Riot ascolta la community e introduce una modalità on-demand per Vanguard, rendendo il sistema anti-cheat molto meno invasivo senza compromettere la sicurezza
Per anni Vanguard è stato uno degli argomenti più discussi e controversi dell’intero universo di Valorant. Da una parte c’erano i giocatori che riconoscevano l’efficacia dell’anti-cheat sviluppato da Riot Games. Dall’altra, invece, c’era una fetta enorme della community che non riusciva proprio a digerire il fatto che il software rimanesse attivo fin dal momento dell’accensione del PC, anche quando il gioco non era nemmeno aperto.
Una situazione che ha generato discussioni infinite sui forum, su Reddit e sui social. C’era chi lo considerava una misura necessaria per combattere i bari e chi, invece, lo vedeva come un software decisamente troppo invasivo. Per sei lunghi anni Riot ha mantenuto la propria posizione, spiegando che quel funzionamento era indispensabile per garantire la massima sicurezza durante le partite.
Adesso, però, qualcosa è finalmente cambiato.
Con un importante aggiornamento annunciato da Riot Games, Vanguard introduce una modalità on-demand, una modifica richiesta praticamente fin dal lancio del gioco e che potrebbe mettere finalmente d’accordo una buona parte della community.
Finalmente Vanguard si attiva solo quando serve
Il cambiamento è semplice ma rappresenta una vera rivoluzione per chi utilizza Valorant quotidianamente.
In passato il driver di Vanguard veniva caricato automaticamente durante l’avvio di Windows e rimaneva sempre in esecuzione. Non importava se stessi giocando a Valorant oppure se stessi semplicemente navigando su Internet, lavorando o guardando un film: Vanguard era lì.
Era proprio questo il punto che faceva incazzare tantissimi utenti.
La nuova modalità cambia completamente filosofia. Ora il driver può rimanere inattivo fino al momento in cui viene effettivamente avviato un gioco Riot compatibile. Questo significa che il sistema anti-cheat non consumerà più risorse inutilmente durante il normale utilizzo del computer.
Per molti utenti rappresenta una vittoria importante, soprattutto sotto il profilo della privacy e della gestione del sistema operativo.
Perché Riot non l’ha fatto prima?

È la domanda che milioni di giocatori si sono posti negli ultimi anni.
La risposta, secondo Riot, è piuttosto tecnica.
Il problema principale riguardava i cosiddetti driver cheat, strumenti utilizzati dagli sviluppatori di software illegali per aggirare gli anti-cheat direttamente a livello del kernel di Windows.
Se Vanguard fosse stato spento fino all’apertura del gioco, un cheater avrebbe potuto installare un driver malevolo, sfruttarlo e rimuoverlo completamente prima ancora che Vanguard iniziasse a controllare il sistema.
In pratica sarebbe stato come cercare di trovare un ladro quando è già scappato dalla finestra.
Era questo il motivo principale che obbligava Riot a mantenere Vanguard sempre acceso.
Microsoft ha cambiato le carte in tavola
Il vero protagonista di questo aggiornamento, paradossalmente, non è nemmeno Riot.
La svolta arriva infatti da una nuova funzionalità sviluppata da Microsoft insieme al team di sicurezza di Xbox chiamata Runtime Driver Attestation.
Questa tecnologia permette a Vanguard di verificare se durante l’avvio del computer siano stati caricati driver sospetti, anche nel caso in cui Vanguard non fosse ancora attivo.
Tradotto in parole povere?
L’anti-cheat riesce comunque a capire se qualcuno ha provato a fare il furbo prima dell’avvio del gioco.
Questo elimina praticamente il principale motivo tecnico che aveva costretto Riot a mantenere Vanguard costantemente operativo.
È una soluzione decisamente più elegante e molto più rispettosa degli utenti.
Non tutti potranno usarla subito
C’è però un piccolo rovescio della medaglia.
