L’influencer ha speso circa 25.000 dollari per il costume originale indossato da Mike Myers nel film del 2003. Poi è iniziata la parte decisamente più assurda della storia.
Internet aveva già trasformato Cat in the Hat in una specie di mostro da film horror. Video inquietanti, avvistamenti notturni, immagini sgranate e una quantità impressionante di contenuti diventati virali avevano trasformato il personaggio di Dr. Seuss in qualcosa che probabilmente non era mai stato previsto neanche nei peggiori incubi di chi ha realizzato il film.
Poi è arrivata Natalie Reynolds.
L’influencer e streamer americana ha deciso di fare quello che una persona normale probabilmente non avrebbe mai pensato di fare: comprare il costume originale utilizzato da Mike Myers nel film The Cat in the Hat del 2003.
Prezzo dell’operazione? Circa 25.000 dollari.
E fin qui, per quanto folle possa sembrare spendere una cifra del genere per un costume cinematografico, potremmo ancora parlare di semplice collezionismo.
Il problema è quello che è successo dopo.
Il costume originale di Mike Myers è stato venduto all’asta
Il costume era stato messo all’asta da Propstore durante la sua asta estiva di Los Angeles del 2026.
Si trattava del costume effettivamente utilizzato durante la produzione del film e comprendeva il completo ricoperto di pelo sintetico, la maschera in gomma, i guanti e l’immancabile cappello a strisce rosse e bianche.
Il costume era identificato con la dicitura “Mike Myers #1” e presentava anche evidenti segni di usura, sporco e deterioramento. Propstore aveva stimato il valore del lotto tra 12.000 e 24.000 dollari.
Alla fine Reynolds si è aggiudicata il costume.
Inizialmente ha parlato di un’offerta vincente da circa 20.000 dollari, mentre successivamente ha spiegato che, considerando le commissioni, la spesa complessiva sarebbe arrivata a circa 25.000 dollari.
E già qui sui social è partita la domanda più importante:
“Ma perché?”
Poi Natalie ha iniziato a parlare di fantasmi
Il vero caos è iniziato quando il costume è arrivato a casa.
Reynolds lo ha sistemato all’interno di una grande teca di vetro e ha iniziato a pubblicare video del suo nuovo acquisto.
Ma invece di limitarsi a mostrare un pezzo di storia del cinema, l’influencer ha iniziato a raccontare una storia decisamente più inquietante.
Secondo quanto raccontato da Reynolds, qualcuno le avrebbe addirittura detto di non guardare il costume negli occhi.
Il motivo?
La teoria secondo cui il costume sarebbe infestato e, addirittura, che una presunta “anima” di Mike Myers sarebbe rimasta intrappolata al suo interno.
Sì, avete letto bene.
Il problema è che Mike Myers è vivo.
Quindi, a meno che il povero attore non abbia sviluppato contemporaneamente la capacità di essere vivo e di avere la propria anima imprigionata dentro un costume cinematografico del 2003, qualcosa non torna proprio benissimo.
Le dichiarazioni sono state comunque rilanciate sui social e hanno contribuito a trasformare l’acquisto in un nuovo fenomeno virale.
E poi arrivano gli “occhi” dentro la maschera
La situazione è diventata ancora più assurda quando Reynolds ha mostrato alcuni video registrati durante la notte.
Secondo l’influencer, all’interno della maschera sembrerebbero comparire degli occhi.
Naturalmente i social hanno fatto quello che sanno fare meglio: perdere completamente la calma.
C’è chi ha interpretato quelle immagini come una possibile presenza all’interno del costume, chi ha iniziato a parlare di fenomeni paranormali e chi, molto più semplicemente, ha fatto notare che dentro una maschera cinematografica possono esserci strutture e supporti interni capaci di creare forme strane quando vengono ripresi da determinate angolazioni.
E questa seconda spiegazione, al momento, è decisamente più concreta.
Non esistono infatti prove che il costume sia infestato o che contenga qualcosa di soprannaturale.
Il tempismo è praticamente perfetto

