Welcome to ParadiZe è il nuovo delirio firmato da Eko Software, gli stessi malati di mente che ci hanno già regalato How to Survive e Warhammer: Chaosbane.
Stavolta si sono messi in testa di mischiare zombie, ironia e intelligenza artificiale, il tutto condito da una buona dose di co-op e crafting ignorante come pochi. E indovina un po’? Funziona pure.
Il gioco è pubblicato da Nacon, e gira su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S. Niente PS4 o Xbox One stavolta, si punta tutto sull’hardware moderno. Ottima scelta, visto che l’isola di ParadiZe è piena di dettagli, animazioni fluide, ambienti vasti e… una quantità di zombie da far impallidire pure Dead Rising.

Ma quindi, che cos’è ‘sto ParadiZe?
ParadiZe è una finta isola paradisiaca diventata l’inferno perfetto per chi ama sparare agli zombie senza smettere di ridere come un pazzo. La trama è volutamente demenziale: un gruppo di scienziati pazzi e influencer rincoglioniti ha creato un sistema per “addomesticare” gli zombie tramite l’intelligenza artificiale. L’idea era quella di creare un nuovo paradiso tropicale high-tech. Ovviamente va tutto a puttane nel giro di due secondi e mezzo.
Tu sei uno dei sopravvissuti: atterri su ParadiZe e ti ritrovi in mezzo al caos, ma hai un’arma segreta: puoi hackerare e controllare gli zombie, trasformandoli in tuoi alleati. Puoi farli combattere per te, raccogliere risorse, difendere la base o semplicemente farti scortare in giro come se avessi una guardia del corpo uscita da un manicomio radioattivo.
È una figata? Sì. È anche fuori di testa? Ancora di più.
Gameplay – La tua vacanza da sogno è un incubo pieno di zombie… ma ti diverti come un pazzo
Welcome to ParadiZe non è il solito giochino indie con gli zombie per far numero su Steam: è un ibrido bastardo tra sparatutto twin-stick, survival leggero, gestione base e un pizzico di strategia. Il tutto condito con un’idea geniale e demente allo stesso tempo: controllare i fottuti zombie.

Comandi uno zombie, ti cambia la vita
Il cuore del gameplay è semplice da spiegare ma una goduria da giocare: appena inizi, ottieni una tecnologia che ti permette di hackerare uno zombie e fartelo alleato. Da lì in poi, il morto vivente è tuo. Letteralmente. Gli puoi dare ordini, equipaggiarlo con armi, zaini, accessori, e usarlo come mulo da carico, bodyguard, o addirittura come strumento di sterminio automatico.
E la cosa figa è che puoi potenziarlo: più giochi, più lo personalizzi. Può diventare un medico, un tank, uno che ti difende mentre costruisci, o uno che semplicemente mena come un fabbro su acido.
Spari, sanguini e sopravvivi
Il sistema di combattimento è in stile twin-stick: un’analogica per muoverti, una per sparare, e le armi sono abbastanza varie da non annoiarti mai. Pistole, fucili, granate, esplosivi improvvisati… e pure qualche chicca melee. Non è un Call of Duty, ma il feeling è solido, gli impatti si sentono, e quando fai saltare una testa, cazzo se la senti bene.
Ogni scontro è caotico, viscerale e sporco, ma è proprio lì che sta il divertimento: non devi solo sopravvivere, devi farlo con stile.
Costruisci come un pazzo, o muori male
Tra una battaglia e l’altra, devi pensare a costruire la tua base, e qui entra in gioco il lato gestionale. Puoi piazzare torrette, barricate, generatori, stazioni per il crafting, e migliorare tutto passo dopo passo. Le risorse si raccolgono sull’isola, e non sono infinite: ti tocca esplorare, rischiare, e magari lasciare qualche zombie alleato a proteggere il campo mentre sei fuori a far casino.

Il crafting è basilare ma funziona, e include tutto: dalle armi ai pezzi di armatura, fino agli upgrade per i tuoi zombie-schiavi. Non devi studiare chimica per capire le ricette, ma serve testa per non sprecare tutto in stronzate.
L’isola è un puttanaio meraviglioso
ParadiZe è grande, colorata, ma piena di trappole, fazioni nemiche, boss e situazioni fuori di testa. Ogni zona ha un tema, una difficoltà crescente, e tanti dettagli idioti che ti fanno ridere mentre scappi da un’orda con le mutande in mano. Ci sono missioni principali, ma anche tante secondarie assurde, con NPC che sembrano usciti da un rave post-apocalittico.
In coop tutto migliora (e si distrugge più in fretta)
Sì, puoi giocare da solo. Ma in cooperativa il gioco esplode di divertimento. Con un amico (o due) le strategie si moltiplicano, le urla aumentano, e le cazzate si moltiplicano all’infinito. Puoi farti aiutare, scambiare oggetti, coprirti le spalle, o semplicemente guardare il tuo compagno morire male mentre ti pieghi dal ridere.
Il caos in gruppo è puro intrattenimento. È una di quelle esperienze che, giocata con le persone giuste, ti rimane in testa per settimane.

