Splinter cell e il sogno buttato nel cesso da Ubisoft per inseguire Xdefiant

Come una saga leggendaria è stata triturata dalle idee confuse sul “gioco come servizio”

Ubisoft ci ha abituati a tante cose, ma a volte sembra che ci goda proprio a prendere le sue saghe più amate e a farle finire nel tritacarne delle idee a cazzo. E Splinter Cell è l’esempio perfetto: un’icona nata più di vent’anni fa, con Sam Fisher che insegnava al mondo come si fa uno stealth serio, oggi ridotta a un ricordo che i fan tirano fuori con la stessa malinconia di quando ripensi alla tua ex che ti ha deluso di brutto.

Secondo un rapporto interno diventato pubblico, c’era un nuovo capitolo della saga in sviluppo. Non un remake, non un porting, un gioco nuovo. Roba grossa. Poi però Ubisoft, nella sua fase “giochi come servizio o morte”, ha iniziato a spingere il progetto verso quell’ideologia lì. Risultato? Il gioco non solo è stato storpiato, ma addirittura trasformato in XDefiant. Sì, quel XDefiant nato già nel casino più totale.

A dirlo è Nick Herman, co-fondatore di AdHoc Studio, arrivato nel 2017 a Ubisoft San Francisco con un team di ex Telltale per lavorare proprio su Splinter Cell. Era gasato, gasatissimo: finalmente si poteva riportare in vita una saga che stava marcendo ferma da troppo tempo. Avevano idee, avevano visione, volevano dare ai fan una botta di gioia come si deve.

Poi è arrivata la dirigenza, e quando la dirigenza mette le mani dove non dovrebbe, di solito esce una gran puttanata. “Dovete farlo live service”, hanno detto. “Vogliamo inseguire Call of Duty”, hanno aggiunto. Ed eccolo lì, il primo segno del disastro. Perché nulla fa più paura della frase “vogliamo fare come Call of Duty” detta da un’azienda che Call of Duty non lo sa fare.

Il progetto ha iniziato a cambiare forma mille volte, fino a diventare irriconoscibile. Alla fine, quello che doveva essere un nuovo Splinter Cell si è trasformato nel prototipo di XDefiant. E poi? Poi l’hanno pure chiuso nel giro di un anno, perché ovviamente non stava in piedi manco con la colla.

A questo punto entra in scena Mark Rubin, che nega tutto come se gli avessero chiesto se ha rubato il barattolo dei biscotti. Secondo lui non c’è mai stato uno Splinter Cell da cui è nato XDefiant. Quando è arrivato lui, il team lavorava già su un progetto “ambizioso ma non divertente”. Dice di averlo cancellato e di aver lasciato la squadra libera di proporre nuove idee. Da lì, l’idea dello sparatutto arena.

Rubin sostiene anche che Ubisoft sia super aperta alle idee degli studi. Sì ok, magari è anche vero… ma se ogni due mesi cambiano direzione come un criceto strafatto, non è che questa “apertura mentale” sia poi così utile.

La verità probabilmente sta nel mezzo: un’idea su Splinter Cell c’era, qualcuno ci ha lavorato sul serio, poi tutto è stato buttato nel cesso per inseguire il sogno dei giochi come servizio, e nel caos totale è nato XDefiant.
Non sarebbe la prima volta che Ubisoft rovina una buona idea per inseguire una moda del momento, e purtroppo non sarà neanche l’ultima.

Il problema è che i fan aspettano da ANNI un vero ritorno di Sam Fisher, non una skin, non un cameo, non un remake fantasma fermo da tre ere geologiche. Vogliono un gioco serio, stealth, con tensione, spionaggio, atmosfera. Non una copia confusa di Call of Duty.

E mentre Ubisoft gioca a rincorrere trend che durano due stagioni, Splinter Cell resta in coma farmacologico. La domanda è: si sveglierà mai davvero?
Sicarios, voi che dite?

Lyon Rossetto
Lyon Rossetto
Lyon è un giocatore di Roblox estremamente competitivo, soprattutto nei battlegrounds, dove entra sempre con la mentalità di chi vuole arrivare primo. Ha riflessi rapidi, una grande attenzione ai dettagli e un approccio strategico che lo rende difficile da battere. Nonostante la sua natura competitiva, a volte sa prendersela con calma: quando decide di chillare, continua comunque a mantenere un livello di gioco alto, ma senza la pressione di dover dominare ogni secondo. Fuori dalle partite è uno che vive l’ambiente videoludico a 360 gradi: osserva, studia, commenta e analizza ciò che gioca. Ha un occhio critico, capace di capire cosa funziona e cosa no, ed è sempre pronto a dare un’opinione sincera su ogni esperienza che prova. In sintesi, Lyon è un gamer completo: concentrato, tecnico, intelligente e capace di alternare competitività e relax senza perdere la sua identità da giocatore serio.

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