Dopo 30 anni di allenamento, ci meritiamo mostri brutali, non criceti glitterati con le animazioni di un PowerPoint
Sono passati quasi 30 fottuti anni dall’uscita di Pokémon Rosso e Blu. Eravamo ragazzini col Game Boy sotto al banco, pronti a far evolvere un Charmeleon in Charizard e sfondare tutto. Oggi quei ragazzini sono cresciuti, hanno la barba, pagano le bollette, e magari hanno pure figli…
ma continuano a giocare a Pokémon.
E fin qui tutto normale: è una passione generazionale, tatuata nel cervello. Il problema? Nintendo ancora non l’ha capito.

Dialoghi da asilo nido, trame da cartoni delle 7: chi pensate stia giocando, un neonato?
Ogni nuovo gioco Pokémon sembra scritto da un team di gente che crede che il giocatore medio sia un bimbo col pannolino, il biberon in mano e la testa piena di arcobaleni.
Dialoghi tipo:
– “Ciao, nuovo amico! Andiamo ad abbracciare la felicità nel mondo dei mostriciattoli amici!”
Ma che cazzo. Abbiamo vissuto crisi esistenziali con Final Fantasy VII, tradimenti in The Last of Us, e loro ci propinano ancora frasi da libro da colorare?
Oh Nintendo, notizia shock: il fan medio dei Pokémon ha tra i 30 e i 50 anni. Ha vissuto traumi, crisi economiche, relazioni tossiche e ti aspetti che si emozioni per un Eevee che ti fa l’occhiolino dopo una bacca?
Combattimenti senza sfida e Pokémon che sembrano peluche da fiera

Il sistema di combattimento è diventato una carezza sulla testa. Nessuna difficoltà, nessuna AI intelligente, nessun bisogno di strategia: scegli l’attacco, vinci, raccogli premi. Fine. Siamo arrivati al punto che se sbatti le palpebre, hai già battuto quattro palestre e ricevuto una medaglia di partecipazione col glitter.
E parliamo dei nuovi Pokémon: dove sono i bastardi come Gengar, Tyranitar o Houndoom?
Ora ci troviamo roba come:
– Floricciù, il Pokémon della gentilezza che si nutre di emozioni
– Cuorilù, tipo Folletto, si evolve quando gli dici che lo ami tre volte
Ma siamo seri? Io voglio un mostro con le zanne, le fiamme negli occhi e la voglia di distruggere mondi, non un pupazzo di peluche che ride ogni tre passi.
Pokémon non è più un’avventura. È una coccola interattiva
Ci avevano promesso mondi vasti, libertà totale, nuove esperienze.
Ci hanno dato invece:
– Animazioni riciclate
– Grafica da mobile game
– Personaggi che sembrano usciti da un’app educativa per tablet
E guai a parlare di difficoltà. Perché se mai chiedi un po’ di sfida, ti dicono: “Eh, ma Pokémon è per tutti!”
Sì, ma “tutti” include pure noi adulti, no? O solo chi si commuove per un Pikachu con il cappellino di lana?

Nintendo, svegliati: ci meritiamo il gioco Pokémon che non avete mai avuto il coraggio di fare
Un open world VERO, con scelte morali, lotte brutali, storie serie e mostri che fanno paura, non pena.
Basta coccole.
Basta semplificazioni.
Basta prendere per il culo chi vi ha reso quello che siete.
Se avete paura di perdere il pubblico giovane, fate due versioni: una edizione “cuoricini e abbracci” e una “death mode” con Pokémon psicopatici e allenatori bastardi.
Fateci sognare di nuovo, o almeno fateci sudare.
