sulle morti dei poveracci, sono esattamente identici ai ricconi degenerati di Kaiji. In entrambi i casi, sono lo specchio del capitalismo più malato: i ricchi si divertono a guardare i poveri morire per pochi soldi. È come prendere Kaiji, passarlo per un frullatore Netflix, infilarci una scenografia figa e dire “è un’idea originale”. Sì, come no.

Le alleanze, i tradimenti, il dolore… pure questi elementi sono presi in blocco da Kaiji. Nel corso dei giochi, sia in Squid Game che in Kaiji, si formano alleanze di comodo tra concorrenti. Ma come nella vita reale, appena si intravede un premio, arriva la coltellata alle spalle. Fidarsi è da pazzi, aiutare è un rischio, e ogni legame diventa un potenziale suicidio emotivo. Anche qui, Kaiji lo faceva con una profondità devastante, scavando nella psicologia e nella morale umana con una precisione che Squid Game si sogna.

Anche i numeri sulle giacche? Ma che cazzo. I concorrenti in entrambi i giochi hanno numeri identificativi. In Kaiji, sono marchiati e schedati come bestiame in un sistema disumano. In Squid Game, idem: tute verdi, numeri sul petto, identità cancellata. Simbolismo sottile come un calcio nei coglioni. È un altro dettaglio che grida: “Ehi, l’abbiamo preso da lì!”.

Ma perché nessuno lo dice? Perché Squid Game è stato venduto al grande pubblico come una novità, mentre Kaiji è roba di nicchia per veri appassionati di anime. Netflix ha pompato la serie coreana con la sua solita macchina da guerra promozionale, e chi cazzo va a controllare se in Giappone c’era già qualcosa di simile? Il guaio è che Kaiji non è solo un antesignano: è una versione mille volte più intensa, più profonda e più brutale. Chi ha visto entrambi i titoli lo sa. Chi invece parte da Squid Game e poi scopre Kaiji, si ritrova con la mascella per terra.

Squid Game ha copiato? La risposta è: 100% sì. Questa non è una semplice “ispirazione”. È un furto creativo travestito da tributo, una copia fatta bene e impacchettata per il mercato occidentale. Ma le fondamenta, le emozioni, i temi e persino i dettagli estetici sono spudoratamente rubati a Kaiji. Se non conosci Kaiji, rimedia. È un viaggio devastante, ansiogeno, che ti fa venire voglia di scommettere la tua dignità solo per restare in piedi. E se ami Squid Game, hai semplicemente visto la copia patinata di qualcosa di molto più profondo.

E voi, Sicarios, quanti altri “capolavori” pensate siano originali? Forse è il caso di rivedere le vostre certezze. Se persino un colosso come Squid Game ha dovuto ciucciare dal Giappone per fare successo, cosa ci dice questo sullo stato della creatività moderna? Quanti altri capolavori sono copie ben mascherate? Tocca iniziare a scavare, e noi di El Cartel siamo già con la pala in mano.

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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