Skate 2025: la tragedia annunciata che nessuno voleva davvero credere
Quando EA ha confermato che Skate sarebbe tornato, i fan si sono spaccati in due: chi urlava dalla gioia e chi tremava all’idea di cosa potesse combinare la maledetta azienda che ha distrutto più sogni di qualsiasi ex tossico. Adesso che Skate. (2025) è realtà, o meglio, un mucchio di codice instabile travestito da gioco, è ufficiale: avevano ragione i pessimisti. Questo non è un reboot. È una parodia del passato. È un “ciao ragazzi, ricordate quando sapevamo fare videogiochi? Neanche noi”.
Già dal primo avvio capisci che qualcosa puzza. Ti logghi e bam, ti becchi la coda per entrare. Sì, nel 2025 c’è ancora la queue per giocare in single-player. Perché EA ha deciso che questo Skate doveva essere sempre online, pure se vuoi solo farti un giro tranquillo per la città. Il che sarebbe anche perdonabile se ci fosse qualcosa da fare, ma indovina un po’? Non c’è un cazzo. È come girare per un centro commerciale chiuso di notte: grande, silenzioso e inutile.

Gameplay: una tavola che scricchiola
Il cuore di Skate è sempre stato il sistema Flick-It, quell’uso geniale delle levette analogiche per eseguire trick realistici, intuitivi ma profondi. Qui il sistema c’è, ma sembra la copia scema del cugino dislessico. I trick funzionano, sì, ma mancano di peso, impatto e soddisfazione. Ogni atterraggio è moscio, ogni movimento pare galleggiare, e spesso i comandi si incasinano da soli come se la tavola fosse posseduta da un demone epilettico.
In passato bastavano dieci minuti di Skate 3 per sentirti Tony Hawk con la rabbia di un punk ubriaco. In Skate 2025, dopo dieci minuti, ti senti uno stagista precario della EA, costretto a testare un prototipo con la gravità disattivata. Il flow non c’è, la fisica è scollata, e persino il semplice grind su una ringhiera ha la stessa emozione di scorrere un feed TikTok alle tre di notte.
Ma il problema più grande è la ripetitività da denuncia penale. Le missioni sono un copia-incolla continuo: “fai tre flip”, “atterra qui”, “esegui un trick vicino al bidone”. Roba che nel 2010 era accettabile come tutorial, non come contenuto principale di un titolo del 2025. E non parliamo della IA dei pedoni, che sembra programmata con un Commodore 64 ubriaco. Ti passano attraverso, si bloccano, scompaiono nel nulla. Siamo a livelli di glitch che neanche Cyberpunk nei giorni peggiori.

Modalità assenti e contenuti mozzati
Dove cazzo sono finite le modalità leggendarie? Niente Hall of Meat, niente S.K.A.T.E., niente Death Race, niente di niente. È come tornare in un ristorante stellato e trovare solo un panino con la maionese. EA ha deciso di tagliare tutto, promettendo che arriverà “più avanti”. Ma se togli le modalità che definivano l’identità del gioco, quello che rimane è solo una tech demo travestita da reboot.
Persino la campagna single-player è stata buttata nel cesso. Non esiste un percorso, una narrazione, una progressione. Ti lanciano nel mondo e ti dicono “vai, divertiti”, ma senza dare motivo per farlo. È come ricevere in regalo una tavola senza ruote e sentirsi dire: “tranquillo, la patch le aggiunge”.
Grafica e stile: un Fortnite con le ruote

