R-Type Dimensions III recensione del Cartel

Lo shoot’em up spaziale che ti prende a schiaffi e ti fa godere lo stesso

R-Type Dimensions III è stato sviluppato da Tozai Games insieme a Irem Software Engineering e pubblicato da ININ Games, arrivando il 19 maggio 2026 su PC e console moderne. Il gioco riprende completamente R-Type III: The Third Lightning, storico shoot’em up uscito nel 1993 su Super Nintendo e considerato ancora oggi uno dei capitoli più cattivi, tecnici e memorabili dell’intera saga. Questa nuova versione non si limita a fare il compitino nostalgico da remake pigro fatto col culo tanto per vendere due copie ai vecchi fan: qui c’è stata una vera ricostruzione totale del gioco originale, mantenendo però intatta quella difficoltà spacca-nervi che ha reso celebre la serie per decenni. Il risultato è un mix strano ma affascinante tra passato e presente, con la possibilità di passare in tempo reale dalla grafica classica 2D a una nuova veste tridimensionale piena di effetti moderni, esplosioni gigantesche e mostri biomeccanici ancora più inquietanti rispetto all’originale. Chi conosce R-Type sa benissimo che non stiamo parlando di uno sparatutto arcade qualunque: questa roba vuole distruggerti psicologicamente, farti imparare ogni livello a memoria e punirti appena abbassi la guardia per mezzo secondo. E sinceramente? È proprio questo il bello, cazzo.

Come funziona?

Il gameplay di R-Type Dimensions III rimane fedele alla filosofia hardcore della serie: niente open world inutili, niente alberi abilità da MMORPG infilati a forza o sistemi moderni messi lì tanto per fare scena. Qui si entra in partita e si combatte. Punto. Il giocatore controlla la storica navicella R-9, affrontando livelli pieni di nemici biomeccanici, strutture aliene gigantesche, trappole ambientali e boss che sembrano usciti da un incubo meccanico fatto di carne, acciaio e odio puro. Lo scopo è semplice sulla carta: sopravvivere, distruggere tutto quello che si muove e arrivare vivo alla fine dello stage. Il problema è che il gioco prova costantemente a prenderti a schiaffi.

La vera anima del gameplay sta nel memorizzare i pattern nemici, capire quando avanzare, quando restare immobili e soprattutto imparare a usare nel modo corretto il Force, quella specie di modulo orbitante iconico della saga che può essere agganciato davanti o dietro alla navicella oppure lanciato liberamente nello schermo. E qui entra in gioco tutta la componente strategica che rende R-Type diverso da tanti altri shoot’em up più casinari: non basta sparare come un disperato, bisogna letteralmente studiare ogni situazione come se fosse una partita a scacchi piena di esplosioni e bestemmie mentali.

Non esiste un vero sistema di leveling classico. Non sali di livello, non sblocchi statistiche RPG e non diventi improvvisamente immortale dopo ore di grinding. La crescita qui è completamente basata sull’abilità del giocatore. Durante i livelli si raccolgono potenziamenti che migliorano armi, missili, laser e velocità della navicella, ma basta morire nel momento sbagliato per perdere praticamente tutto e ritrovarsi in una situazione infernale. Ed è proprio questa tensione continua a rendere il gameplay così maledettamente soddisfacente: ogni power-up ottenuto sembra importantissimo, ogni errore pesa come un macigno e ogni boss sconfitto dà quella sensazione rara di aver veramente conquistato qualcosa, invece del classico premio regalato dai giochi moderni che ti trattano come un bambino incapace.

In questa versione sono state aggiunte anche alcune opzioni più accessibili, come la modalità Infinite, che permette di continuare senza perdere del tutto i progressi, rendendo il gioco meno brutale per i nuovi arrivati. Però attenzione: anche con queste facilitazioni, R-Type Dimensions III resta uno shoot’em up vecchia scuola che non perdona quasi nulla. E sinceramente meno male, perché se avessero trasformato questa saga in una passeggiata casual avrebbero distrutto completamente la sua identità.

