La guida definitiva per cazzoni da social che vogliono sembrare hardcore gamers senza aver fatto un cazzo
Sei lì, con la tua copia digitale ancora in sospeso nel menu principale, e leggi i post su Instagram: “Capolavoro narrativo”, “Finale da lacrime”, “Gameplay che evolve in modo magistrale”. Ma tu? Tu hai spento il gioco dopo la prima cutscene, quando è apparso il boss tutorial e ti ha sbriciolato come un biscotto nella tazza. E allora che fai? Menti, bastardo. Menti bene. E noi ti spieghiamo come.
La prima regola è sapere come funziona la community: nessuno gioca davvero, tutti fanno finta. L’importante è sembrare, non essere. Ecco come truccare le carte, fottere le discussioni e uscire sempre vincitore anche se il tuo salvataggio dice “tempo di gioco: 37 minuti”.

Parti con frasi vaghe ma profonde. Scrivi roba tipo: “Quel momento in cui il protagonista affronta se stesso è stato devastante”. Nessuno capirà a cosa ti riferisci, ma tutti penseranno che hai capito qualcosa che loro non hanno visto. È fumo negli occhi, ed è perfetto.
Se il gioco ha finali multipli, sparati la combo che distrugge tutti i sospetti: “Io ho fatto la scelta più egoista. Mi ha fatto sentire di merda, ma era coerente col mio modo di giocare.” BOOM. Nessuno ti chiederà quale finale, perché nessuno vuole ammettere di non sapere quale cazzo sia. È un trucco psicologico: li metti sulla difensiva e passi tu da esperto.
Importantissimo: studia gli screen degli altri. Rubali, repostali, modificali leggermente. Aggiungi un commento poetico tipo “La solitudine in questa scena si taglia col coltello” e sei subito nella hall of fame degli intellettuali fake. Ti basteranno 3 immagini ben scelte per sembrare uno che ha passato 80 ore su quel gioco, anche se l’hai mollato dopo aver cambiato le impostazioni video.
Ecco il trucco finale: cita un bug. Nessun gioco moderno è immune ai bug. Se dici “Quando il boss è rimasto incastrato nel muro mi sono pisciato addosso” tutti ti crederanno. Nessuno potrà mai dire che non è successo anche a te. I bug sono la miglior scusa per giustificare il fatto che non sei mai andato oltre il primo livello.

Se ti mettono alle strette, usa la carta della nostalgia: “L’ho finito al day one, non mi ricordo tutto, ma ricordo le emozioni.” Così li zittisci senza dire un cazzo di concreto. Nessuno può discutere con le emozioni. E se insistono troppo, ribalta tutto: “Che palle parlare sempre di trama, io l’ho giocato per il gameplay.” E se parlano di gameplay, rispondi “A me ha colpito l’atmosfera, mica i controlli.” Stai sempre un passo avanti come uno stronzo ben addestrato.
Questo è il potere della menzogna nei videogiochi: nessuno può controllare davvero se dici il vero, ma se parli con sicurezza, convinzione e due parolacce intelligenti messe bene, li pieghi tutti. Il tuo backlog può anche essere più vergognoso di una playlist di canzoni trap suonata al funerale della nonna: l’importante è saper fingere.
E adesso vai, pezzo di furbo di un Sicarios imbroglione, e vinci ogni discussione online col tuo arsenale di cazzate ben pensate. Perché il vero gamer del 2025 non gioca: bluffa da Dio.
