Game Freak torna con un nuovo capitolo che promette azione e innovazione, ma lascia fuori più di settecento Pokémon. E a quel punto, cazzo, che senso ha “prenderli tutti”?

Porca miseria, dopo anni di titoli tirati via e scelte discutibili, Pokémon Z-A sembrava la rinascita definitiva del franchise. Lumiose City ricreata da zero, combattimenti in tempo reale, atmosfera moderna, megaevoluzioni di nuovo sulla scena: tutto suonava da orgasmo videoludico.
Poi apri il Pokédex e scopri l’orrore: su 1025 Pokémon totali, nel gioco ne trovi circa 230.
Non è un piccolo taglio, è un colpo di machete dritto al cuore del brand.
Pokémon Z-A non è uno spin-off minore. È un capitolo principale, una dichiarazione di intenti. Ma a quanto pare, l’intento era “fare meno con meno”.
Ti dicono che è per “motivi tecnici”, “equilibrio di gioco”, “scelte di design”. Ma a te, giocatore che da vent’anni vive per completare il Pokédex, interessa un cazzo. Tu vuoi vedere il tuo Gengar, il tuo Blaziken, il tuo Lucario — e invece ti ritrovi con una manciata di scelte e centinaia di assenze che fanno solo girare i coglioni.
È come aprire un buffet da cento piatti e scoprire che ne hanno lasciati venti “per motivi di performance”. Non c’è giustificazione possibile per un taglio del genere. Perché un Pokémon senza la sua collezione è come un Souls senza boss: funziona, ma perde la sua anima.

Va detto: Pokémon Z-A non è una merda. Le novità ci sono e spaccano pure.
Le battaglie in tempo reale sono dinamiche e toste, Lumiose City è una figata da esplorare, le megaevoluzioni danno una botta di nostalgia assurda.
Ma anche con tutto questo, la mancanza di così tanti mostri è un macigno. Ti godi un gameplay brillante ma senti continuamente quel vuoto. È come se ti avessero tolto un pezzo d’identità, quella sensazione di “devo catturarli tutti” che era il vero carburante della saga.
Dietro questo taglio ci possono essere tre spiegazioni:
- Limiti tecnici: improbabile nel 2025, ma sempre la scusa perfetta.
- Scelta artistica: concentrarsi su meno mostri ma più dettagliati. Ok, ma 230? Dai, non scherziamo.
- Strategia commerciale: classico, aggiungerli dopo con DLC o update a pagamento. E qui, onestamente, ti viene voglia di spaccare la cartuccia a metà.
Giocando a Pokémon Z-A ti diverti, sì, ma senti costantemente quella frustrazione sullo sfondo. Ti piace il nuovo sistema, ammiri la grafica, apprezzi la città viva… e poi pensi: “ma dove cazzo sono gli altri?”.
Non è rabbia sterile, è delusione pura. Perché il gioco poteva essere il più grande salto avanti della saga, e invece si è dimenticato la sua stessa eredità.

Pokémon Z-A è un titolo forte, moderno e curato, ma resta un Pokémon a metà. Ha innovato tanto, ma ha dimenticato il cuore di tutto: la collezione.
E per un fan che da vent’anni vive con l’obiettivo di catturarli tutti, questa non è un’innovazione. È un tradimento.
Speriamo solo che Game Freak capisca la lezione prima che il prossimo capitolo arrivi con ancora meno mostri. Perché se questa è la nuova filosofia, allora il motto “Gotta Catch ’Em All” è ufficialmente morto.
Sicarios, voi che dite: preferite un gioco con meno Pokémon ma più dettagliati, o volete ancora il sogno di prenderli tutti, cazzo?
