I giapponesi pensano che chi gioca non abbia mai toccato una tetta vera

Se guardi una scena di sesso in un film nessuno dice nulla, ma se capita in un videogioco ti senti subito sporco

Succede sempre così. Sei sul divano con la tua ragazza, i tuoi o chi cazzo vuoi, e guardate un film. Parte una scena di sesso, due si spogliano, iniziano a limonare, magari si vede pure una tetta: tutto normale. Nessuno commenta, nessuno si imbarazza, anzi, tutti col viso neutro, lo sguardo fisso sullo schermo, come se stessero guardando una scena d’azione.

Ma appena succede in un videogioco… cambia tutto.
La tensione sale come un razzo.
Ti senti subito osservato, giudicato. Tuo padre storce il naso, tua madre ti guarda come se stessi toccandoti sotto al plaid, e la tua ragazza ti fissa come se stessi giocando a un simulatore di perversione. Tu nel panico, inizi a spiegarti: “eh, sti giapponesi, sono strani…”. Oppure premi pausa e ti metti a fissare l’inventario per sembrare innocente, sperando che nessuno abbia notato la scena appena passata.

Eppure non hai fatto nulla. Non è colpa tua. Il gioco l’ha messa lì, quella scena, con tutta la malizia del mondo. Ma perché cazzo ci fanno sentire così?

Non ho problemi col sesso nei videogiochi. Mi piacciono i personaggi sensuali, mi piacciono le situazioni piccanti, va benissimo. Ma quello che mi distrugge è come vengono mostrate certe cose. Perché il problema non è il contenuto… ma la cazzo di regia.

Atelier Yumia: belle tette, inquadrature da maniaco

Stavo recensendo Atelier Yumia, un JRPG che mi ha pure divertito, ma porca puttana, è un’esplosione di fanservice a ogni angolo.
Maschi e femmine ipersessualizzati, con addominali lucidi e tette che sfidano la gravità. E fin qui uno potrebbe pure dire “fa parte dello stile giapponese”. Ma è il modo in cui te li spiattellano addosso che fa schifo.
Inquadrature improvvise, zoom sulle tette, sulle cosce, sui culi. Sembra che tu stia sbirciando da un buco del bagno delle ragazze. Ti fanno sentire un pervertito anche se stai solo giocando.

E ovviamente chi è con te nella stanza lo nota. Ti guarda. E tu ti senti in colpa. Devi giustificarti con un “eh, sti giapponesi sono strani haha… almeno non ci sono tentacoli”.

Ma la cosa tragica è che, se cerchi di coprire la scena mettendo in pausa, ti becchi una schermata ancora più ambigua, tipo tutte le ragazze del gruppo che si strusciano tra loro mentre parlano di missioni. E lì ti vergogni pure di esistere.

Il problema non sono i personaggi sexy, ma come li trattano

Non sto dicendo che voglio giochi senza sensualità, anzi. Se metti personaggi sexy, fallo bene. Raccontalo. Inseriscilo nella trama.
È come se tutti fossero bellissimi, ma nessuno se lo dice. Come se in un gruppo di ventenni in piena tempesta ormonale nessuno sentisse attrazione per nessuno.
Ma intanto la regia ti zooma sul culo della protagonista ogni tre minuti.

Nei giochi giapponesi sembra che il sesso esista solo come fanservice per lo spettatore, non come qualcosa di reale tra i personaggi. Nessuno flirta, nessuno ammette di provare desiderio, nessuno fa una battuta un minimo sexy. Eppure sono tutti mezzi nudi.

Mass Effect 2: come si fa bene

Prendiamo Mass Effect 2. Miranda è un personaggio ipersessuale, sì, ma ha senso. Il gioco ti inquadra spesso il culo, vero, ma poi scopri che il suo corpo è stato creato geneticamente per essere perfetto. Quindi quella sensualità non è gratuita, è parte del suo vissuto, del suo trauma. La regia ti fa notare la sua bellezza, ma anche quanto lei si senta osservata e ridotta a oggetto.
In quel caso non ti vergogni di guardare. Ti immedesimi.

È una narrazione coerente, sensata. E viene da un RPG occidentale, certo, ma con il cuore pieno di amore per i JRPG giapponesi. Bioware ha sempre detto di essere stata ispirata da Final Fantasy VII, e si vede.

The Silent Kingdom: RPG sexy, ma con cervello

Un altro esempio figo è The Silent Kingdom, RPG spagnolo che merita da morire. La protagonista è una principessa bella da infarto, i suoi compagni sono due fighi spaziali.
Ma qui la sensualità non è buttata a caso. Il gioco ti fa entrare nella testa della protagonista, ti fa capire la sua attrazione, le sue emozioni.
E il bello è che il gioco ti costringe a scegliere: se ti avvicini troppo a uno, rischi di perdere l’altro.
Non è un harem da anime. È una storia di tensione vera, emotiva, dove il sesso non è solo visivo, ma fa parte della narrativa.

Ci sono maledizioni sexy, personaggi di contorno sensuali, momenti ambigui… ma tutto fatto con stile. Con equilibrio.
E lì non ti vergogni, anzi: sei dentro la storia. Non sei uno che guarda, sei uno che vive.

Non serve censurare, serve fare le cose meglio

Il punto non è “coprire i personaggi” o fare i puritani.
Il punto è dare un senso alla sensualità.
Se tutti sono belli, se l’universo è pieno di personaggi che sembrano modelli usciti da un sogno erotico, fatelo notare. Fateli interagire.
Fateli desiderare, litigare, provocarsi, come nella vita vera. Come negli RPG occidentali migliori.
Così la scena di sesso, o quella hot, non sembrerà più un contenuto da nascondere, ma parte della storia.

Finché non succederà, continueremo a sentire quel brivido di imbarazzo ogni volta che compare una tetta.
Continueremo a ridere male mentre guardiamo i piedi di Quiet nella sabbia, e ci chiediamo perché cazzo stiamo sudando.

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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