Ha l’armatura da capolavoro, ma sotto c’è un gioco da 6 stiracchiato e pure stanco di vivere
Steel Seed non è brutto, ma cazzo… è stanco. È uno di quei giochi che ci tiene tanto a farti credere che spaccherà tutto, ti bombarda di neon, metal, atmosfere post-umane, robot giganti e una protagonista super atletica che corre e salta come se fosse in saldo da Decathlon.
Per i primi cinque minuti dici: “Oh cazzo, magari ci siamo”. Poi inizi a giocare davvero. E lì scatta il disastro. Perché Steel Seed ha un problema grave: vuole fare tutto ma non fa bene niente.
La storia parte da un’idea anche interessante, ma che ormai abbiamo già visto troppe volte. Zoe, la protagonista, si sveglia in un futuro devastato, dove gli umani si sono praticamente estinti e il mondo è nelle mani delle IA. Lei è, ovviamente, l’ultima speranza. C’è di mezzo suo padre, un CEO maledetto, qualche tradimento, e l’immancabile robottino compagno – KOBY – che la segue ovunque, commenta tutto e le spara dritte come fosse il suo fratellino minore.

Il tono della narrazione fa a pugni con se stesso: si passa da momenti cupi a frasi ironiche completamente fuori luogo, tipo Zoe che lancia battutine mentre scivola sotto un pilastro crollato o mentre affronta robot assassini. Cioè, ragazza, sei l’unica viva sulla Terra e parli come Deadpool? Dai su, un minimo di coerenza.
Estetica da urlo, gameplay che si spegne presto
A livello visivo Steel Seed fa la sua porca figura. I primi scorci sono suggestivi, i corridoi metallici bui con le luci al neon sfarfallanti ti danno subito la sensazione di essere dentro qualcosa di figo. Anche i robottoni, le creature meccaniche giganti, e certi scorci post-industriali hanno una bella presenza.
Il problema è che dopo poco ti accorgi che è tutto finto dinamismo. La varietà scarseggia. I livelli diventano presto ripetitivi, gli ambienti iniziano a somigliarsi tutti e l’atmosfera, che all’inizio era intrigante, si trasforma in una lunga camminata nella noia.
Il gameplay è diviso tra fasi di platforming, stealth e qualche combattimento obbligato. E qui le cose si fanno altalenanti.
Il platforming funziona decentemente: scivolate, arrampicate, salti su pareti distrutte, fughe da edifici che crollano. Tutto molto “cinematografico”, ma anche qui, tutto molto visto e rivisto. L’ispirazione ad Uncharted è palese, ma senza la stessa fluidità o tensione. Le sequenze spettacolari ci sono, tipo quando ti ritrovi a scappare da una struttura che implode o da un robotone incazzato, ma funzionano solo le prime volte, poi diventano prevedibili. Sai già cosa sta per succedere e ti ritrovi a pensare: “Okay, fammi sta corsetta scriptata così torno a fare stealth, va’.”
E parliamo proprio dello stealth, perché è il core del gameplay, o almeno ci prova. All’inizio è basilare: poche abilità, nemici scemi, trappole che ti fanno sentire un ninja anche se sei un dilettante allo sbaraglio. Però dai, ci sta. Poi col tempo sblocchi nuove robe, e in teoria dovresti diventare più figo…

In pratica no.
Perché anche se le abilità aumentano, i nemici sono sempre gli stessi quattro stronzi con pattern di pattugliamento ridicoli, e il gioco non ti stimola mai a pensare davvero.
Le sezioni stealth diventano solo più lunghe, più noiose, e pure frustranti, perché i checkpoint sono messi a caso: sbagli una cazzata dopo 15 minuti di infiltrazione e ti tocca rifare tutto da capo. Un incubo.
Combattimento? No grazie, passo
Il combat system di Steel Seed fa schifo. E non è un modo di dire. È davvero una roba messa lì perché “oh, ci serviva un sistema di combattimento, no?”
Il lock-on funziona male, gli attacchi sembrano presi da un gioco PS2, i colpi non danno alcun feedback e l’animazione delle combo è talmente legnosa che sembra Zoe abbia le giunture in cemento armato.
Quando ti beccano durante le fasi stealth, e ti costringono a combattere, l’unica cosa che pensi è: “Ricarico il checkpoint, fanculo.”
E guarda caso, anche il gioco sembra saperlo, visto che le sezioni obbligatorie di combattimento sono poche, per fortuna. Ma quando ci sono, vorresti solo uscire e spegnere la console.
Le abilità sbloccabili avrebbero potuto salvare un po’ la baracca. Invece diventano una lista di task inutili tipo “uccidi 5 nemici senza farti vedere” o “scansiona 10 robot in fila”, roba che fa sembrare il gioco un lavoro da ufficio.
Il potenziamento non è stimolante, è noioso. Ti fa perdere tempo in ambienti vuoti, grigi e senza anima per raccattare punti e risorse che userai per abilità che ti faranno dire “meh”.
La lore? Mah. Il mondo? Boh. La storia? Naaaah.

Steel Seed ci prova anche sul lato narrativo, con una valanga di lore su corporation maledette, tradimenti, esperimenti, IA deviate e ovviamente un colpo di scena… che però si vede arrivare a chilometri.
Letteralmente: potresti essere cieco e capire comunque dove sta andando la storia. E non scherzo.
La parte “emotiva” legata a Zoe e suo padre non funziona, i dialoghi sono scritti male, e il gioco non ti dà nessuna ragione vera per continuare se non “perché me lo sta dicendo lui”.
Nessuna voglia di salvare sto mondo, nessuna empatia, nessun attaccamento. È tutto vuoto, senza spessore, senza pathos.
Il parere personale, detto senza filtri
Se fossi un professore e Steel Seed fosse un compito in classe, direi:
“Congratulazioni, l’idea c’era. Ma cazzo, non ti sei applicato. 5 secco. Ci vediamo al recupero.”
Perché non è un gioco orribile, e ogni tanto qualcosa di buono lo tira fuori: magari un inseguimento fatto bene, un robot gigante che fa impressione, una sezione stealth ben calibrata.
Ma cazzo, tutto il resto è piatto, stanco, ripetitivo, poco ispirato. È come un panino fatto da uno che sa cucinare, ma quel giorno era scazzato e ci ha messo dentro solo pane secco e formaggio andato a male.
Steel Seed può piacere? Sì, a qualcuno piacerà. Magari a chi cerca solo un po’ di azione leggera e non si fa troppe domande.
Ma se vuoi un’esperienza vera, coinvolgente, tosta… cambia strada.
E voi, sicarios?
Avete ancora voglia di giochi stealth sci-fi con la stessa energia di un toast bruciato? O anche voi iniziate a sentire puzza di riciclo con ‘ste robe tutte luci e niente anima? Scrivetecelo, che stavolta vogliamo sapere se siamo gli unici ad esserci rotti il cazzo.
