Neolithic Dawn : recensione onesta da noi del Cartel

Recensione del survival preistorico che ti insegna davvero a sopravvivere

Sviluppato da Neolithic LLC e creato principalmente da James Bellian, Neolithic Dawn è un survival VR ambientato nel 10.000 a.C. che punta tutto sull’immersione e sulla sopravvivenza realistica nel Neolitico. Il gioco è disponibile principalmente su Meta Quest 2, Meta Quest 3 e PC VR tramite Steam in Early Access. L’idea alla base è parecchio ambiziosa: sopravvivere in un mondo primitivo costruendo strumenti, cacciando, accendendo fuochi e cercando di evolversi generazione dopo generazione. Una roba che mescola survival realistico, crafting fisico e simulazione storica in VR.

Trailer Ufficiale

Grafica

La grafica di questo gioco non è sicuramente qualcosa che ti fa cadere la mascella per terra dopo cinque minuti, però bisogna anche dire che riesce comunque a fare il suo sporco lavoro senza risultare inguardabile. Gli sviluppatori hanno puntato più sull’atmosfera generale e sulla fluidità dell’esperienza VR piuttosto che su un comparto tecnico ultra realistico pieno di dettagli assurdi. Alcuni effetti di luce e certe ambientazioni riescono anche a creare momenti visivamente carini, soprattutto durante l’esplorazione delle foreste o nelle scene di caccia.

Detto questo, ci sono parecchi elementi che fanno capire subito i limiti tecnici del progetto. Alcune texture sembrano abbastanza datate, diversi modelli appaiono poco dettagliati e in certe situazioni si vedono oggetti ambientali messi male a livello grafico. Essendo un titolo VR open world sviluppato da un team indie, si nota che parte della qualità visiva è stata sacrificata per mantenere stabile l’esperienza di gioco.

Anche molti giocatori su Steam hanno notato che il comparto grafico non è il massimo, soprattutto perché il gioco è stato pensato inizialmente per Meta Quest 3 e quindi limitato dall’hardware standalone. Però non siamo davanti a una roba orrenda: è più quella classica situazione da “poteva essere meglio, ma pure molto peggio”.

Gameplay

Il gameplay è probabilmente la parte più figa dell’intero gioco, perché riesce davvero a farti sentire un uomo del Neolitico che deve sopravvivere in un mondo brutale dove ogni errore può mandarti completamente a puttane la partita. Devi mangiare, bere, cacciare, creare strumenti, costruire rifugi e imparare lentamente come vivere nella natura senza tecnologia moderna.

La cosa bella è che il gioco non si limita al classico survival dove raccogli legna e crafti roba da un menu. Qui molte azioni vengono fatte fisicamente con le mani grazie alla VR. Per esempio, per creare strumenti devi colpire pietre tra loro, assemblare materiali e lavorare manualmente gli oggetti. Questa roba rende il crafting molto più immersivo rispetto a tanti survival normali.

Il sistema di sopravvivenza è anche abbastanza profondo. Devi gestire fame, sete, temperatura corporea e protezione dagli animali. Ci sono stagioni dinamiche, biomi diversi e persino eventi ambientali che cambiano il mondo di gioco. Una delle idee più interessanti è il sistema generazionale: quando il tuo personaggio muore, continui a giocare nei panni dei suoi discendenti anni dopo, mantenendo parte di quello che avevi costruito. È una meccanica davvero originale che dà al gioco una personalità fortissima.

Anche il multiplayer cooperativo aggiunge parecchio divertimento. Sopravvivere da soli crea tensione, mentre giocare con amici rende la caccia e la costruzione dei villaggi molto più coinvolgente.

Storia

La modalità storia non punta su cinematiche hollywoodiane o mega colpi di scena, però riesce comunque a funzionare bene perché accompagna il giocatore nella sopravvivenza attraverso missioni e obiettivi continui. Più che raccontarti una trama gigantesca, il gioco usa la storia per insegnarti gradualmente come vivere nel Neolitico. Ed è proprio questa la cosa interessante: mentre completi missioni e scopri nuove aree, impari lentamente meccaniche fondamentali legate alla caccia, alla creazione di strumenti, all’uso del fuoco e alla gestione delle risorse. In pratica la modalità storia funziona quasi come un enorme tutorial evoluto, ma fatto in modo abbastanza intelligente da non risultare pesante.

