Gun X su Meta Quest 3: la nostra recensione

Lo sparatutto dove ti costruisci la tua arma con le tue mani – ed è uscito oggi, cazzo!


Irusu Studios, un gruppo di sviluppatori indie con due coglioni così, ha appena sganciato la sua bomba su Meta Quest 3: Gun X. Dopo mesi di silenzio, beta chiuse e tanto hype sottotraccia, il gioco è uscito ufficialmente oggi, e noi di El Cartel del Gaming ce lo siamo spolpati in anteprima per sputare la verità nuda e cruda.

Spoiler: è una roba innovativa, adrenalinica, con idee geniali, ma anche con diverse mancanze che – se non rattoppano – rischiano di farlo morire prima del tempo. Ma se siete appassionati di VR e sparatutto, allora state per leggere qualcosa che vi manda in fissa.


Montaggio armi e poligono – l’idea del secolo

Partiamo con la modalità più figa e geniale: ti costruisci le armi da solo. E non sto dicendo “le scegli” o “le modifichi” – no no, le monti pezzo per pezzo con le mani, come se fossi in un’officina da guerra. Caricatori, canne, mirini, calci, tutto va assemblato manualmente.

Ci sono armi classiche come cecchini, pistole, fucili automatici e lanciarazzi, che poi puoi testare nel poligono. E lì ci sta il primo momento goduria: impugni la tua creatura fatta a mano e spacchi bersagli come un dio del grilletto.

Il problema? Ce ne sono poche, porca troia. Le opzioni sono ancora limitate e si sente la fame di più pezzi, più modelli, più fottute combinazioni. Se Irusu non rilascia aggiornamenti con nuove armi in fretta, sta modalità rischia di stancare in fretta anche i più malati.


Singleplayer – zombie, bombe e ansia pura

La seconda modalità ti butta in missioni sempre più difficili con orde di zombie e arene claustrofobiche dove devi costruire armi e crearti bombe esplosive come molotov e granate mentre senti i morti ringhiare alle spalle.

Qui Gun X si trasforma in un survival adrenalinico dove il tempo è tuo nemico. Devi montarti l’equipaggiamento al volo, fare le tue scelte tattiche in pochi secondi e poi sterminare tutto quello che si muove prima di essere sbranato vivo.

È una corsa contro il tempo e contro la tua ansia. Il gameplay qui raggiunge i suoi picchi più alti, ma anche i suoi limiti più evidenti: grafica scarna, ambienti ripetitivi e una fisica da rivedere. I nemici a volte sembrano burattini, e gli effetti non ti fanno proprio dire “wow”.

Ma la tensione c’è, il sistema delle bombe è fico, e la difficoltà crescente ti tiene incollato. Con un paio di patch, potrebbe diventare una delle modalità survival più originali in VR.


Multiplayer – duelli veloci e tensione da torneo

E ora veniamo alla modalità multiplayer, quella che potrebbe davvero far esplodere la popolarità di Gun X… se gestita bene.

Qui il concept è lo stesso: monti la tua arma a mano, velocemente, e poi affronti un altro giocatore in uno scontro diretto 1v1. Le arene sono piccole, i tempi stretti, e la vittoria va a chi riesce a montare veloce e sparare meglio.

Al momento la modalità si basa su “Duel Matches”, sfide intense senza cazzate di contorno. Il potenziale è altissimo, ma come tutto il resto del gioco, è in uno stato ancora un po’ grezzo. Poche mappe, niente matchmaking intelligente e nessun sistema di classifica per ora.

Ma bastano due o tre update seri per farne una modalità competitiva VR con le palle, e magari una community incazzata come quella di Pavlov o Contractors.


Grafica e fisica – si può e si deve fare di meglio

Lo diciamo senza girarci intorno: Gun X non è una bomba visiva. La grafica è pulita ma basilare, con ambientazioni spoglie e modelli poco rifiniti. La fisica è legnosa, soprattutto nei movimenti dei nemici e nella reazione degli oggetti all’ambiente.

Tutto funziona, ma non ti senti mai davvero dentro un campo di battaglia. Sembra più di essere in un simulatore in fase di test, che in un gioco sparatutto moderno. Il Quest 3 può dare molto di più, e speriamo che Irusu tiri fuori gli artigli nelle prossime settimane.


Il verdetto di El Cartel

Gun X è un esperimento bastardo e geniale. Ha il cuore, ha le idee, ha la personalità di un gioco che vuole rivoluzionare il VR. Ma ha anche i limiti di una produzione indie: poche armi, poca varietà, e un comparto tecnico che grida vendetta.

Detto questo, noi ci siamo gasati lo stesso. L’idea di montare la tua arma sotto pressione mentre gli zombie ti mangiano le chiappe è semplicemente irresistibile. E se il multiplayer crescerà, Gun X potrebbe diventare uno di quei titoli culto che ogni possessore di Quest si deve scaricare.

E ora che è uscito, non avete più scuse. Andate a montarvi un fucile e fatevi linciare online. Ma ricordate: se siete lenti, finite nel culo del primo zombie.

VOTO FINALE: 3.5/5

Logan Rox
Logan Rox
Gioco quasi sempre online, con gente vera e senza filtri. Offline mi annoio dopo 10 minuti. Al momento sono in fissa con REPO, e no, non faccio dirette: così posso insultare, bestemm... ehm, sfogarmi e dire tutto quello che mi pare senza censure. Il gaming per me è libertà, non spettacolo da vendere.

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3 Comments

  1. Bellissima recensione e il gioco lo sembra altrettanto! Grazie vado a vedere di acquistarlo!

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Una figata a metà. Gun X ha le idee, ha la base, ha il cuore. Ma deve ancora farsi le ossa. Se Irusu Studios non si addormenta e sforna aggiornamenti a raffica, può diventare un piccolo cult del VR. Ora come ora? Vale la pena provarlo, ma con aspettative equilibrate.Gun X su Meta Quest 3: la nostra recensione