Quando nemmeno le fanciulle gnocche salvano il disastro
Concubine è un action RPG in terza persona sviluppato da Upgrade Entertainment, ambientato in un mondo dark fantasy che mescola sensualità, violenza e potere. Niente cavalieri o draghi: qui sei una concubina del Sultano, coinvolta in un palazzo pieno di intrighi, alleanze fragili e battaglie contro creature mitologiche.
Il gioco combina combattimenti hack & slash con elementi da ARPG classico, permettendo di affrontare nemici in tempo reale con armi, magie e abilità speciali. Tra una missione e l’altra puoi tornare nel tuo Grand Palace, che funge da base operativa dove gestisci equipaggiamento, compagne e progressione del personaggio.
Uno dei punti forti è la personalizzazione avanzata: corpo, volto, capelli, tatuaggi e outfit sono completamente modificabili grazie a uno degli editor più completi mai visti in un indie. Non cambia la trama, ma permette di creare una protagonista unica e visivamente d’impatto.
Attualmente Concubine è disponibile in accesso anticipato su PC, con aggiornamenti pianificati che aggiungeranno nuovi contenuti, aree esplorabili e boss. È ancora un progetto in crescita, ma già ora si vede l’ambizione dietro: un mix di azione e atmosfera orientale che punta a farsi notare.
Il gameplay di Concubine

Il gameplay di Concubine è una sorpresa per chi si aspetta il solito hack & slash senza cervello. Qui Upgrade Entertainment ha messo dentro più roba del previsto, mescolando azione in terza persona, gestione della base e progressione RPG in un modo che funziona. È un titolo dove non basta spammare attacchi: devi anche pensare, scegliere e potenziare nel momento giusto.
La struttura è chiara: sei una concubina del Sultano catapultata in un mondo dark fantasy pieno di creature mitologiche, tradimenti e battaglie. Ogni missione ti porta in mappe ispirate all’Istanbul medievale, dove combatti contro nemici umani e soprannaturali usando armi, magie e abilità speciali. Il sistema di combattimento è diretto, reattivo e visivamente curato: ogni colpo ha impatto e la varietà di armi – spade, pugnali, archi, mazze – ti spinge a sperimentare.
Tra un massacro e l’altro torni al tuo Grand Palace, una sorta di hub personale che rappresenta la tua posizione di potere. Lì puoi gestire equipaggiamento, armi, abilità e compagne, fino a un massimo di tre, ognuna con caratteristiche e stili di combattimento diversi. È un’aggiunta interessante, perché spezza il ritmo e dà al gioco un’anima gestionale che non ti aspetti da un titolo così.
Il sistema di loot è ben pensato: ogni battaglia e ogni boss lasciano cadere materiali utili per potenziare armi, costumi o sbloccare nuove abilità. È quella sensazione da “ancora un’altra missione e poi smetto”, che nei buoni ARPG è un segno positivo.
Essendo in accesso anticipato, alcune funzioni non sono ancora al massimo: l’intelligenza artificiale va raffinata e certi movimenti sono ancora un po’ rigidi. Ma la base è solida, e si vede che gli sviluppatori stanno costruendo qualcosa di ambizioso, non un clone qualsiasi.

Il risultato è un gioco che unisce il fascino esotico del suo mondo con un gameplay dinamico e soddisfacente. In poche parole: Concubine non si limita a essere bello da vedere, ma riesce anche a divertire, sfidare e far venire voglia di tornare nel palazzo per vedere cosa succede dopo.
Il problema che non succede quasi mai nulla!
A livello visivo, Concubine colpisce subito. Upgrade Entertainment ha scelto un’estetica a metà tra il dark fantasy e l’esotico orientale, con palazzi, cortili e città che sembrano dipinte con la sabbia e la luce del tramonto. Niente colori piatti: qui ci sono oro, ombre profonde e riflessi che raccontano quanto il mondo di gioco voglia essere sensuale e minaccioso allo stesso tempo.
Il motore grafico lavora bene — texture pulite, animazioni fluide e modelli dei personaggi curati nei dettagli, soprattutto nelle espressioni e nei costumi. Non siamo ai livelli di un tripla A, ma per un titolo indipendente in accesso anticipato il colpo d’occhio è notevole. Ogni area dà la sensazione di avere un peso, di essere vissuta, e le ambientazioni cambiano abbastanza da non far mai sembrare due missioni uguali.
La direzione artistica gioca tutto sul contrasto: bellezza e pericolo, luce e ombra, potere e fragilità. Ogni scena sembra costruita per far percepire la tensione che attraversa il palazzo e i campi di battaglia. Persino gli effetti particellari — fiamme, polvere, sabbia — aiutano a immergerti nel mondo di gioco senza distrarre.
Insomma, non serve il fotorealismo per restare incollati al visore: Concubine convince perché ha personalità visiva, e nel mare di cloni fantasy che ci sono in giro, è già un gran punto a favore.
La nostra recensione

