Stranger things 5 e i casini di continuità su Will byers sono davvero errori o c’è un piano malato dietro?

La prima metà dell’ultima stagione è uscita e i fan stanno già impazzendo: Will è un buco nero di ricordi sballati… ma se fosse tutto voluto?

Stranger Things è tornata, e sì, ci siamo di nuovo dentro fino al collo: mostri, nostalgia anni ’80, e la solita sensazione che gli sceneggiatori si divertano a prenderci in giro mentre cerchiamo di collegare tutto. L’unico dettaglio che sta facendo parlare più dei mostri? Will Byers. Quel povero ragazzo è diventato il meme vivente degli errori di continuità.

La quinta stagione è partita con quattro episodi che vanno giù come una maratona di patatine: te li spari e poi inizi a frugare con la torcia nel cervello a caccia di dettagli. Ed è proprio lì che Will inizia a puzzare di mistero… e incoerenza.

Perché se torniamo a quando tutto è iniziato, Will era “quello del Sottosopra”, la vittima perfetta, quello segnato per sempre. Ma ora i fan stanno controllando ogni singolo fotogramma, e il risultato è che il personaggio interpretato da Noah Schnapp sembra uscito da un universo dove i ricordi cambiano ogni volta che giri la pagina.

Nel Volume 1 succede una cosa che fa drizzare le antenne a tutti: Joyce racconta la notte in cui Will sparì. Dice che il figlio aveva 11 anni. Peccato che, nella stagione 1, sui manifesti c’era scritto 12. Un anno sparito nel nulla. E non l’ha mangiato il Demogorgone, sia chiaro.

E non è l’unico inciampo. Jonathan e Will parlano del Castello Byers, ricordandosi di quando l’hanno costruito sotto un diluvio universale. Bellissimo. Emozionante. Peccato che, quando viene mostrato il ricordo, il cielo è più limpido del futuro di Steve Harrington con Nancy. Non una goccia. Zero. Sole come a Miami.

Ora, se fosse successo una volta, ok. Ma Will è un magnete per queste incongruenze da troppo tempo. Prima il compleanno dimenticato nella quarta stagione, ora queste scivolate nella quinta. È come se i fratelli Duffer avessero una lavagna esclusivamente dedicata a Will su cui scrivere: “Complichiamo tutto”.

A questo punto, ci sono due teorie:

1) Semplicemente si sono distratti
Succede. La serie è lunga, piena di personaggi, flashback, salti temporali e momenti così iconici che a volte un dettaglio anagrafico può scappare. Anche se, cavolo, qui sono già tre “dimenticanze”.

2) È tutto parte del piano
Will è connesso al Sottosopra da sempre. È la chiave dell’inizio e della fine. La sua memoria non è affidabile. La sua percezione del mondo potrebbe essere corrotta da Vecna, dal trauma, o da qualcosa che ancora non abbiamo capito. Forse quello che noi vediamo non è la realtà, ma ciò che lui ricorda. Ricordi che cambiano, si distorcono… e preannunciano la fine.

E questa teoria non è campata in aria: Stranger Things ha sempre giocato con flashback e punti di vista alterati. Se Will è “l’antenna” del Male, se tutto passa da lui, allora gli errori potrebbero diventare pezzi di un puzzle che ci esploderà in faccia nel finale.

Alla fine, che si tratti di genio o di casino, una cosa è chiara: Will Byers non è un ragazzino normale da stagione 1. È il nodo, il trauma vivente che non smette mai di sanguinare storia. E se ora i fan urlano “errore!”, magari tra qualche episodio saranno gli stessi a gridare “geniale!”.

Sicarios, voi che avete visto la prima metà della stagione… questi dettagli sono davvero cappelle degli autori o l’inizio della rivelazione finale che ci farà saltare dalla sedia?

Lyon Rossetto
Lyon Rossetto
Lyon è un giocatore di Roblox estremamente competitivo, soprattutto nei battlegrounds, dove entra sempre con la mentalità di chi vuole arrivare primo. Ha riflessi rapidi, una grande attenzione ai dettagli e un approccio strategico che lo rende difficile da battere. Nonostante la sua natura competitiva, a volte sa prendersela con calma: quando decide di chillare, continua comunque a mantenere un livello di gioco alto, ma senza la pressione di dover dominare ogni secondo. Fuori dalle partite è uno che vive l’ambiente videoludico a 360 gradi: osserva, studia, commenta e analizza ciò che gioca. Ha un occhio critico, capace di capire cosa funziona e cosa no, ed è sempre pronto a dare un’opinione sincera su ogni esperienza che prova. In sintesi, Lyon è un gamer completo: concentrato, tecnico, intelligente e capace di alternare competitività e relax senza perdere la sua identità da giocatore serio.

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