Anche il menu iniziale fa capire subito quanto gli sviluppatori abbiano voluto rispettare sia i veterani storici sia chi magari si avvicina alla saga per la prima volta. Prima ancora di iniziare la partita, R-Type Dimensions III permette di scegliere se affrontare l’avventura con la grafica classica 2D oppure con il nuovo stile completamente ricostruito in 3D. E la cosa figa è che non si tratta solo di una skin buttata sopra tanto per fare marketing: le due visuali cambiano davvero l’atmosfera del gioco. La modalità 2D mantiene quel feeling arcade sporco, leggibile e ultra retrò tipico degli anni ’90, mentre il 3D rende tutto molto più spettacolare, pieno di effetti luminosi, dettagli biomeccanici e boss giganteschi che occupano mezzo schermo come delle mostruosità partorite da un incubo alieno.

Ovviamente non manca nemmeno la selezione della difficoltà, e qui il gioco mostra subito il suo lato bastardo. Le modalità più basse cercano di dare una mano ai nuovi giocatori riducendo leggermente la pressione nemica e rendendo l’esperienza più accessibile, ma basta salire di livello per ritrovarsi davanti alla vera anima di R-Type: proiettili ovunque, nemici piazzati apposta per farti impazzire e livelli che richiedono memoria muscolare quasi perfetta. È uno di quei giochi dove anche la scelta della difficoltà cambia completamente il ritmo della partita, e i fan hardcore probabilmente andranno subito sulle modalità più cattive solo per il gusto di soffrire come dei pazzi furiosi.

La nostra recensione R-Type Dimensions III

La cosa che ci ha colpiti subito di R-Type Dimensions III è una roba semplicissima che oggi sembra quasi sparita dal mondo videoludico moderno: accendi il gioco e parti immediatamente. Niente tutorial infiniti, niente cinematiche da quaranta minuti dove un personaggio ti racconta il trauma della sua infanzia mentre tu vuoi solo giocare, niente mappe aperte piene di icone inutili o menù che sembrano il pannello di controllo di una centrale nucleare. Qui entri, scegli 2D o 3D, imposti la difficoltà e inizi a sparare come un dannato nel giro di pochi secondi. Ed è bellissimo proprio per questo.

La grafica 3D è sinceramente superlativa. Alcuni livelli sembrano quasi dei trip biomeccanici pieni di metallo, luci, esplosioni e creature aliene disgustose che riempiono lo schermo in maniera spettacolare. Però il bello è che tutta questa modernizzazione non ha distrutto l’anima arcade della serie. Anzi, la rende ancora più cattiva e intensa. Ogni esplosione pesa, ogni nemico sembra pericoloso e alcuni boss fanno davvero scena quando appaiono sullo schermo giganteschi e minacciosi. Poi passi in 2D e bam… sembra di tornare ai tempi d’oro dello SNES, quando i giochi non ti prendevano per mano ma ti davano direttamente una sprangata sui denti.

Occhio però: R-Type Dimensions III non è affatto una passeggiata. Anzi, parte già parecchio difficile fin dai primi livelli anche a difficoltà normale. Serve pazienza, riflessi e soprattutto la mentalità giusta. Questo è uno di quei giochi pensati per chi ama davvero gli shoot’em up vecchia scuola, quelli dove impari morendo, bestemmiando mentalmente e riprovando ancora. Però proprio lì nasce tutta la soddisfazione. Quando finalmente superi una sezione che ti stava facendo impazzire o distruggi un boss enorme dopo vari tentativi, il gioco ti regala quella sensazione di vittoria vera che tantissimi titoli moderni hanno completamente perso per strada.

E sinceramente? È anche un cazzo di sollievo tornare davanti a un videogioco che non cerca di raccontarti per forza una trama filosofica complicata o riempirti di sistemi inutili. Qui si spara a tutto quello che si muove e non si molla mai il grilletto. Con la levetta bisogna schivare proiettili, rottami spaziali, nemici e ostacoli continui senza schiantarsi come dei polli dopo tre secondi. Sembra difficile? Lo è davvero hahaha. Ma è proprio quello il suo fascino maledetto.

Per El Cartel del Gaming, R-Type Dimensions III si porta a casa un bel 80/100. Ovviamente è un voto da contestualizzare per il tipo di gioco che vuole essere: uno shoot’em up arcade hardcore, immediato e bastardo, fatto per chi ama il genere o per chi vuole semplicemente svagarsi senza troppi cazzi tra download eterni, crafting, dialoghi infiniti e storie che sembrano scritte dopo tre bottiglie di vino. Qui conta una cosa sola: sopravvivere e continuare a sparare. Sempre.