La community lancia l’hashtag #PSBlackout: console spente dal 23 al 30 agosto per protestare contro l’addio ai supporti fisici
La tensione tra Sony e una parte della community PlayStation continua a crescere. Dopo le recenti indiscrezioni secondo cui PlayStation abbandonerà definitivamente i giochi fisici con l’arrivo di PS6, sempre più appassionati stanno manifestando il proprio malcontento. Ora, però, la protesta passa dalle parole ai fatti.
Alcuni tra i più noti creatori di contenuti e membri della community PlayStation hanno infatti lanciato un’iniziativa chiamata #PSBlackout, invitando tutti i giocatori a spegnere completamente le proprie console per un’intera settimana, evitando anche qualsiasi acquisto sui servizi Sony.
L’obiettivo? Inviare un messaggio forte all’azienda e dimostrare quanto i giocatori siano ancora legati al formato fisico.
Una settimana senza PlayStation
Secondo gli organizzatori della protesta, il blackout inizierà domenica 23 agosto alle ore 19:00 e terminerà domenica 30 agosto alle ore 19:00.
Durante questi sette giorni i partecipanti sono invitati a:
- Spegnere completamente la propria PlayStation.
- Non effettuare l’accesso al PlayStation Network.
- Non acquistare giochi, DLC o abbonamenti.
- Evitare qualsiasi utilizzo delle piattaforme Sony.
L’idea è quella di realizzare un vero e proprio “sciopero digitale”, cercando di incidere sulle statistiche di utilizzo e, soprattutto, attirare l’attenzione dell’azienda.
Perché i giocatori sono così arrabbiati?
La scintilla che ha acceso definitivamente la protesta è stata la decisione, ormai sempre più concreta, di eliminare completamente i giochi su disco dopo l’attuale generazione PlayStation 5.
Per molti appassionati il formato fisico rappresenta ancora qualcosa di fondamentale:
- permette di possedere realmente il gioco;
- consente di rivendere o prestare i titoli;
- garantisce una maggiore conservazione del patrimonio videoludico;
- evita che un gioco diventi inutilizzabile qualora venga rimosso dagli store digitali.
Negli ultimi mesi il tema della preservazione dei videogiochi è diventato sempre più importante e la prospettiva di un futuro esclusivamente digitale continua a dividere profondamente i giocatori.
Non solo i dischi: le critiche a Sony sono molte di più
Nel comunicato pubblicato dagli organizzatori, la fine del supporto fisico viene descritta come “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.
Secondo questa parte della community, Sony si sarebbe progressivamente allontanata dai propri fan attraverso una lunga serie di decisioni contestate.
Tra le principali critiche vengono citati:
- la chiusura di Bluepoint Games;
- la strategia orientata ai giochi live service;
- la cancellazione di eventi dedicati ai fan;
- il limitato supporto a PlayStation VR2;
- la scomparsa di storiche serie come SOCOM, Resistance, Sly Cooper e Twisted Metal;
- la chiusura di Japan Studio.
Molti sostengono che PlayStation abbia perso parte di quell’identità che aveva reso memorabili gli anni della PS4, puntando maggiormente su strategie commerciali rispetto al rapporto con la propria community.
Lo sciopero servirà davvero?

Questa è la domanda che molti si stanno ponendo.
Sui social diversi utenti si sono mostrati piuttosto scettici, sostenendo che una settimana di console spente difficilmente potrà influenzare una multinazionale come Sony.
Altri, invece, ritengono che il valore dell’iniziativa sia soprattutto simbolico. Se migliaia o addirittura milioni di utenti dovessero aderire contemporaneamente, il messaggio mediatico potrebbe diventare molto più importante dell’impatto economico immediato.
Del resto, molte grandi proteste online sono nate proprio da iniziative apparentemente piccole, diventando poi movimenti molto più ampi.
Il futuro di PlayStation divide sempre di più
Negli ultimi mesi Sony è finita al centro di numerose discussioni: dal futuro completamente digitale ai brevetti per nuovi controller, passando per le polemiche sul supporto ai giochi e sui servizi online.
L’eventuale eliminazione definitiva dei supporti fisici rappresenterebbe uno dei cambiamenti più importanti nella storia del marchio PlayStation e, inevitabilmente, continua a dividere i videogiocatori.
Da una parte c’è chi considera il digitale il futuro inevitabile del settore; dall’altra ci sono milioni di collezionisti e appassionati che vedono il disco come una garanzia di libertà, conservazione e reale proprietà del prodotto acquistato.
La nostra opinione
Che il blackout riesca davvero a cambiare i piani di Sony è tutto da vedere. Le probabilità che una settimana di proteste porti l’azienda a fare marcia indietro sono, realisticamente, piuttosto basse.
Detto questo, è difficile ignorare il malcontento crescente di una parte consistente della community. I giochi fisici continuano a essere importanti per moltissimi giocatori, non solo per il collezionismo, ma anche per questioni legate alla conservazione dei videogiochi, alla possibilità di rivendere i titoli e alla libertà di possedere realmente ciò che si acquista.
Se Sony dovesse davvero puntare su una PlayStation 6 esclusivamente digitale, dovrà probabilmente impegnarsi molto per convincere gli utenti che questo cambiamento porterà benefici concreti e non rappresenterà soltanto un vantaggio per il modello di business dell’azienda.