La direzione artistica è un altro pugno nello stomaco. Skate 2025 non ha più quella grana sporca, quella vibe urbana, quel feeling di sudore, cemento e sangue sul ginocchio. Ora è tutto colorato, plastificato, lucido come un giocattolo per bambini. I personaggi sembrano usciti da Fortnite, con animazioni da marionette rigide e facce che non trasmettono nulla. La città è grande ma sterile, priva di vita, con edifici clonati e texture che gridano “placeholder”.
Ci sono momenti in cui il gioco ti regala uno scorcio carino, un tramonto, una discesa figa… ma poi basta guardare due metri più in là e vedi un pedone che si teletrasporta dentro un muro. Ti torna subito il nervoso.
Prestazioni e bug: un circo di glitch
Parliamoci chiaro: è un Early Access, quindi qualche bug è lecito. Ma qua non si parla di “qualche”. Qua si parla di catastrofe informatica. Crash improvvisi, missioni che non si attivano, modelli che si incastrano nel terreno, replay che spariscono, trick che non vengono registrati. Ho visto più stabilità in un server privato di Minecraft gestito da bambini di otto anni.
E la cosa assurda è che EA, con tutte le risorse che ha, non riesce nemmeno a garantire server decenti. Ogni tanto vieni buttato fuori dalla partita, perdi i progressi, e devi rifare tutto. Nel 2025. Con la fibra. Su PC da gaming. È da denuncia.
Monetizzazione: il free-to-pay
Loro lo chiamano free-to-play, ma è una presa per il culo grande quanto una half-pipe. Ti fanno entrare gratis, sì, ma poi ti sbattono in faccia un negozio pieno di cosmetici anonimi, outfit ridicoli, tavole a pagamento e oggetti che nessuno sano di mente comprerebbe. Ti senti in un negozio di skin senza identità, dove tutto costa troppo e nulla vale qualcosa.
Il problema non è solo economico: è concettuale. Skate è sempre stato un gioco di libertà, di personalizzazione vera, di conquista sul campo. Ora invece è tutto paywall e loot cosmetico, roba che spegne qualsiasi desiderio di progressione. Sembra progettato da uno che non ha mai toccato uno skateboard, ma conosce a memoria il manuale del marketing mobile.
Online: il deserto multiplayer
Il comparto online doveva essere il cuore pulsante del progetto, ma è più morto del cervello di chi l’ha approvato. Ti connetti, vaghi, incroci altri giocatori che skateranno per dieci secondi e poi crashano. Non esistono modalità cooperative o competitive degne di nota. È solo un open world condiviso, vuoto e caotico. Niente lobby serie, niente eventi, niente ranking, niente cazzo di niente.
In pratica è un MMO senza contenuto. Ti dà la sensazione di essere in un mondo popolato, ma in realtà sei solo tu e una manciata di fantasmi digitali.
Audio e atmosfera: una tavola muta
La colonna sonora di Skate 3 era una bomba: punk, rock, hip-hop, vibrazioni urbane vere. Qua invece abbiamo un accompagnamento anonimo, generico, quasi da playlist di Spotify “chill lo-fi per lavorare”. Non ti entra in testa nulla, non ti pompa l’adrenalina, non ti trasmette quell’energia da strada che definiva la saga. Anche l’audio ambientale è povero: le ruote suonano tutte uguali, gli impatti sembrano effetti presi da un archivio gratuito.
Cosa si salva? Poco, ma c’è

Per onestà va detto: il sistema di movimento, seppur castrato, è ancora divertente quando tutto funziona. Il senso di libertà, la fisica basilare e la sensazione di flusso sono lì, se ti sforzi di ignorare tutto il resto. Quando ti ritrovi a grindare perfettamente un corrimano o chiudi un trick complesso, per un attimo risenti quella magia del passato. Ma dura poco. Perché subito dopo un bug ti teletrasporta o un NPC ti rovina la run.
Si vede che sotto la crosta di merda c’è un potenziale. Ma serve una pala grossa per scavare e trovarlo.
Conclusione da incazzato
Skate 2025 è la perfetta rappresentazione del gaming moderno: promesse enormi, esecuzione disastrosa, monetizzazione aggressiva e contenuti poveri. EA ha preso una saga amata e l’ha trasformata in un live service senz’anima, con più bug che idee. È un titolo che fa male perché sotto tutta quella mediocrità si intravede la grandezza di ciò che era, e questo lo rende ancora più tragico.
Non è solo brutto. È triste. È come rivedere un vecchio amico dopo dieci anni e scoprire che è diventato un influencer che fa balletti su TikTok. Gli vuoi bene, ma ti vergogni a guardarlo.
Ci sarà tempo per migliorare? Forse. Ma oggi, nel suo stato attuale, Skate 2025 è una delusione gigantesca. Un’esperienza che fa incazzare, stancare e ridere per non piangere. Se vuoi nostalgia, rigioca Skate 3. Se vuoi incazzarti, prova questo. Se vuoi un vero gioco di skate, aspetta. Perché questa roba, per ora, è solo un work in progress travestito da videogioco.

E voi, sicarios, che ne pensate? Ci credete ancora in questo progetto o avete già preso la tavola e siete scappati via a cercare un posto dove si skata davvero?
