Un’Early Access che promette bene ma ha bisogno di crescere
Sicarios, oggi vi parlo di Dixotomia, lo sparatutto VR di Deep Matrix in early access su Meta Quest 3. Non è un gioco che ti fa urlare al miracolo, ma neanche una fregatura: è un progetto in pieno sviluppo, con idee della madonna che hanno solo bisogno di tempo e qualche patch ben piazzata per diventare davvero cazzuto.
Un inizio che ti lascia spiazzato
Il gioco parte con uno schermo nero totale e per un attimo pensi: “Ma che cazzo, si è impallato il Quest?”. Poi ti svegli nei panni di un combattente pronto a spaccare tutto e inizi a esplorare. L’impatto è figo, ma i primi nemici che incontri si muovono con un’IA da quattro soldi, roba che non ti mette mai in difficoltà. È chiaro che qui ci vuole un bel boost, perché un combattimento senza tensione è come una birra calda: ti passa subito la voglia.
Atmosfera da potenziare
Uno dei punti che fa storcere un po’ il naso è l’audio. Nei momenti di calma senti solo silenzio, e l’esplorazione perde di atmosfera. Poi scatta un combattimento e parte la musica, che pompa bene ma arriva solo a metà. Serve una colonna sonora che ti accompagni anche nei momenti tranquilli, così da rendere il mondo di gioco più vivo e meno piatto.
Grafica e ambientazioni
Sul fronte tecnico, la grafica non è male: pulita, stabile e tutto sommato piacevole. Però, diciamocelo, non è nulla che ti faccia cadere la mascella. Le ambientazioni funzionano ma tendono a ripetersi troppo, e dopo un po’ ti sembra di girare sempre nello stesso posto. Un po’ di varietà qui servirebbe come il pane, cazzo.
Il bug del puzzle maledetto
Poi c’è stata quella sezione che mi ha fatto bestemmiare in aramaico. Arrivi in un’area dove devi abbassare una macchina, il robottino ti spiega come fare e ti dice di usare l’onda d’urto per liberare l’accesso, bloccato da delle scatole. Fin qui tutto ok. Il problema è che l’onda d’urto non funziona come dovrebbe. Ho provato da vicino, da lontano, con cariche normali e potenziate, e le scatole si sono mosse giusto di mezzo millimetro. E quando ormai stavo per buttare il visore nel cesso, il gioco è andato in tilt e dalla mia mano uscivano onde d’urto infinite come se fossi un cannone impazzito. Classico bug da early access, ma da sistemare subito perché spezza il ritmo e la pazienza.
I poteri: il cuore del gioco
La parte più figa di Dixotomia è senza dubbio il sistema dei poteri. Sparare raggi laser dalla mano in stile Tony Stark è una figata assurda, e ti fa sentire potente come un supereroe incazzato. È vero, non è ancora perfetto: a volte manca precisione, altre volte il feedback è un po’ moscio, ma la sensazione che questa sia la vera anima del gioco è fortissima.
Cosa serve per il futuro

Essendo un’early access, è normale che il gioco abbia bug, meccaniche acerbe e qualche sezione che non gira come dovrebbe. Ma la base c’è, ed è pure solida. Serve un’IA più sveglia, ambientazioni più varie, audio potenziato e un sistema di poteri più rifinito. Se Deep Matrix continua a lavorarci bene, questo titolo può diventare un gran bel pezzo da novanta per la VR.
Il verdetto
Adesso come adesso, Dixotomia è un gioco per chi vuole scoprire un progetto in crescita e non ha paura di sbattere contro qualche bug per strada. Se invece volete un’esperienza rifinita e senza intoppi, aspettate ancora un po’. Ma fidatevi, Sicarios: qui sotto c’è un potenziale enorme, e quando esploderà sarà un casino bello grosso.
Non ci sentiamo ancora di dare un voto a questo titolo perché è ancora in fase di sviluppo ma possiamo dire che è una buona idea ma va portata a termine al meglio.
