Ti rubano l’account, cambiano email e password, e il supporto ti chiude il ticket con due righe in croce. La sicurezza? Bella parola.
Panoramica: il problema non è “un caso”, è un pattern
Negli ultimi mesi sono esplose le segnalazioni: account Ubisoft sottratti, soprattutto con storico pesante su Rainbow Six Siege, Assassin’s Creed e Far Cry; minuti dopo il furto, email e password cambiate; il proprietario invia prove, ricevute, dati… e riceve un rifiuto precompilato. Fine della storia. Il messaggio che passa è disarmante: se l’hacker arriva primo a cambiare le credenziali, tu puoi anche aver speso per anni — ma l’accesso non lo rivedi.
Questa non è “sfortuna”: è una falla di processo. E quando un processo premia chi ruba e punisce chi paga, non è solo inefficienza: è complicità passiva.

Cosa abbiamo analizzato (ricerca redazionale)
Abbiamo raccolto e classificato decine di testimonianze inviate alla nostra redazione e circolate nelle community. I dettagli variano, ma le traiettorie sono sempre le stesse. Ecco i cinque tratti comuni che tornano come un martello:
- Finestra di furto lampo
Cambio email → cambio password → a volte attivazione di nuova 2FA. Tutto in meno di 15 minuti. L’utente viene lockato fuori e le notifiche arrivano quando è troppo tardi. - Prove ignorate o valutate a checklist
Il proprietario allega ricevute store, seriali, date precise, screen del client… Risposta: rifiuto. Nessuna motivazione tecnica dettagliata, nessun “manca X, inviaci Y”. Solo chiusura. - Zero indagine manuale evidente
Nessuna richiesta di ulteriori verifiche, nessun contatto umano reale. Da fuori sembra un filtro automatico che bolla i casi “non conformi” e li archivia. - Valore economico azzerato
Anni di purchase history diventano carta straccia. Il denaro speso resta nel perimetro di Ubisoft, ma in mano a un altro. Per il cliente, perdita secca. - Frustrazione programmata
I rifiuti in serie, senza spiegazioni operative, fanno passare la voglia di insistere. E quando smetti di bussare, il problema per l’azienda è “risolto”.
Perché il recupero account Ubisoft fallisce così spesso
Parliamo chiaro: se un’azienda scarica tutto su una checklist rigida, i ladri la studiano e ci passano in mezzo ogni volta. I punti critici:
- Criteri opachi: l’utente non sa quali parametri contano davvero. Senza trasparenza, non può colmare i “gap”.
- Assenza di escalation reale: quando c’è furto e c’è purchase history documentata, devi passare la pratica a un’unità che indaga sul serio. Se non avviene, è teatro.
- Time window ridicola: se l’hacker può blindare l’account in pochi minuti e il proprietario non ha una modalità “panic unlock” prioritaria, il furto diventa definitivo.
- Mancanza di tracciamento utile per la vittima: log granulari, storico dei device, geolocalizzazione approssimata dei login: tutto questo dovrebbe essere verificabile dal team e usato per ripristinare.
Risultato: i rifiuti, nonostante documentazione chiara, finiscono per agevolare indirettamente gli hacker, che hanno imparato la regola d’oro: “Corri a cambiare tutto e nessuno ti toccherà”.

Esempi tipici (aggregati, senza dati sensibili)
- Account con oltre cinque anni di attività su Rainbow Six Siege; proprietario invia ricevute Uplay/PSN/Xbox; rifiuto “Non possiamo aiutare”; caso chiuso.
- Profilo Assassin’s Creed con DLC e Deluxe a pacchi; proprietario fornisce orario esatto del cambio email; nessuna richiesta aggiuntiva dal supporto; ticket archiviato.
- Account con 2FA precedente provata (SMS/mail); dopo il furto viene impostata una nuova 2FA; anziché usare la precedente come prova forte, il caso viene scartato.
Non servono cento esempi: bastano pochi casi fotocopia per capire che c’è un problema di modello, non di eccezione.
L’elefante nella stanza: responsabilità e soldi veri
Un account con anni di acquisti non è “un profilo”. È un bene digitale con valore economico reale. Negarne il recupero, senza motivazioni tecniche verificabili e senza un percorso d’appello trasparente, significa dire al cliente: “I tuoi soldi? Grazie e ciao”. E no, non è accettabile.
Dal punto di vista del cliente, non è fantascienza pretendere:
- Indagine manuale quando c’è storico acquisti importante,
- Spiegazioni tecniche puntuali in caso di rifiuto,
- Una finestra di “recall” d’emergenza dopo modifiche critiche,
- Un canale escalation umano per i furti (non il copy–paste del bot).
Cosa dovrebbe fare Ubisoft (ieri, non domani)
- Panic button vero: entro 24–48 ore da un cambio credenziale critico, il proprietario deve poter attivare un blocco revisione che sospende l’account al presunto ladro finché un umano verifica.
- Verifica a pesi: purchase history, device fidati, pagamenti ricorrenti, pattern di login: questi pesano più di un “nome profilo” o di una mail appena cambiata.
- Log e tracciamento verificati dal team: se l’accesso arriva da una regione/IP mai visti e subito dopo cambiano email e 2FA, il dubbio non è un “forse”.
- Escalation garantita: se l’utente fornisce prove concrete, il caso passa a un’unità specializzata. E l’utente riceve una risposta argomentata, non un muro.
- Educazione preventiva e incentivi corretti: guide serie sulla sicurezza, reminder periodici, bonus simbolici per chi mantiene 2FA e recovery aggiornati. Costa poco, evita disastri.
Guida minimale per chi è stato colpito (senza illusioni, solo roba che serve)
- Blocca subito i metodi di pagamento associati al client/launcher.
- Raccogli prove in ordine: ricevute, screen dell’account, ID profilo, date e orari del cambio, seriali giochi, piattaforme collegate.
- Scrivi richieste operative, non sfoghi: elenca dati, chiedi verifica umana, pretendi motivazione tecnica se rifiutano.
- Insisti con escalation: non aprire mille ticket: rispondi allo stesso, chiedi passaggio a un superiore e rendi chiara la posta in gioco (valore economico, storico, tempistiche del furto).
- Salva tutto: anche le risposte del cavolo. Ti serve una traccia coerente.
Parola ai giocatori: basta passare per fessi
Nessuno pretende miracoli. Ma se un’azienda costruisce un ecosistema dove compri, accumuli e investi per anni, ha il dovere di difendere quell’investimento quando viene attaccato. Non con bot, non con frasi fatte: con persone, metodo e responsabilità.
Il punto è semplice: o Ubisoft alza gli standard sul recupero degli account rubati, o sta rendendo il furto la scelta più conveniente per chiunque abbia cattive intenzioni.
Sicarios, raccontateci la vostra esperienza (senza dati sensibili): quanti di voi hanno visto rifiutare il recupero nonostante prove chiare? Cosa vi hanno chiesto, cosa avete inviato, e cosa vi hanno risposto?