La modalità on-demand non sarà disponibile automaticamente per tutti.
Per sfruttarla bisogna infatti rispettare una serie di requisiti hardware e software che Riot chiama Vanguard Pre-Check.
Tra questi troviamo:
- Windows 11 versione 25H2
- Secure Boot attivo
- TPM 2.0
- IOMMU
- Virtualization Based Security (VBS)
Non sono requisiti impossibili, ma nemmeno così scontati.
Secondo Riot circa il 35% della base utenti possiede già una configurazione compatibile e questa percentuale continua ad aumentare ogni mese grazie ai nuovi PC e agli aggiornamenti di Windows.
Chi non soddisfa ancora questi requisiti continuerà invece a utilizzare il funzionamento tradizionale dell’anti-cheat.
Una scelta che migliora anche l’immagine di Riot
Negli ultimi anni Vanguard è stato spesso al centro di polemiche.
Molti utenti hanno criticato la presenza costante del driver nel sistema operativo, altri si sono lamentati della compatibilità con determinati software e hardware, mentre alcuni hanno addirittura accusato Riot di essere troppo invasiva.
La software house ha sempre difeso il proprio sistema ricordando che la lotta contro i cheat richiede strumenti estremamente avanzati.
E, a dire il vero, i risultati parlano abbastanza chiaro.
Valorant continua infatti a essere uno degli sparatutto competitivi con il minor numero di cheater rispetto a molti concorrenti.
Tuttavia era evidente che qualcosa dovesse cambiare per migliorare il rapporto con la community.
Questa nuova modalità rappresenta probabilmente il miglior compromesso possibile tra sicurezza e rispetto della privacy degli utenti.
La guerra ai cheat continua senza rallentare
Chi pensa che Riot stia abbassando la guardia si sbaglia di grosso.
Negli ultimi mesi l’azienda ha continuato a colpire duramente chi sviluppa strumenti illegali.
Uno degli episodi più curiosi riguarda i costosissimi dispositivi DMA utilizzati per aggirare gli anti-cheat. Alcuni di questi strumenti arrivavano a costare migliaia di euro e venivano pubblicizzati come praticamente impossibili da rilevare.
Gli ultimi aggiornamenti di Vanguard hanno però mandato completamente all’aria questi investimenti.
Riot ha ironizzato pubblicamente affermando che molti di quei dispositivi si sono trasformati in fermacarte da migliaia di euro, prendendo apertamente in giro chi aveva speso cifre folli per continuare a barare.
È un messaggio piuttosto chiaro.
L’obiettivo della software house rimane quello di rendere Valorant uno degli FPS competitivi più puliti del mercato.
Un cambiamento che arriva finalmente al momento giusto

Ci sono aggiornamenti che aggiungono nuove mappe, nuovi agenti o nuove armi.
Poi ci sono quelli che cambiano completamente il rapporto tra sviluppatore e giocatori.
Questo appartiene decisamente alla seconda categoria.
Dopo sei anni di richieste, proteste, discussioni e critiche, Riot ha finalmente trovato una soluzione tecnica che permette di mantenere elevatissimo il livello di sicurezza senza costringere milioni di utenti ad avere un driver sempre attivo sul proprio PC.
È una vittoria sia per chi pretende un ambiente competitivo libero dai cheater sia per chi, semplicemente, non aveva alcuna voglia di tenere acceso un software quando non stava nemmeno giocando.
Adesso resta da vedere quanto rapidamente Microsoft diffonderà i nuovi requisiti hardware e quanto velocemente gli utenti potranno sfruttare questa nuova modalità.
Una cosa, però, è certa: questa era una delle modifiche più richieste nella storia di Valorant, e finalmente è diventata realtà.
Sicarios, secondo voi questa novità basterà a mettere fine alle polemiche su Vanguard oppure ci sarà sempre qualcuno pronto a trovare un nuovo motivo per lamentarsi?

