Arkero VR la nostra recensione di un gioco Fantasty in realtà virtuale!

Tra frecce, magie e modalità interessanti, Arkero VR ha del potenziale… ma al momento sembra il cugino povero di un vero gioco VR


Arkero VR ci prova, cazzo se ci prova. Vuole essere tante cose insieme: un gioco competitivo, un’avventura fantasy in prima persona, una figata per chi ama tirare frecce e lanciare palle di fuoco come se fosse in un cazzo di film epico. Ma poi lo avvii, e qualcosa dentro ti si spezza. Non è rabbia, non è delusione… è la sensazione netta di avere tra le mani qualcosa di figo, ma ancora troppo grezzo per funzionare davvero.

Una premessa che spacca

Partiamo dalle basi, perché il concept non è affatto da buttare. Arkero VR ti butta in un mondo fantasy dove puoi scegliere tre classi fighe: Arciere, Balestriere e Mago. Ognuna ha abilità diverse, armi specifiche e uno stile di gioco che cambia radicalmente. E questa cosa è fatta anche bene. L’arciere è rapido e preciso (quando l’arco decide di collaborare), il mago ha un paio di incantesimi divertenti da lanciare, e la balestra ha quel feeling da armi medievali che ci sta.

Le modalità sono tante e ben pensate: c’è una campagna in solitaria chiamata Le Prove dell’Eroe, una modalità coop dove resisti a orde infinite di nemici (tipica, ma funzionale), e un PvP competitivo 6 contro 6 in stile MOBA che sulla carta è fottutamente interessante. Cross-play tra PC VR e Quest, multiplayer ampio, livelli ben divisi e un sistema senza vantaggi a pagamento o grinding tossico. Questo è un punto a favore: qui vinci solo se giochi bene, non se spendi soldi o passi la vita a grindare come uno zombie.

Ma poi lo giochi… e ti viene voglia di tornare a Beat Saber

Purtroppo, il problema arriva quando entri davvero nel mondo di Arkero. I movimenti sono legnosi, scomodi, quasi antichi nel feeling. Hai presente quando ti muovi in un gioco VR e ti senti fluido, veloce, in controllo? Dimenticalo. In Arkero VR ti senti inchiodato al terreno, come se stessi giocando in una fiera del 2017 con un visore rubato da un museo. La locomozione è vecchia, le animazioni sembrano fatte col culo, e anche i colpi spesso mancano di quel feedback che ti fa dire: “cazzo, che botta!”.

Anche l’arco, che dovrebbe essere il fulcro del gameplay, non sempre risponde come dovrebbe. A volte tiri una freccia e ti senti un elfo letale, altre volte pare che la tua mano abbia deciso di dichiarare sciopero e tu lanci bastoncini a caso. La mira traballa, la precisione è troppo dipendente dal tracking, e il risultato è che ti incazzi più del dovuto.

La magia poi è… carina, ma niente di epocale. Si lancia con gesti delle mani, ma non ha quel senso di potenza che ti aspetti. I nemici si beccano l’incantesimo in faccia e spesso reagiscono come se gli avessi tirato un confetto. E a proposito di nemici…

IA idiota e ambientazioni da gioco in accesso anticipato (per sempre)

L’intelligenza artificiale è, diciamolo, da lobotomia cerebrale. I nemici si muovono in modo prevedibile, si incastrano contro i muri o si lanciano contro di te come se avessero la sindrome del lemming. Ok che siamo in accesso anticipato, ma a volte sembra più un’alfa con la licenza di deluderti.

Le ambientazioni sono piatte, grigie, prive di personalità. C’è qualche scorcio interessante, ma nel complesso il tutto sa troppo di “prototipo Unity lasciato lì da un team indie di sei anni fa”. Manca atmosfera, manca stile. Tutto è funzionale, certo, ma non ti resta nulla impresso. È uno di quei giochi che spegni e ti sei già dimenticato com’era fatta la mappa.

Il PvP è ambizioso… ma la community non esiste

Il PvP 6v6 è senza dubbio l’elemento più promettente del gioco. Ma c’è un dettaglio fondamentale: non trovi un cazzo di nessuno con cui giocare. La base utenti è microscopica, e il matchmaking è più vuoto di un bar alle 4 del mattino. O entri in Discord e ti organizzi con gli amici, o sei condannato a combattere contro il nulla cosmico.

È un peccato, perché la modalità Conquest ha una struttura interessante: obiettivi da catturare, artiglieria da scortare, team che si affrontano come in una versione fantasy di Overwatch in VR. Ma se nessuno gioca, diventa uno showroom vuoto con luci spente.

Quindi? Lo buttiamo?

No, non ancora. Perché sotto tutta questa crosta di problemi tecnici, movimenti da mummia e grafica da PS2, c’è un’anima. Il gioco ha idee, ha tentato qualcosa di diverso. Gli sviluppatori sono attivi, presenti, aperti ai feedback. Arkero VR è uno di quei titoli che potrebbe migliorare tantissimo con il tempo, ma per ora sta a metà tra il potenziale e il disastro.

Se sei uno che ama scoprire perle grezze, se ti esalta l’idea di partecipare a uno sviluppo attivo e dare una mano a far crescere un progetto, allora potresti anche dargli una chance. Ma se cerchi qualcosa di rifinito, pronto, e tecnicamente solido, guarda altrove. Almeno per ora.


Arkero VR è come quel tuo amico che ha mille sogni ma continua a mettersi i bastoni tra le ruote. Ci credi, lo supporti, ma ogni volta ti fa venire voglia di dirgli: fratè, datti una svegliata.

Voto finale: 2.5/5

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