Tra polemiche, megaevoluzioni fuori controllo e una difficoltà finalmente tosta, Megadimensione si prende Luminopoli e non chiede permesso
Megadimensione è arrivato nel modo peggiore possibile. Annunciato prima ancora che Pokémon Legends: ZA fosse finito nelle mani dei giocatori, ha fatto girare parecchio le palle a una community già stanca di contenuti spezzettati e venduti a parte. E diciamolo subito: l’indignazione iniziale era più che comprensibile. Annunciare un DLC così corposo mentre il gioco base non era nemmeno uscito dava l’impressione di un post-game amputato di proposito. Una mossa goffa, quasi arrogante.
Eppure, come spesso succede con Pokémon Legends: ZA, Game Freak ha fatto quello che sa fare meglio quando nessuno ci crede più: ha tirato fuori qualcosa che funziona. Megadimensione non è solo un DLC riuscito, è un contenuto aggiuntivo pensato davvero per chi ha finito il gioco, per chi ha una squadra maxata, per chi cercava una sfida vera e non l’ennesima passeggiata nostalgica.
Ed è qui che il discorso cambia completamente.
Dopo gli eventi del gioco principale, Luminopoli viene presa a schiaffi da una serie di distorsioni dimensionali che iniziano a sputare Pokémon da altre generazioni, regole nuove e problemi grossi. Entra in scena Anya, una pasticcera con Hoopa come partner, e già solo questa premessa è abbastanza folle da funzionare. Con lei e con Korrina, il Team MZ torna operativo per tappare buchi nello spazio-tempo e salvare una città che sembra sempre sul punto di esplodere.

Le distorsioni dimensionali sono il cuore pulsante di Megadimensione. Spazi chiusi, separati dalla mappa principale, con regole proprie e un tempo limitato che trasforma ogni sessione in una corsa contro il cronometro. Qui dentro succede la vera magia, e anche la vera bastardata: si può superare il livello 100. Un’eresia per i puristi, una benedizione per chi voleva finalmente continuare a giocare senza sentirsi inutile dopo il post-game.
Il sistema delle ciambelle, cucinate da Anya usando bacche di varia qualità, è un’altra idea sorprendentemente azzeccata. A seconda degli ingredienti, cambiano durata della distorsione e incremento di livello dei Pokémon che incontri. Tradotto: la difficoltà te la scegli tu, ma se sbagli impasto rischi di finire contro mostri che ti asfaltano senza salutare. È una meccanica semplice, ma crea un loop di gioco che prende maledettamente bene, soprattutto quando inizi a trovare bacche rare per creare ciambelle sempre più potenti.
Dentro le distorsioni non si perde tempo. Sfide rapide, catture al volo, obiettivi specifici da completare in pochi minuti. Distruggere Poké Ball giganti, catturare Pokémon in modi particolari, inseguire quella maledetta Poké Ball dorata che sembra non voler mai apparire. Tutto è studiato per tenerti sotto pressione, e funziona alla grande. Le distorsioni di combattimento sono un filo meno ispirate, più simili a quelle notturne di Luminopoli, ma servono comunque a spezzare il ritmo e a variare il gameplay.
Il vero colpo basso, però, arriva con le Mega Evoluzioni. Megadimensione ne aggiunge una quantità enorme, e finalmente alcune hanno design che spaccano davvero. Le nuove forme Z, in particolare, introducono una variazione interessante: attacchi più rapidi, megaevoluzione più breve, rischio più alto. Strategia pura, niente fuochi d’artificio inutili. Qui si ragiona, e se sbagli tempo vieni punito.
Le missioni secondarie sono tantissime, spesso semplici ma più impegnative rispetto al gioco base, e soprattutto scritte con un umorismo che non si prende mai troppo sul serio. Non tutte memorabili, ma nel complesso tengono alto il ritmo e danno una scusa valida per esplorare ogni angolo delle distorsioni.

La storia principale del DLC è meno incisiva rispetto a quella di Pokémon Legends: ZA, inutile girarci intorno. Ma rivedere personaggi già amati dalla community basta e avanza per rendere il tutto coinvolgente. Megadimensione non vuole raccontarti una nuova epopea, vuole metterti alla prova. E ci riesce.
Parliamo chiaro: Megadimensione è difficile. Davvero difficile. Ed è una notizia fantastica. Questo DLC non è pensato per chi ha appena finito il gioco con una squadra arrangiata. È roba per veterani, per chi gira con sei Pokémon al massimo e pensa che Pokémon sia diventato troppo facile. Il post-game di Megadimensione alza l’asticella come raramente si è visto nella serie, con sfide di combattimento che possono tranquillamente essere considerate tra le più dure di sempre.
La durata è più che rispettabile. La sola storia principale richiede tra le 10 e le 15 ore, ma se inizi a esplorare tutto, affrontare il post-game e tentare il completamento del Pokédex dimensionale, il contatore schizza verso l’alto senza pietà. Questo DLC non è corto, non è tirato via, non è una scusa per venderti due Mega in croce.
Il prezzo, 29,99 euro, resta l’unico vero punto che fa storcere il naso. È alto, inutile negarlo. Con 20 euro sarebbe stato perfetto. Ma allo stesso tempo è difficile sentirsi presi in giro, perché i contenuti ci sono, e pure in abbondanza. Il problema non è tanto quanto offre Megadimensione, ma quanto poco offriva il post-game del gioco base. La sensazione che questo DLC contenga pezzi che avrebbero dovuto esserci fin dall’inizio è impossibile da ignorare.
Ed è un peccato, perché Megadimensione riesce anche in un’altra cosa rara: riportare il mistero nei Pokémon. Niente soluzioni immediate, niente tutto spiegato. Alcuni Pokémon leggendari richiedono passaggi contorti, tentativi, confronti tra giocatori. Roba che non si vedeva da anni e che fa venire voglia di parlare, sperimentare, sbagliare.

Megadimensione non è perfetto. Il grinding a volte pesa, la fortuna richiesta per certi obiettivi può far girare parecchio le scatole, e il prezzo resta discutibile. Ma nel complesso è uno dei migliori DLC mai usciti per Pokémon, perché osa, sfida e rispetta finalmente chi il gioco lo ha già spremuto fino all’osso.
