Cosplayer di tutto il mondo: fate schifo, smettetela di travestirvi che fate paura ai bambini

Quando il cosplay diventa un circo dell’imbarazzo e dell’autoumiliazione globale

Oh sicarios, oggi non si salva nessuno. Basta con le mezze misure: è ora di dirlo forte, chiaro e col megafono: i cosplayer fanno ribrezzo. Non c’è una singola fiera nerd nel mondo che non sembri un carnevale tossico con personaggi usciti dall’incubo di un bambino febbricitante. E il bello? Loro pensano pure di essere fighi.

Ma parliamoci chiaro. Da Tokyo a Milano, da New York a Lucca, il cosplay è diventato l’arte dell’autodistruzione visiva. Gente che pesa 120 chili che si veste da Sailor Moon, maschi adulti con la barba che si mettono i tacchi per fare Asuka, ragazzine che non hanno visto un anime in vita loro ma si truccano come se fossero in un porn0 cyberpunk post-apocalittico.

E poi i dettagli, madonna santa. Armature fatte col cartone delle pizze, parrucche da Aliexpress piene di nodi, trucchi spalmati con la cazzuola. E quando gli chiedi che personaggio stanno interpretando, rispondono pure offesi tipo “eh, sono la versione gender fluid di Sephiroth con contaminazioni steampunk”. Ma vai a cagare va, che manco Nomura ti riconoscerebbe.

Ci sono anche quelli che si prendono maledettamente sul serio, eh. Gente che ci spende MILIONI (di neuroni) e si crede a Cannes invece che in mezzo a una fiera puzzolente con stand pieni di pupazzi cinesi tarocchi. Fanno le pose, si mettono in cerchio, fanno il photoset come se fossero su una passerella… ma poi li rivedi in treno la sera, disfatti, con la parrucca che pende come un panno bagnato e l’autostima sotto i piedi.

Il cosplay è diventato un delirio collettivo. Nessuno sa più chi cazzo sta interpretando chi. C’è chi si inventa OC (original character) solo per non dover ammettere che non ha idea di chi interpretare. Ma che original, fratello, sembri uscito da un sacco della Caritas con una spada di gommapiuma.

E poi, l’aspetto più inquietante: i cosplay in coppia. Due poveri cristi, magari anche in crisi matrimoniale, che si vestono da Mario e Peach e pensano che stiano salvando il loro rapporto a colpi di moustache e minigonne. Che disagio. O quelli che usano il cosplay per rimorchiare, come se il fatto di essere vestito da Kakashi potesse farti dimenticare l’alito di pipì e la timidezza paralizzante. Bro, non serve il mantello, serve lo psichiatra.

Insomma, sicarios, il cosplay non è più omaggio. È scempio. È tortura visiva. È una forma d’arte che è scivolata nel burrone della vergogna collettiva. Serve un reset. Serve che qualcuno dica basta.

E noi lo diciamo: basta cosplay, tornate ad essere brutti in borghese. Era meglio.

La domanda finale è: quanto manca prima che i cosplayer si rendano conto che stanno facendo più male alla cultura pop che una live di Fedez su Twitch?

Donny Rox
Donny Roxhttps://www.elcarteldelgaming.com
Gioco per il gusto di spaccare in chill, non per correre dietro ai tryhard. Sono il più forte da console su Rainbow Six Siege, ma non vado in giro a fare il figo. Quando non sto recensendo porcherie che mi fanno venire voglia di spegnere tutto, mi rilasso su Battlefield a fare casino con stile. Se il gioco non mi diverte, lo brucio. Letteralmente.

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