Po torna, spara calci e battutine… ma stavolta DreamWorks ci ha presi per scemi?
Nel 2008 abbiamo conosciuto Po: un panda obeso, goffo e ossessionato dagli spaghi, che in qualche modo diventava il prescelto per salvare la Cina a suon di kung fu e scorregge filosofiche. Il primo Kung Fu Panda era una bomba: divertente, fresco, con stile, cuore, e scene d’azione che spaccavano anche per gli adulti.

Poi sono arrivati il 2 e il 3, meno brillanti ma comunque degni di chiamarsi sequel. Ma adesso, nel 2024, arriva Kung Fu Panda 4… e la domanda è una sola: era davvero necessario?
La trama? Sembra scritta durante una diarrea
Po stavolta deve diventare una specie di “guida spirituale” e trovare un degno successore come Guerriero Dragone. E già qui uno dice: cazzo, finalmente un cambiamento, magari si evolve… E invece no. La storia si trascina in modo pigro, con una nuova villain chiamata La Camaleonte, un essere che cambia forma e fa cose tipo “rubare le abilità degli altri”… ma senza mai farci tremare mezza chiappa.
Il problema grosso? Tutto è safe, già visto, e senza anima. Nessun rischio, nessuna evoluzione vera. Po continua a fare battutine cringe, mangiare a strafottere e vincere combattimenti senza mai darci la sensazione di star rischiando davvero il culo.
E la roba che fa più incazzare è che tutto questo sembra costruito solo per vendere pupazzi ai bambini e gadget negli Happy Meal.
Dove cazzo sono i Cinque Cicloni?
Ti ricordi Tigre, Gru, Vipera, Scimmia e Mantide? I Cinque Cicloni erano un fottuto spettacolo. Erano parte integrante dell’anima della saga. In Kung Fu Panda 4… spariti. Letteralmente messi da parte. Alcuni non si vedono manco per sbaglio. È come fare Fast & Furious senza le auto. Un tradimento bello e buono.
Il film si concentra solo su Po e una nuova ladra volpe di nome Zhen, che ha più screen time di qualsiasi personaggio storico della saga. E il rapporto tra loro due dovrebbe reggere l’intero film, ma sai cosa? Non regge un cazzo.
Visivamente figo… ma il cuore dov’è?
DreamWorks ci ha abituati a uno stile visivo da leccarsi le palle. Anche stavolta il film è bello da guardare: colori vibranti, animazioni fluide, ambientazioni affascinanti. Ma come sempre: la forma senza sostanza fa solo incazzare di più.

Hanno messo la maschera dorata al nulla. È un film che si guarda bene, ma non ti lascia niente. Niente pathos, niente empatia, niente momenti da pelle d’oca come lo scontro contro Tai Lung o la morte di Shen. Qui il cattivo viene risolto con la solita battutina e la solita lezione da biscottino della fortuna. Una tristezza.
La verità nuda e cruda: è un sequel fatto per riempire le casse
Ehi, ma allora chi cazzo l’ha chiesto sto quarto capitolo? Te lo dico io: nessuno. Questo è uno di quei casi in cui uno studio guarda il catalogo e dice “che IP possiamo riesumare per farci altri soldi sicuri?”. Kung Fu Panda. Facciamolo. Punto. Nessuna visione, nessuna urgenza narrativa, solo una gigantesca operazione commerciale.
E non è che la gente non l’abbia notato. Il web è pieno di commenti tipo:
“È carino, ma completamente dimenticabile”
“Una delusione, la saga meritava un finale migliore”
“Sembra fatto per Netflix, non per il cinema”
E il bello è che stavolta non stanno sparando stronzate: hanno ragione da vendere.