Welcome to ParadiZe – Zombie, follia e un’isola da incubo: la recensione onesta di chi ci ha perso ore col sorriso in faccia
Lo dico subito, così leviamo ogni dubbio: Welcome to ParadiZe l’ho giocato su PlayStation Portal, quindi su portatile. E secondo me lì dà il meglio, cazzo. È uno di quei giochi che si prestano perfettamente al formato “ti butti sul letto e spari a testa bassa per mezz’ora”, roba che magari su TV grande risulta meno coinvolgente, o meno fluida. Ma occhio: è una preferenza personale, non una regola incisa nella pietra.
Il gioco, nel complesso, è una fottuta sorpresa. Non so se ho mai giocato qualcosa del genere. Zombie che ti aiutano, che puoi hackerare, equipaggiare, comandare come se fossero minion fedeli. E se ti muore il tuo morto vivente preferito? Nessun problema, metti un casco a un altro zed appena abbattuto e lui prende il posto del vecchio, con tutto il pacchetto di comandi incluso. Magari non ti conviene affezionarti, visto che prima di lavorare per te voleva azzannarti il culo, ma hey, benvenuto nel paradiso della follia.
Anzi no, in realtà questo paradiso è tutto meno che paradisiaco. Lo spot iniziale parla di una vacanza da sogno, ma appena tocchi terra ti ritrovi in mezzo a un’apocalisse delirante, piena di superstiti psicopatici, fazioni impazzite e zombie fuori di testa. Ce ne sono con un alveare in mano e le api che gli ronzano intorno, ce ne sono piccoli e velocissimi come maledizioni o grossi e lenti come un trattore ubriaco, e tutti vogliono la tua carne. Ridicolo? Sì. Divertente? Da morire. Letteralmente.
La difficoltà, tra l’altro, è ben calibrata. Gira e rigira, se entri in una zona che non dovresti solo per esplorare, rischi di finire fatto a pezzi in tre secondi netti. Quindi sì, è un gioco anche bastardo quando serve, e questa cosa mi piace. Non è uno di quei titoli in cui ti portano per mano come un bambino con l’acqua nel bicchiere.
Io ho sempre odiato il crafting nei giochi, ma qui è semplice e non rompe i coglioni. Raccogli roba, combini due stronzate, ti fai una pistola migliore o una granata, fine. Eppure quella roba lì rende il gameplay più profondo, senza appesantirlo. Funziona, punto.
Il vero punto di forza però non è la grafica (che comunque è ottima), ma l’idea geniale. Prendere gli zombie, renderli alleati, usarli per combattere, costruire,questa roba rende il gameplay più profondo, senza appesantirlo. Funziona, punto.
Il vero punto di forza però non è la grafica (che comunque è ottima), ma l’idea geniale. Prendere gli zombie, renderli alleati, usarli per combattere, costruire, proteggerti. È una formula nuova, fresca, e fottutamente divertente. In compagnia, poi, diventa una bomba totale: le cazzate si moltiplicano, la difficoltà cala un po’, ma il divertimento decolla. E se ti piace perdere tempo a esplorare, allora qui ti godi ogni metro quadrato dell’isola, perché ogni angolo nasconde qualcosa – o qualcuno – pronto a fregarti o farti scoppiare a ridere.

Non è mai noioso, perché l’esplorazione libera tiene vivo tutto, e se giochi con la testa, ammazzi qualche zombie qua e là, ti potenzi, ti attrezzi, e quando arrivi alle missioni più toste, sei pronto a fare casino grosso. Certo, all’inizio parti con armi da sfigato, tipo legnetti e pistole che non fanno nemmeno il solletico a un criceto, ma se tieni botta e non molli dopo 20 minuti, il gioco ti premia con roba devastante.
Unica cosa un po’ strana: la levetta destra non muove la visuale, ma ti mette in modalità stealth. Quindi all’inizio ti senti menomato, tipo “perché cazzo non posso girarmi come voglio?”. Ma dopo 10-20 minuti ti abitui, e in realtà il sistema di controllo, per quanto fuori dagli schemi, funziona bene nel contesto del gioco.
Ci sono tantissime missioni, una valanga di contenuti, e non è mai ripetitivo, perché gli eventi sono dinamici, le situazioni assurde e il mondo cambia in base a dove ti infili. Non è solo sopravvivenza: è creatività sotto pressione, è strategia e demenza fuse in un’unica droga videoludica.
ParadiZe è un’isola di follia, umorismo e sangue. Un posto dove l’intelligenza artificiale è stupida quanto basta, ma letale al punto giusto.
Welcome to ParadiZe è il tipo di gioco che non ti aspettavi, non capivi se ti stesse trollando o prendendo sul serio, e poi ti sei ritrovato a ridere mentre comandavi uno zombie con un alveare in mano, costruendo torrette e falciando orde di non morti come se stessi gestendo una fattoria di cervelli andati a male. È brillante nella sua idiozia, brutale nella sua comicità, e dannatamente più profondo di quanto meriterebbe.
Una roba che parte come passatempo e finisce col rubarti le ore come un bastardo senza scrupoli.

