Ti promette il palco… ma ti lascia in mutande con una chitarra che non funziona
Ti dicono “Band Space è il gioco VR perfetto per sentirti una rockstar coi tuoi amici!”. E tu ci caschi. Ti immagini lì, con la tua band virtuale, le luci addosso, il pubblico che urla, la musica che parte. Poi accendi il visore… e la magia si spezza dopo tre minuti netti. Perché questo gioco sviluppato da Smartmelon Games, fratello, ha delle buone intenzioni ma un’esecuzione che fa acqua da tutte le parti. E no, non è quel tipo di gioco che ti fa incazzare e basta: è proprio uno di quelli che ti lasciano l’amaro in bocca, tipo “porca troia, poteva essere bello”.
L’idea era buona. il problema è tutto il resto
Band Space parte da un concetto anche figo: creare un’esperienza musicale immersiva in VR, dove tu e i tuoi amici potete formarvi una band scegliendo tra chitarra, basso, batteria e tastiera, suonando in tempo reale, anche da visori diversi grazie al multiplayer multipiattaforma tra PCVR e Meta Quest. Niente male, no?
Il gioco non ha una selezione diretta del livello di difficoltà: ogni strumento ha la sua curva, e la difficoltà cambia a seconda della canzone. Teoricamente questo dovrebbe stimolarti a imparare davvero il tuo strumento, a diventare bravo. Ma nella pratica, ti ritrovi a combattere contro meccaniche scomode, movimenti mal rilevati e scelte di design che ti fanno dire “ma chi cazzo l’ha pensata sta roba?”
Strumenti da rottamare
Chitarra: un casino totale
La chitarra è probabilmente lo strumento con più meccaniche. Devi muovere la mano sul manico seguendo le indicazioni visive, premere i tasti giusti con uno dei controller e strimpellare con l’altro. In teoria. Perché nella realtà ti ritrovi con un sistema macchinoso e poco preciso, dove se sbagli anche di mezzo centimetro, salta tutto. Il riconoscimento del movimento è lento, a volte si incarta, e spesso ti penalizza anche se hai fatto le cose bene. Insomma, più che suonare una chitarra, sembra di maneggiare una grattugia mentre ti cadono addosso cubetti di nota.
Basso: il fratello scemo della chitarra
Il basso è una versione light della chitarra. Meno varietà di note, movimenti più semplici, praticamente è il ruolo che dai all’amico meno bravo per non lasciarlo fuori. È ok per chi vuole qualcosa di più tranquillo, ma alla lunga è noioso. Zero soddisfazione, zero coinvolgimento. Sei lì a fare da tappezzeria musicale.
Batteria: la sagra del nervoso
La batteria è dove Band Space crolla miseramente. E dire che è uno degli strumenti più fighi da suonare, ma qui l’hanno distrutto. I colpi non vengono rilevati bene, le bacchette virtuali spariscono o reagiscono in ritardo, e l’unica cosa che senti dopo un paio di pezzi è il sangue che ti sale al cervello dalla rabbia. Stai colpendo giusto, ma il gioco decide che non gliene frega un cazzo. Ti spezza il ritmo, ti spezza la pazienza. Dopo un po’ vorresti lanciare i controller fuori dalla finestra.
Tastiera: ma che cazzo è?

E poi c’è il pianoforte, o meglio, quella cosa che vorrebbe essere una tastiera. Qui non suoni tasti veri, ma “zone generiche” della tastiera. Ogni zona rappresenta un suono, ma non c’è alcuna coerenza o precisione. È come se qualcuno avesse preso una tastiera vera, l’avesse tagliata in pezzi e assegnato note a caso. Ti senti un idiota a picchiettare su tasti giganti che non hanno alcun senso musicale. Nessuna logica, nessuna gratificazione. Solo confusione.
La musica salva un po’ la baracca
Per fortuna la tracklist di base ha 30 brani, e non è male. Ci sono diversi generi musicali e pezzi originali creati da artisti veri, come Jason Bowld dei Bullet For My Valentine e altri nomi noti. Le basi suonano bene, sono registrate con qualità e almeno quello ti dà un minimo di motivazione per andare avanti. Però, attenzione: alcune canzoni metal distorcono leggermente nei momenti più intensi. Non è un disastro, ma lo noti. Dura un secondo, ma quando stai cercando di concentrarti, dà fastidio.
C’è anche un sistema di mod integrato tramite mod.io: puoi scaricare nuove canzoni e ampliare il catalogo, direttamente dal menu. Comodo, rapido, e almeno su questo il gioco fa centro. Il problema? Funzionano solo in modalità singolo. In multiplayer le mod ancora non sono supportate, anche se gli sviluppatori hanno detto che ci stanno lavorando. E in futuro sono previsti anche DLC per ampliare la libreria.
Spettacolo visivo… ma senza anima

Band Space propone diverse ambientazioni sceniche, da arene con luci colorate e pubblico, a spazi più strani come la luna o scenari oscuri e surreali. Visivamente non sono brutti, anzi, c’è del gusto. Ma solo un palco ha il pubblico, e questo cambia tutto. Suonare davanti a una folla (anche virtuale) fa la differenza. Negli altri scenari ti senti solo, inutile, scollegato dall’esperienza. È come suonare per aria. E in un gioco che dovrebbe farti sentire al centro dell’attenzione, è una delusione enorme.
Anche la personalizzazione è ridicola: ci sono quattro avatar predefiniti, e basta. Nessun editor, nessun look personale, zero possibilità di creare qualcosa che ti rappresenti. È tutto generico, piatto, senz’anima. Una roba del genere nel 2025 non è accettabile.
Allora, vale o no?
Band Space è un’occasione buttata nel cesso con tutte le scarpe. L’idea di base è ottima: suonare in VR, con amici, con strumenti diversi, in una vera band virtuale. Ma l’esecuzione è un disastro. Gli strumenti sono frustranti, il sistema di rilevamento fa schifo, la tastiera non ha senso, la batteria ti fa impazzire. Solo il basso si salva, ma è talmente semplice che dopo due canzoni ti addormenti.
Il comparto audio è discreto e le mod sono una bella aggiunta, ma il resto non sta in piedi. Non basta avere una buona colonna sonora se poi il gameplay ti fa smettere di giocare dopo venti minuti. Non basta qualche luce sul palco se ti senti vuoto dentro mentre cerchi di suonare qualcosa che non funziona.
Se vuoi solo farci due risate con amici, ok. Ma se stai cercando un’esperienza musicale VR seria, coinvolgente e precisa, Band Space non è quello che fa per te. Almeno non in questo stato.
E voi, sicarios? La suonate ancora la voglia di provarlo… o preferite il silenzio?

I just finished reading the review of Band Space and I have to say—it sounds like a fascinating concept! A “sound casino” in VR is such a unique twist on traditional gaming environments. I’m really intrigued by how the combination of music and immersive visuals can create a completely new kind of experience. It’s great to see innovation in the VR world that goes beyond typical gameplay. Definitely something I’d love to try out myself. Thanks for the insightful review!