Quando ho iniziato Concubine, mi sono subito reso conto che non sarebbe nemmeno degno di una PlayStation 1. C’è più significato e trama in Super Mario Bros o persino in Tetris. Ho pensato: “ok, magari su Steam Deck rende meglio”, ma neanche lì va liscia. Il gioco non è ben supportato, alcuni comandi non rispondono, e il tutto lagga da morire, nonostante giri su titoli molto più pesanti e complessi senza problemi. Questo lascia intendere che non sia tanto un limite tecnico, quanto un problema di ottimizzazione e struttura del codice.
Lo perdono, certo, perché è ancora in accesso anticipato, ma la verità è che Concubine su PC gaming non ha senso di esistere: è un progetto che avrebbe avuto più logica su una console portatile o come esperimento mobile, dove certe mancanze tecniche si notano meno. Così com’è, su desktop si sente troppo povero.
Detto questo, ha dei lati positivi, e lo ammetto: se non fosse che puoi creare delle fanciulle super gnocche, io avrei disinstallato pochi minuti dopo. È l’unico vero incentivo iniziale. Di solito, quando un gioco usa la nudità come specchietto per le allodole, è segno che non ha molto da dire, e Concubine purtroppo conferma la regola. Ho recensito tanti titoli che puntavano sull’attrazione visiva, ma qui, come in altri casi, dietro il fascino estetico c’è una delusione pesante.
I bot sono un disastro: non sanno aprire le porte, si incastrano ovunque e se li colpisci si bloccano per qualche secondo come se dovessero elaborare l’offesa. L’uso delle armi è macchinoso, i comandi non sempre rispondono, e anche il pad viene riconosciuto solo in parte, rendendo i movimenti lenti e frustranti. Lo swipe tra le armi è lentissimo, tanto che spesso muori prima ancora di cambiare equipaggiamento.
Il bilanciamento è fuori scala: i nemici sono troppo forti e bastano pochi colpi per farti fuori, mentre tu devi scaricare almeno dieci frecce per ucciderne uno. Ok, magari non trenta, ma la sensazione è quella. Se non fosse per le “belle forme” del personaggio che avevo creato all’inizio, mi sarei annoiato già dopo cinque minuti.

Dopo aver completato il primo mondo, la situazione non migliora: nessuna ricompensa, trama ferma, e l’unica attività rimasta è vagare per mappe spoglie a eliminare ondate di nemici tutti uguali tra loro, senza personalità né logica di design. Persino le ambientazioni sembrano buttate lì, come se avessero copiato e incollato lo stesso scenario più volte cambiando solo il filtro di colore.
Insomma, anche volendo chiudere un occhio su tutto, Concubine resta una delusione enorme. C’è potenziale, ma è sepolto sotto un mare di bug, scelte sbagliate e meccaniche incomplete.
Finito il primo “mondo”, ho sbloccato il secondo. E già lì mi è salita la delusione: non succede assolutamente niente. Nessuna evoluzione della trama, zero dialoghi, zero progressione, zero motivazione. Non si sblocca neanche un potenziamento, un nuovo vestito o un evento che ti faccia pensare “ok, ora si riparte”. Nulla. Ti ritrovi a fare le stesse cose in silenzio, in livelli sempre bui, poco visibili e monotoni, a uccidere una cinquantina di nemici tutti identici, con la stessa faccia e lo stesso pattern d’attacco.
Ok, alcuni bot hanno la barba o sono leggermente più alti, ma è come dire che una copia di una copia è “originale” solo perché ha un pixel diverso. Quando ho visto che il secondo mondo, teoricamente distante chilometri nella mappa, era identico al primo in ogni dettaglio, mi è venuto da ridere per non imprecare: stesse strutture, stesse posizioni, stessi nemici, stesse texture. È un copia-incolla così spudorato che sembra quasi uno scherzo.
E a quel punto ti chiedi: ma che senso ha farci spostare di 2000 chilometri virtuali se poi non cambia nulla?
Davvero, che cazzo di giochi mettete sugli store nel 2025, quando esistono titoli come Death Stranding, Battlefield 6 o GTA 6 che stanno riscrivendo il concetto stesso di immersione e varietà? Possibile che un prodotto in uscita oggi riesca a sembrare più vecchio di un free-to-play del 2012?

Il paradosso è che non servono grandi budget per creare qualcosa di buono. Ci sono giochi sviluppati con motori semplici come Unity che hanno tirato fuori capolavori veri, grazie a idee, scrittura e personalità. Concubine, invece, non ha nulla di tutto questo: nessuna trama degna, nessun gameplay interessante, nessuna scintilla creativa. Solo belle fanciulle con lo smalto blu, inserite in un contesto vuoto, ripetitivo e spento come un gioco mobile dimenticato di dieci anni fa.
Ed è un peccato, perché l’idea di partenza – una concubina che sale al potere in un mondo fantasy oscuro – poteva funzionare. Ma qui tutto è buttato via, lasciando un titolo piatto, privo di emozioni e incapace di dare una ragione per continuare a giocare.
C’è speranza?
Nonostante Concubine sia ancora in early access, e lo abbiano persino aggiornato per Halloween aggiungendo sette o otto zucche sparse qua e là nel palazzo, non cambia praticamente nulla. È uno di quei giochi che, ne sono quasi certo, rimarrà “early access” per sempre. E se un giorno dovesse uscire dalla beta, probabilmente sarà comunque identico a ora.
La verità è che molti titoli cercano di mascherare i loro limiti mettendo al centro una bella protagonista mezza svestita, sperando che basti a distrarre il giocatore. Qui è l’unica cosa che funziona davvero, e in questo caso — paradossalmente — avrebbero dovuto spingere di più.
Sì, lo dico senza ironia: se Concubine avesse puntato fino in fondo sull’aspetto VM18, con scene hot curate e contenuti espliciti di livello, avrebbe avuto più senso. Almeno avresti potuto dire: “ok, il gameplay fa schifo, ma guarda che scena ho sbloccato”. Invece no: né gioco né fanservice, un limbo da cui è difficile trovare motivazione per continuare.
Una piccola premessa però ci tengo a farla: non ho disinstallato il gioco. Lo tengo lì, ogni tanto lo riapro per vedere se qualcosa cambia. Se Concubine migliorerà, aggiornerò questa recensione e darò credito allo studio per il lavoro fatto. Ma se rimarrà così o peggiorerà, non infierirò ulteriormente, per puro rispetto verso chi ci ha almeno provato.
Detto questo, vi lasciamo al nostro voto finale.

