Vampire The Masquerade Justice: la nostra recensione

Quando sei il predatore, tutto cambia. Ma se il buio ti fa inciampare, allora c’è qualcosa che non va.

Un’idea coraggiosa: il mostro sei tu

“Vampire: The Masquerade – Justice” il gioco sviluppato da Fast Travel Games non è il classico gioco dove scappi dalle creature della notte. Qui sei tu la creatura, un ghoul con sete di vendetta e sangue, nel cuore di una Venezia cupa, gotica e sorprendentemente credibile. Finalmente non interpretiamo la vittima o il cacciatore umano: siamo il predatore. E questa inversione di ruolo, in VR, è una delle scelte più azzeccate del gioco.

L’atmosfera ti mette subito in mood: strade strette, luci soffuse, dettagli ovunque. L’ambientazione è uno dei punti forti, con una Venezia rappresentata con stile e una cura architettonica che chi vive nei dintorni noterà subito. Non è una ricostruzione turistica, è una Venezia alternativa, malata e piena di segreti. Una base perfetta per una storia da World of Darkness.

Gameplay: Hitman sotto steroidi vampireschi

Il sistema di gioco ruota attorno allo stealth. Ogni missione è un invito a usare cervello e pazienza per uccidere senza farsi vedere. E in questo senso, Justice riesce bene a farti sentire una minaccia invisibile. Ti muovi tra i tetti, ti teletrasporti da un punto all’altro, sfrutti i poteri vampirici per restare nascosto, vedere i nemici attraverso i muri, diventare invisibile o stordirli con dardi.

Ricorda molto Hitman, ma con poteri sovrannaturali al posto degli abiti da infiltrazione. La soddisfazione di riuscire a far fuori un’intera zona senza far scattare l’allarme è grande. Ogni eliminazione è ben realizzata: puoi attaccare corpo a corpo, succhiare il sangue, piazzare trappole d’ombra, o usare la balestra con dardi caricati manualmente, uno per uno. Il coinvolgimento nelle interazioni VR è concreto, e si sente che il team ha curato questo aspetto con attenzione.

Tuttavia, se da un lato ci sono strumenti interessanti, dall’altro il livello di sfida non è all’altezza. I nemici sono stupidi, con routine prevedibili e reazioni lente. Puoi distrarre un tizio lanciando una bottiglia, far fuori il suo compare davanti a lui, e quello al massimo ti dice “oh no!” prima di tornare a farsi i cazzi suoi. Questo toglie tensione e rende l’esperienza più meccanica. Dopo poche missioni, trovi il metodo più efficace e non hai motivi reali per cambiare.

La scelta peggiore del gioco: il filtro visivo del cazzo

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E ora arriviamo al vero problema, quello che spezza l’immersione come una martellata su un vetro: il filtro nero attorno alla visuale quando ti muovi. Capisco il comfort, la motion sickness e tutto il resto. Ma qui siamo oltre. Il gioco è già buio per stile – ci sta, sei un vampiro – ma oscurare ancora di più la visuale ogni volta che ti muovi è un errore gravissimo. Ti trovi spesso a non vedere dove stai andando, sbattendo contro gli oggetti o perdendoti i dettagli dell’ambiente.

Una soluzione sarebbe permettere al giocatore di disattivare o personalizzare quel filtro. Ma così com’è, ti rovina l’esperienza, soprattutto se sei uno che gioca dritto per ore.

Interazioni ambientali: fighe ma grezze

Justice si vanta di avere ambienti interattivi e oggetti con cui puoi giocare. Ed è vero: le bottiglie, le leve, le porte, le chiavi… puoi toccare tutto, in teoria. Ma in pratica, quando si tratta di oggetti piccoli, la precisione va a farsi benedire. Provare a raccogliere un topo per dissanguarlo, ad esempio, è un’impresa. Sembra che la fisica abbia la stessa precisione di un gorilla ubriaco.

E il problema non è solo fastidioso a livello pratico: rompe il senso di presenza. In VR, quando qualcosa non risponde come dovrebbe, il cervello lo sente. Il mondo perde coerenza e tutto sembra più finto.

Narrativa guidata ma affascinante

La storia principale ha un impianto classico: sei un vampiro con un passato incasinato, ti viene dato un compito, scopri tradimenti, affronti boss, eccetera. Non aspettarti una scrittura rivoluzionaria, ma il tono gotico-punk funziona, e se sei nuovo al mondo di Vampire: The Masquerade, ti introduce bene all’universo. Le fazioni, i poteri, le dinamiche da clan… sono spiegate senza annoiare.

Il lato meno riuscito? Troppa mano guida. Ti viene detto quasi sempre dove andare, cosa fare, come farlo. Ci sono obiettivi evidenziati automaticamente, percorsi ovvi, e il “senso vampirico” che ti mostra costantemente dove si trova il prossimo obiettivo. È comodo, sì. Ma toglie tutto il gusto della scoperta.

Level design e struttura: illusioni d’open world

Justice non è open world, ma prova a sembrarlo. C’è una zona chiamata “Le Strade” dove puoi muoverti liberamente tra una missione e l’altra, ma è solo un hub camuffato. Puoi uccidere qualche tizio per ricaricare la salute, esplorare un po’… ma in sostanza non succede nulla. Le missioni sono strettamente lineari, con obiettivi obbligati da completare per avanzare. Non puoi approcciarle in modo creativo, non puoi decidere davvero come risolverle. Ti sembra di avere libertà, ma in realtà sei sempre su rotaie.

Durata e ritmo: otto ore che girano in tondo

Il gioco dura circa otto ore, che è onesto per un titolo da 30€. Ma dopo le prime tre, capisci il trucco. Le missioni si assomigliano, gli obiettivi sono sempre gli stessi, i poteri non si evolvono in modo significativo. L’unico stimolo rimane la bellezza dell’ambiente e la voglia di finirlo. E anche i boss, seppur ben disegnati, non cambiano la formula in modo netto.

Conclusione? No. Ma ci siamo capiti

“Justice” ha stile, ha atmosfera, ha un’idea coraggiosa e una base solida. Ma manca di rifinitura, profondità e sfida. È come un bel quadro appeso storto: lo guardi e lo apprezzi, ma qualcosa ti infastidisce. I fan dell’universo World of Darkness ci troveranno pane per i loro denti, chi ama lo stealth VR ci passerà delle buone ore. Ma resta l’amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere se solo fosse stato più rifinito.

E voi, sicarios… siete pronti a diventare i predatori o vi basta ancora nascondervi tra le ombre?

Logan Rox
Logan Rox
Gioco quasi sempre online, con gente vera e senza filtri. Offline mi annoio dopo 10 minuti. Al momento sono in fissa con REPO, e no, non faccio dirette: così posso insultare, bestemm... ehm, sfogarmi e dire tutto quello che mi pare senza censure. Il gaming per me è libertà, non spettacolo da vendere.

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Un viaggio dark e violento nella Venezia dei vampiri, tra ombre seducenti e scelte discutibili di gameplay. Vampire: The Masquerade – Justice ti mette finalmente nei panni del mostro, ma spreca parte del suo potenziale con nemici stupidi, comfort invasivo e poca libertà d’azione. Un’esperienza immersiva che colpisce, ma non affonda.Vampire The Masquerade Justice: la nostra recensione