Recensione di RoboCop Rogue City, lento, brutto e inutile – come il reboot del 2014

Alex Murphy è tornato, ma forse era meglio se restava spento in garage con la batteria staccata

Nel 2023 qualcuno a Teyon – sì, quelli che avevano già sfornato la merdina tiepida chiamata Terminator: Resistance – ha pensato bene di tirare fuori l’ennesimo gioco per boomer nostalgici che si eccitano appena sentono un bip metallico anni ’80. Così è nato RoboCop: Rogue City, un FPS single-player uscito su PlayStation 5, Xbox Series X/S, PC Windows e, perché no, pure su macOS (giusto per farci girare i coglioni ancora di più).

Il gioco si piazza tra RoboCop 2 e RoboCop 3, cioè proprio nel mezzo del baratro creativo della saga. Il primo film era un cazzo di capolavoro, il secondo reggeva, ma il terzo era come cagare vetro dopo una serata di Jäger e kebab. E questi geni cosa fanno? Ci incastrano un videogioco nel mezzo, manco fosse una toppa su un preservativo bucato.

Tu sei di nuovo Alex Murphy, lo sbirro con l’empatia di una stampante Epson e la mobilità di un frigorifero con l’artrite. E sì, hanno tirato fuori pure Peter Weller a fare la voce e la faccia: probabilmente l’hanno convinto promettendogli un buono sconto da Burger King e un pass per la metro.

Detroit è un cesso post-apocalittico come sempre, pieno di gang che sembrano uscite da un musical brutto di Broadway e missioni che ti fanno venire voglia di spaccarti il joypad in testa. Spari con la mitica Auto-9 – pistola mitologica per i fan, ma nella pratica è una spara-cazzate automatica con rinculo da pistola d’acqua. Sì, ha munizioni infinite, ma anche la noia lo è.

E attenzione: il gioco fa finta di essere un semi-open world. In realtà sei intrappolato in livelli più lineari di un pensiero di Elon Musk sotto acido. Hanno pure buttato dentro sezioni da “detective”, dove interroghi sospetti e raccogli prove… tipo L.A. Noire ma fatto con meno budget, meno logica e più legno. Le scelte morali? Ridicole. Cambiano giusto se ti arriva un biscotto o un calcio nelle palle alla fine.

Un gameplay più legnoso del tavolo di tua nonna

Se ti aspettavi di fare il poliziotto figo che spacca culi come nei film, mi spiace per te fratello: sei finito a guidare un frigorifero con la sindrome del tunnel carpale. RoboCop si muove come se avesse un palo nel culo, un altro nelle ginocchia e uno infilato in diagonale nel cervelletto. Ogni passo è un supplizio, ogni curva è un’inculata ai danni del realismo. Ti senti potente? Sì, come un pachiderma con la gotta.

E non parliamo delle sparatorie, per favore. Le armi alternative che raccogli fanno il rumore di un rutto soffocato, e l’Auto-9 è una sega elettrica spuntata: spara veloce, ma zero rinculo, zero emozione, zero tutto. Un’arma mitica, ridotta a giocattolo da Happy Meal.

I nemici? DIO MALEDETTO CHE INFARTO DI PROGRAMMAZIONE. Sono più scemi di una puntata di Uomini e Donne fatta coi pupazzi. A volte ti ignorano mentre gli spari in faccia, altre corrono contro i muri, oppure si mettono a fissare il cielo come se aspettassero un segnale divino (che non arriverà mai, perché Dio li ha abbandonati come ha fatto con sto gioco).

Il sistema di copertura? Non esiste. I combattimenti si risolvono stando in piedi in mezzo alla stanza come un bue con la diarrea, sparando a tutto quello che si muove fino a che non si ferma. Nessuna strategia, nessuna tensione, solo tanta noia condita da un’IA che sembra programmata da uno che ha appena scoperto il tasto “copia/incolla” su Unity.

Grafica da PS3 con un filtro vintage a cazzo di cane

Parliamo della grafica, và. RoboCop: Rogue City si sforza disperatamente di sembrare retro-futurista e dark come i film, ma finisce per sembrare un mod di Fallout 3 girato nel culo di un centro commerciale abbandonato. I volti dei personaggi sono inquietanti come manichini surriscaldati, le animazioni facciali sembrano fatte da un apprendista in overdose di tachipirina.

Le luci sono buie ma non in senso stilistico: proprio non vedi un cazzo. E non è atmosfera, è solo un’illuminazione di merda. Il motore grafico ce la mette tutta per sembrare “cinematografico”, ma il risultato è un pastone indeciso tra realismo finto e plastica vecchia da cosplay economico.

I modelli sono riciclati, gli ambienti ripetuti, e a metà gioco ti viene voglia di gridare “ANCORA STO MAGAZZINO DI MERDA?”. Giuro, ci sono tre texture in croce e le hanno usate tutte e tre fino all’esaurimento nervoso.

Atmosfera? Ritmo? Ma dove? È tutto una supercazzola nostalgica

Il tono generale del gioco fa finta di essere satirico come il film originale, ma il risultato è una roba che si prende sul serio come un 50enne che si crede Batman. I dialoghi sono scritti con i piedi, pieni di cliché e battute piatte. La voce di RoboCop è talmente lenta che sembra doppiato da uno sotto morfina, e gli NPC ti parlano come se avessero paura di svegliarti.

La storia prova a essere interessante, con scelte morali, missioni secondarie e decisioni che “influenzano la trama”. In realtà cambia solo se ti grattano la pancia a fine missione o ti danno uno sticker. Tutto finto. Tutto inutile.

Il ritmo? Varia tra il “che palle” e il “voglio morire”: una missione investigativa, una sparatoria, un’altra investigazione, poi di nuovo “cerca indizi” col visore da lavastoviglie. È più noioso di una messa alle 7 di mattina, ma con più metallo e meno miracoli.

RoboCop: Rogue City è un insulto ai fan e pure ai frigoriferi

Questo gioco è la perfetta dimostrazione che non basta mettere una licenza famosa, un attore nostalgico e due filtri noir per fare un capolavoro. Ci vuole ritmo, ci vuole stile, ci vuole un cazzo di gameplay che non sembri programmato nel 2010 da un criceto ipovedente.

Invece ci ritroviamo con un RoboCop che fa la figura del coglione, una Detroit che pare disegnata col paint e un’esperienza che alla fine fa solo rabbia. Teyon ha tentato di fare un gioco per i fan… ma ha sfornato un cosplay videoludico noioso, ripetitivo e pieno di scelte sbagliate.

Vuoi fare un favore al tuo cervello? Riguardati il primo film. Che almeno lì, quando sparano, qualcuno gode.

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

Ultimi articoli

Related articles