Deathground è l’incubo coi dinosauri che non sapevi di volere

Quando il survival horror incontra Jurassic Park e ti fa pisciare addosso dalla tensione

Deathground non è un semplice gioco horror, è un cazzo di agguato adrenalinico travestito da survival cooperativo. Ti butta dentro un laboratorio abbandonato, ti fa accendere una torcia fioca e poi ti lascia lì, circondato da dinosauri che ti fiutano come un kebab radioattivo. È sviluppato dai folli di Jaw Drop Games, e sì, il nome dello studio è praticamente una minaccia.

Giocato in single player o fino a quattro stronzi insieme, Deathground ti sbatte in scenari proceduralmente generati dove ogni suono, movimento o cazzo di respiro sbagliato può significare morte immediata. Non è un horror di quelli che ti fanno urlare una volta e poi basta. È un incubo costante, un brivido che non ti molla, una serie di “oddio cazzo mi ha visto!” che si ripetono fino a farti venire voglia di spegnere tutto e abbracciare il termosifone.

Dinosauri, panico e cooperazione

Ogni partita è diversa: generatori da riattivare, uova di raptor da recuperare, documenti da rubare, server da hackerare. Niente punti fissi, niente schemi predefiniti, solo il caos.
I dinosauri — sì, quelli veri, non le versioni addomesticate da film Disney — reagiscono al rumore, alla luce, persino alle cazzo di impronte. Ogni passo è un rischio calcolato, ogni azione una scommessa contro il panico.

Hai gadget vari: rilevatori di movimento, torce, tranquillanti, medkit e roba per distrarre i mostri. Ma fidati, nessuna tecnologia compensa la paura di un raptor che ti respira sul collo mentre cerchi di riavviare un generatore con la mano che ti trema come se avessi appena sniffato una riga di ansia pura.

In coop la cosa diventa una droga. Ti serve coordinazione, comunicazione e un po’ di follia condivisa. Non puoi giocare da eroe, perché basta una fottuta distrazione e sei pasto per lucertoloni con fame di carne umana. Ogni errore del gruppo diventa una tragedia, e ogni vittoria un urlo liberatorio.

Early access, bug e potenziale da paura

Certo, il gioco è ancora in early access, e quindi qualche difetto se lo porta dietro. Ci sono bug, cali di frame e momenti in cui l’intelligenza artificiale dei dinosauri sembra aver sniffato troppa vernice. Ma cazzo, l’atmosfera è talmente potente che ti dimentichi di tutto.
Jaw Drop Games ha promesso aggiornamenti costanti, più varietà di dinosauri, nuovi ambienti e forse, un giorno, anche la possibilità di giocare nei panni dei predatori. Sarebbe la ciliegina di sangue su un’esperienza già maledettamente promettente.

Perché dovresti giocarci

Perché è diverso. Perché non si nasconde dietro la solita formula “correre e sparare”. Deathground ti costringe a pensare, a respirare piano, a guardarti intorno e a fidarti del tuo istinto. È il tipo di horror che non ti fa saltare sulla sedia una volta, ma ti scava dentro finché non diventi parte del suo incubo.

Per i giocatori in cerca di un’esperienza intensa, brutale e cooperativa, questo titolo è una ventata di aria fetida ma fresca nel panorama horror. È Jurassic Park sotto steroidi e senza lieto fine.

Allora, Sicarios, siete pronti a entrare nel laboratorio e scoprire chi è la vera preda?

Lyon Rossetto
Lyon Rossetto
Lyon è un giocatore di Roblox estremamente competitivo, soprattutto nei battlegrounds, dove entra sempre con la mentalità di chi vuole arrivare primo. Ha riflessi rapidi, una grande attenzione ai dettagli e un approccio strategico che lo rende difficile da battere. Nonostante la sua natura competitiva, a volte sa prendersela con calma: quando decide di chillare, continua comunque a mantenere un livello di gioco alto, ma senza la pressione di dover dominare ogni secondo. Fuori dalle partite è uno che vive l’ambiente videoludico a 360 gradi: osserva, studia, commenta e analizza ciò che gioca. Ha un occhio critico, capace di capire cosa funziona e cosa no, ed è sempre pronto a dare un’opinione sincera su ogni esperienza che prova. In sintesi, Lyon è un gamer completo: concentrato, tecnico, intelligente e capace di alternare competitività e relax senza perdere la sua identità da giocatore serio.

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