Il gioco prova anche a mostrare aspetti culturali e spirituali delle antiche tribù, con elementi legati alle stelle, ai rituali e alla trasmissione della conoscenza tra generazioni. Questa parte aggiunge un minimo di profondità in più rispetto al classico survival vuoto senza contesto.

Non aspettatevi quindi una narrativa gigantesca stile RPG cinematografico, perché il focus resta la sopravvivenza. Però la modalità storia riesce comunque a intrattenere e soprattutto a insegnare parecchie cose sulla vita primitiva.

Audio

Il comparto audio riesce a fare il suo lavoro, anche se non è sicuramente uno degli aspetti migliori del gioco. I suoni ambientali aiutano abbastanza a creare l’atmosfera da sopravvivenza primitiva, soprattutto durante l’esplorazione delle foreste o nelle scene vicino al fuoco.

Il problema arriva dopo parecchie ore, quando alcuni effetti sonori iniziano a diventare parecchio ripetitivi. La cosa che stanca di più sono certi versi degli animali, soprattutto i cinghiali che sembrano fare lo stesso identico rumore in loop infinito. Dopo un po’ inizi seriamente a sentirlo troppo spesso e diventa abbastanza fastidioso.

Anche la colonna sonora resta molto semplice e minimale, probabilmente per lasciare spazio ai rumori naturali e aumentare il realismo. In certi momenti funziona bene, ma in altri il gioco sembra quasi troppo vuoto dal punto di vista sonoro. Non è un audio terribile, però manca quella varietà capace di rendere memorabili certe situazioni.

Pro e contro

Uno dei punti forti più grossi del gioco è senza dubbio il gameplay survival, perché riesce a essere divertente, realistico e immersivo senza diventare frustrante. Il crafting fisico in VR è fatto molto bene e dà davvero la sensazione di stare creando strumenti primitivi con le proprie mani.

Anche il fatto che il gioco sia abbastanza facile da imparare aiuta parecchio. Le meccaniche vengono spiegate gradualmente e la modalità storia accompagna bene il giocatore, quindi anche chi non è esperto di survival riesce a entrare nel gameplay abbastanza velocemente. C’è poi tutta la parte storica che funziona sorprendentemente bene. Il gioco cerca davvero di mostrare quanto fosse dura la vita nel Neolitico, tra caccia, clima ostile, costruzione di strumenti e sopravvivenza continua. Inoltre il sistema generazionale e le meccaniche realistiche lo rendono molto diverso da tanti altri survival VR.

Tra i contro invece troviamo sicuramente la grafica, che in diversi momenti mostra chiaramente i limiti tecnici del progetto. Anche l’audio poteva essere gestito meglio, soprattutto per via della ripetizione continua di alcuni effetti sonori.

La nostra recensione

Alla fine dei conti, Neolithic Dawn è uno di quei giochi che probabilmente potevano essere realizzati meglio sotto diversi aspetti tecnici, però riescono comunque a prenderti grazie alle idee e all’atmosfera che offrono. Non è un capolavoro rivoluzionario, ma nemmeno un gioco mediocre da dimenticare subito. Anzi, riesce tranquillamente a stare sopra la media grazie al gameplay survival e al modo in cui ti fa vivere la sopravvivenza nel Neolitico.

La cosa che funziona davvero è il senso di crescita continua: parti praticamente dal nulla e lentamente impari a sopravvivere, costruire, cacciare e creare strumenti sempre più complessi. Questa progressione dà parecchia soddisfazione e tiene viva la voglia di continuare a giocare. Certo, grafica e audio limitano parecchio l’esperienza in alcuni momenti, e si vede che il budget non era enorme. Però quando il gameplay riesce a prenderti, molti difetti passano quasi in secondo piano.

È un titolo che consiglio soprattutto a chi ama i survival, la gestione delle risorse e le ambientazioni storiche legate alla preistoria. Se vi piace l’idea di vivere come un uomo primitivo cercando di sopravvivere giorno dopo giorno, allora Neolithic Dawn potrebbe sorprendervi parecchio.