I più sopravvalutati del gaming: quei cazzo di sviluppatori che vivono di hype e seghe mentali

Kojima: il papa delle pippe mentali

Hideo Kojima è tipo il Quentin Tarantino dei videogiochi, ma con ancora più seghe mentali e meno senso. Ogni volta che apre bocca, la community si bagna come una scolaresca al concerto di Sfera Ebbasta. Ma poi? Ti spara un gioco con due ore di gameplay e trenta di filmati dove cammini con un feto in una bottiglia e un pizzino sul collo.

Death Stranding era bello? Boh, forse per i feticisti delle poste italiane. Che poi, oh, rispetto per Metal Gear eh, ma basta con ‘sta venerazione. Non è Gesù, è uno che c’ha problemi col montaggio e con i finali. E ogni tanto pare che faccia giochi solo per far dire “che genio!”. Genio un cazzo: l’ultima idea originale ce l’aveva nel ’98, ora campa su chi ancora piange Snake.

David Cage: il re delle scelte che non servono a un cazzo

Questo tizio pensa di essere Kubrick ma scrive come Moccia dopo 10 shot di tequila.

I suoi giochi tipo Heavy Rain o Detroit: Become Human sembrano profondi, ma sotto c’hanno la consistenza di un’ostia masticata. Ti fa scegliere mille cose e poi BOOM, tutto si risolve in un finale da fiction di Rai 1. E ogni volta che pensi “oh, stavolta Cage ha fatto il capolavoro”, ti ritrovi a sbadigliare mentre uno sbirro robot piange ascoltando Beethoven.

Ma fammi il piacere. Le sue sceneggiature sono un mix tra Beautiful e Black Mirror scritto da uno con la febbre a 40. Sopravvalutato al punto che ogni gioco suo sembra una lezione di recitazione fallita. E la cosa peggiore? Lui si crede DAVVERO un regista.

Todd Howard: l’uomo delle promesse a vuoto

Questo è quello che ogni volta che apre la bocca, dovresti controllare se hai ancora il portafogli. “It just works” il cazzo, Todd.

Ogni volta promette il mondo, e ogni volta ti ritrovi con un bug che ti fa volare la testa nel culo di un NPC. Skyrim è leggenda, certo, ma pure basta. Lo vendi da dodici anni, pure su calcolatrice e su frigorifero smart. Fallout 76? Una discarica online con la grafica di un gioco del 2009 e le meccaniche di un MMO fatto da uno stagista bendato. E ora Starfield: spaccia esplorazione galattica ma ti blocca in caricamenti e ti fa atterrare su pianeti più vuoti delle promesse di un politico.

Ma tanto la gente lo ama lo stesso. Perché? Boh, sarà che ha gli occhi azzurri e la voce rassicurante, ma come sviluppatore è un truffatore col sorriso.

Peter Molyneux: l’uomo che vendeva sogni e ti dava letame

Molyneux è tipo quel vecchio zio che da piccolo ti prometteva di portarti a Disneyland e poi ti mollava al bar con una Sprite e una rivista porno.

Ogni gioco era “il più rivoluzionario mai fatto” secondo lui. Fable doveva cambiare il mondo. Invece cambiava giusto i tuoi coglioni in palla. Black & White era fico sulla carta, poi ti ritrovavi a lanciare vaccini e palle di fuoco senza capire un cazzo.

Ogni volta che apriva bocca, era un’orgia di hype, illusioni e delusioni colossali. Non sviluppava giochi, vendeva aria fritta con la salsa dell’ego. Uno che avrebbe potuto fare la storia… ma ha preferito fare fumo. Tanto, chi se ne fotte della sostanza, vero Peter?

Neil Druckmann: il predicatore della narrativa forzata

Druckmann è bravo, sì, ma porca vacca se se la tira. The Last of Us Part II è un capolavoro? Forse, ma è anche una gigantesca sborrata d’autore dove ogni momento urla “guardami quanto sono profondo!”.

Sta ossessione per distruggere le aspettative, cambiare i protagonisti, fare lo shock narrativo… bro, c’hai rotto. Una cosa è raccontare una storia forte, un’altra è tirare giù il cast a colpi di machete per far piangere il pubblico e poi metterli davanti ad Abby Hulk Hogan a suonare la chitarra. Lo sviluppo di Naughty Dog sta diventando un club letterario per masochisti. Tutto bello, ma anche basta con ‘sto tono da “noi siamo il cinema del gaming”. Fate i giochi, fateci godere, e smettetela di volerci insegnare la morale a ogni morte.

E quindi?

Tutti questi cazzo di sviluppatori, da un lato geniali, dall’altro montati a bestia. Hanno creato robe storiche, sì, ma vivono da troppo tempo nel mito, protetti da fanboy che si farebbero spellare vivi pur di difenderli. Nessuno dice che fanno schifo, ma cazzo, se non ci mettiamo a sfotterli un po’ quando esagerano, finisce che tra poco ci vendono pure i salvaschermo a 70 euro con l’etichetta “esperienza narrativa intensa”.

Ora tocca a voi, sicarios: chi buttereste giù dal trono dei finti geni del gaming?

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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