Un cazzo di miracolo videoludico in mezzo al deserto della VR
Diciamolo chiaro e tondo, senza girarci intorno come i soliti leccaculo da recensione: Starship Troopers VR: Continuum è una cazzo di bomba. E no, non lo dico da fanboy della saga, anzi: a me ‘sto franchise da guerra marziana anni ’90 ha sempre fatto venire l’orticaria. Non capisco nemmeno perché stiano ancora spingendo ‘sta roba vintage. Eppure, madonna santa, questo gioco mi ha fatto ricredere su tutto. Mi ha preso per le palle e mi ha sparato addosso un’esperienza che su VR, specialmente su Meta Quest, raramente si vede: completa, lunga, profonda e con una dose di adrenalina che ti fa bestemmiare senza bestemmiare (mica come fanno certi).
Lo giuro su tutto il mio arsenale di delusioni videoludiche: Continuum è una cazzo di rarità.

Arcade sparatutto? Sì, ma con cervello e fegato
Ti metti il visore, accendi, e ti trovi catapultato in un cazzo di macello: tu sei un PsyCommander, praticamente un bastardo con poteri mentali che comanda i Troopers sul campo. Hai il tuo sistema di progressione, le missioni da mandare a puttane, i punti da guadagnare e un arsenale da gestire. Ma non è solo “spara spara” senza senso. Ogni partita è una roulette russa: se il tuo trooper schiatta, addio armi, addio potenziamenti, addio a tutto. Parti da zero, con le palle girate e la voglia di vendetta.
E fidati, quella voglia arriva. Perché cazzo, ti affezioni pure a questi pupazzi pixelati che mandi a morire. E quando uno di loro scala i ranghi, ti senti un generale con le lacrime agli occhi (ma solo per un secondo, poi smetti perché sei duro dentro, ovviamente).
Single-player che ti strizza i coglioni con amore
Nonostante il gioco sia pensato anche per la coop online (e ci tornerò dopo), la modalità single-player è così fottutamente curata che ti dimentichi di essere solo. C’è dialogo, ci sono briefing, ci sono missioni strutturate con obiettivi chiari e cazzo, ci sono pure cutscene decenti. Finalmente un gioco VR dove non sembra che abbiano buttato quattro idee a caso per farti sparare due insettoni in 15 minuti e poi fanculo.

Qua c’è un ciclo: fai missioni, guadagni crediti, compri armi, sblocchi perks, aumenti il tuo rango da PsyCommander e quello dei tuoi trooper. Ma non ti montare la testa: se muori, perdi il trooper. Semplice. Crudo. E maledettamente efficace.
Le armi sono giocattolose ma… c’è un MA grosso come una portaerei
Lo ammetto: odio le armi nei giochi VR quando sembrano pistole d’acqua. E qui, alcune lo sembrano. Ma porca troia se il sistema di ricarica rapida mi ha fatto venire duro il grilletto. Hai due opzioni: reload manuale, figo e immersivo, oppure ricarica veloce col tasto, che in certe situazioni ti salva il culo. E fidati, quando sei circondato da ragni giganti con la bava alla bocca, schiacciare quel cazzo di pulsante può essere la differenza tra il “Mission Failed” e una standing ovation in salotto.
Ho adorato questa dualità. Ti lascia la libertà di scegliere: vuoi realismo o vuoi sopravvivere? A te la scelta, e ogni run può essere diversa. Bravi stronzi di XR Games, questa ve la siete giocata bene.

Visuali cartoonesche ma funzionali. Meglio così, fidati
Ok, l’estetica è bold, colorata, quasi fumettosa. All’inizio pensi: “Che è sta stronzata da sabato mattina su Italia 1?”. Ma poi capisci. Funziona. Ti permette di avere ambienti ampi, fluidi, senza far collassare il Quest 3 come un nonno che sale le scale. E gli Arachnid, con questo stile, sembrano più bastardi ancora. E poi c’è Johnny Rico doppiato dal vero Casper Van Dien, mica pizza e fichi.
Il sonoro fa il suo. Le armi suonano in modo diverso, gli ambienti cambiano mood in base all’azione, e la colonna sonora, seppur non iconica, ti pompa quanto basta. Solo un paio di bug audio tipo mitragliatrice con l’orgasmo sonoro che non smetteva di sparare. Ma si risolve. Nulla di tragico.
La parte coop? Ci torniamo quando si sveglia il mondo
Sì, c’è anche il multiplayer, da due a tre stronzi che si mettono insieme a massacrare insetti. Non l’ho ancora provato. E sai perché? Perché non ho trovato nessuno. Probabilmente tutti come me si stanno gustando la modalità storia da soli prima di buttarsi nell’online. E ci sta. Anzi, meglio così. Quando ci arrivo, saprò già dove sparare e con chi. E poi, se la community cresce, sarà il momento di scrivere un secondo articolo solo sul reparto online, perché secondo me, se prende piede, questo gioco esplode come una granata in mano a un idiota.
Una VR che finalmente sa cosa cazzo vuole essere

Ecco perché questo gioco è diverso. Non è solo “un altro wave shooter VR”. No. Questo ha contenuti, cazzo. Ha carne. Ha sudore. Ha struttura. Ha perfino l’anima. Non ti spara due livelli e ti molla nel nulla cosmico. Ti costruisce un ciclo di gioco con senso, con progressione, con scelte. E ti fa pure venire voglia di rifarlo con altri troopers per testare combinazioni diverse. E questo è râro. Molto più raro di quanto pensi.
Conclusione? Ma vaffanculo, è solo l’inizio
Se sei uno che cerca la ciccia, l’azione, la strategia leggera ma godibile, e vuoi qualcosa che non ti prenda per il culo dopo 2 ore, Starship Troopers VR: Continuum è una delle migliori scelte che puoi fare su Quest. Anche se odi i film, anche se ti sembrano pupazzi i fucili, anche se i movimenti sono un po’ scattosi. Perché alla fine, quello che conta, è che qui hai tra le mani un gioco che ti rispetta come giocatore e ti sfida con rispetto. E fidati, nel panorama VR moderno, è come trovare un diamante nel bidone dell’umido.
Ci si vede nel secondo articolo, se l’online prende piede. Intanto, andate a farvi massacrare, che vi fa bene.