La cosa curiosa è che Reynolds ha comprato il costume proprio mentre Cat in the Hat stava vivendo una nuova esplosione di popolarità horror su Internet.
A partire dall’estate 2026, TikTok e altre piattaforme hanno iniziato a riempirsi di video nei quali il Cat in the Hat della versione cinematografica del 2003 veniva rappresentato come una creatura inquietante.
Il personaggio compariva in strade, giardini e davanti alle abitazioni, spesso attraverso filmati volutamente sgranati e dall’aspetto simile ai cosiddetti “found footage”.
Alcuni di questi contenuti erano realizzati con persone in costume, mentre altri utilizzavano immagini o video generati o manipolati con l’intelligenza artificiale. Il fenomeno è diventato talmente diffuso da provocare persino preoccupazioni e interventi delle autorità in alcune zone del Regno Unito e dell’Irlanda.
Insomma, Internet aveva già deciso che il Cat in the Hat faceva paura.
Natalie Reynolds ha semplicemente pensato:
“Sapete cosa manca? Averne uno vero in salotto.”
Il costume è davvero quello del film?
Sì, almeno secondo la documentazione dell’asta.
Il lotto venduto da Propstore era indicato come costume utilizzato durante le riprese di The Cat in the Hat e comprendeva diversi elementi dell’abbigliamento cinematografico originale.
La descrizione dell’asta specificava anche le condizioni del costume, compresi il pelo sintetico ormai deteriorato e la sporcizia presente sulla maschera.
Quindi, mentre la parte paranormale rimane una storia senza prove, il valore cinematografico dell’oggetto è reale.
Ed è probabilmente proprio questo che rende la vicenda ancora più interessante.
Perché Reynolds non ha comprato una semplice replica da Halloween da 40 dollari.
Ha comprato un vero pezzo di una produzione cinematografica hollywoodiana.
Il problema è che Internet ormai non sa più dove finisce la realtà
La vicenda del costume rappresenta perfettamente il modo in cui funzionano certi fenomeni virali nel 2026.
Prima nasce un meme.
Poi qualcuno crea un video inquietante.
Qualcun altro lo modifica con l’intelligenza artificiale.
Arrivano gli “avvistamenti”.
La gente inizia a credere che il personaggio esista davvero.
E alla fine qualcuno compra proprio l’oggetto originale che ha alimentato quella leggenda.
A quel punto il confine tra scherzo, marketing, contenuto virale e realtà diventa praticamente impossibile da seguire.
Nel caso di Reynolds, inoltre, i video sul costume generano naturalmente una valanga di visualizzazioni e commenti.
Ed è proprio questo che ha portato molti utenti a chiedersi quanto della storia sia realmente paura e quanto sia invece parte della costruzione di un contenuto social.
Su questo punto, però, è importante distinguere i fatti dalle supposizioni: non ci sono prove che il costume sia realmente infestato.
E Mike Myers che fine ha fatto?

Fortunatamente per lui, nessuna.
Mike Myers è vivo e continua a lavorare nel mondo dello spettacolo.
Anzi, nel 2026 l’attore è tornato a parlare pubblicamente anche di Austin Powers 4, confermando che il progetto è in lavorazione.
Quindi possiamo tranquillamente mettere da parte la teoria secondo cui la sua anima sarebbe rimasta intrappolata nel costume del Cat in the Hat.
Il costume può essere inquietante.
Può essere vecchio.
Può avere una maschera dall’aspetto terrificante.
Può persino costare 25.000 dollari.
Ma Mike Myers, fortunatamente, non è diventato un oggetto da collezione.
Alla fine, Natalie ha comprato un pezzo di cinema o un incubo da 25.000 dollari?
Dipende da come la si guarda.
Dal punto di vista del collezionismo, Reynolds ha acquistato un oggetto autentico proveniente da una produzione cinematografica molto conosciuta.
Dal punto di vista dei social, invece, ha praticamente comprato il protagonista perfetto per il trend horror del momento.
E infatti il costume è diventato immediatamente il centro di una nuova serie di video.
La parte più assurda rimane comunque il prezzo: circa 25.000 dollari per portarsi a casa una creatura che milioni di persone su Internet stanno cercando di evitare anche nei video di TikTok.
La cosa più divertente è che, probabilmente, se qualcuno avesse detto qualche mese fa che una persona avrebbe speso una cifra del genere per il costume di Cat in the Hat, molti avrebbero risposto che era una follia.
Oggi quella persona esiste.
E il costume è dentro una teca in casa sua.
Per quanto riguarda la presunta maledizione, invece, possiamo stare abbastanza tranquilli: non esiste alcuna prova che il costume sia infestato.
Però una cosa è certa.
Dopo tutto quello che è successo con il Cat in the Hat nel 2026, probabilmente la prossima volta che vedremo quel cappello rosso e bianco spuntare dietro una finestra alle tre di notte, nessuno avrà più voglia di controllare se sia un costume vero.
Meglio chiudere le tende e andare a dormire.


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