Domanda da milioni di dollari e bestemmie represse nei forum, perché diciamocelo:
Death Stranding sembrava nato per una coop ignorante, tipo “GTA del postino”, invece niente. Solo tu, i tuoi pacchi, la pioggia che ti piscia in testa e ogni tanto una mano random che ti costruisce un ponte. Ma di giocare insieme, nemmeno l’ombra.
Ma allora perché cazzo Kojima non ha messo una modalità cooperativa vera?
Semplice: perché Kojima non è normale.
Lui quando fa un gioco, non vuole che tu ti diverta e basta. Vuole che tu soffra, che ti senta solo, alienato, schiacciato dalla responsabilità di portare uno scatolone dal cazzo di punto A al punto B come se fosse l’ultima missione della tua vita.

La “coop” che c’è, quella roba asettica dei messaggi, delle scale e dei ponti lasciati dagli altri giocatori, è un’idea geniale a metà: ti fa sentire che il mondo è condiviso, ma sei sempre solo come un cane abbandonato sotto la pioggia acida. Non c’è chat, non c’è matchmaking, non puoi camminare davvero accanto a nessuno. È la solitudine social: ti illudi di essere in compagnia, ma sei solo con le tue paranoie e la tua schiena spaccata.
La verità è che la cooperativa classica avrebbe rovinato tutto il senso del gioco. Immagina due postini a lanciarsi i pacchi sulle scogliere, o uno che spinge l’altro giù per sbaglio mentre arrivano i BT. Diventava una pagliacciata, non più un viaggio introspettivo.
Kojima vuole che tu senta la fatica, l’ansia, la noia, il peso della responsabilità — e solo da solo ci riesci.
Quindi sì, Death Stranding non avrà mai la coop, perché per Kojima la solitudine è il vero boss finale.
E se volevi fare squadra e cazzeggiare col tuo amico, ti tocca cambiare disco o farti una camminata vera fuori casa.
Ma tanto lo sappiamo: tutti abbiamo lasciato una scala o una corda sperando che qualcuno ci ringraziasse.
La tristezza del gamer solitario, versione premium.
E tu, sicario… ci hai mai pensato, a quanto sarebbe stato diverso Death Stranding con la coop?
