Noia, e zombie e titolo attira click, tutto qui, ma ve la spieghiamo nel dettaglio.
Sviluppato da indie_games_studio, EBOLA VILLAGE è arrivato su PC il 13 maggio 2025 cercando disperatamente di cavalcare l’onda dei survival horror classici. Il problema è che invece di trasmettere nostalgia vera, il gioco dà continuamente la sensazione di essere una copia low budget assemblata prendendo pezzi qua e là da Resident Evil senza mai avere una vera identità. E questa cosa si sente praticamente da subito.
Il prezzo di lancio si aggira attorno ai 16,99 euro, cifra che onestamente fa parecchio discutere considerando quello che offre il gioco. Perché ok essere un progetto indie, ok avere budget limitato, ma qui ci troviamo davanti a un titolo estremamente grezzo, con animazioni rigide, combattimenti legnosi, intelligenza artificiale abbastanza rincoglionita e una qualità generale che spesso sembra uscita da un progetto incompleto.

Gli sviluppatori hanno cercato di vendere EBOLA VILLAGE come un ritorno ai survival horror vecchia scuola, puntando tutto su atmosfera, gestione risorse, enigmi e tensione. Peccato che gran parte del tempo il gioco sembri più una strana imitazione fatta senza capire davvero cosa rendesse iconici i classici del genere. E la cosa peggiore è che nemmeno riesce a essere talmente trash da diventare divertente: spesso è semplicemente frustrante, confuso e involontariamente ridicolo.
Non è Resident Evil, ma si vede che vorrebbe
La trama di EBOLA VILLAGE prova disperatamente a creare quell’atmosfera da horror rurale malato in stile Resident Evil Village, ma il risultato finale è un casino narrativo che parte anche con idee interessanti e poi si perde completamente per strada.
Il gioco ci porta in un villaggio sperduto dell’ex Unione Sovietica, un posto marcio, decadente e pieno di infetti usciti da esperimenti biologici andati ovviamente a puttane. La protagonista si ritrova coinvolta in questa situazione mentre cerca di capire cosa cazzo sia successo tra laboratori segreti, abitanti trasformati in mostri e documenti sparsi ovunque che cercano di dare un minimo di senso all’universo narrativo.
Il problema è che la storia viene raccontata malissimo. I dialoghi sembrano scritti a caso, il doppiaggio spesso ammazza qualsiasi momento serio e molti eventi sembrano succedere solo perché “eh sì dai mettiamoli così”. Invece di creare tensione o mistero, il gioco finisce spesso per sembrare involontariamente comico. Ci sono scene che dovrebbero inquietarti ma fanno quasi ridere per quanto sono rigide o montate male.
E la cosa più grave è che non riesci mai davvero ad affezionarti ai personaggi o a essere coinvolto negli eventi. Resident Evil, Silent Hill o persino certi horror indie più grezzi almeno avevano momenti memorabili o personaggi che lasciavano qualcosa. Qui invece tutto sembra dimenticabile, come se il gioco esistesse solo per trascinarti da un corridoio sporco all’altro sperando che l’atmosfera faccia tutto il lavoro.
Peccato, perché l’idea del villaggio sovietico contaminato poteva anche funzionare. Ma tra scrittura debole, narrazione confusa e scene gestite col culo, la trama di EBOLA VILLAGE finisce per essere uno degli aspetti più deboli dell’intera esperienza.

Il gameplay di EBOLA VILLAGE è il classico esempio di gioco che vuole disperatamente essere un grande survival horror ma finisce continuamente per inciampare sulle sue stesse meccaniche.
Bastano pochi minuti per capire chiaramente cosa abbiano cercato di fare gli sviluppatori: prendere Resident Evil classico, mischiarlo con Resident Evil 4 e aggiungerci quell’atmosfera sporca e rurale alla Resident Evil Village. Il problema? Quasi tutto quello che copia lo fa peggio.
La struttura è quella che ormai conosciamo bene: esplorazione, backtracking, chiavi da trovare, puzzle, gestione dell’inventario e risorse limitate. Sulla carta potrebbe pure funzionare. Il problema è che il level design raramente riesce a creare vera tensione o soddisfazione. Molte aree sembrano costruite soltanto per farti perdere tempo avanti e indietro come un coglione, senza mai avere quella sensazione intelligente di progressione tipica dei survival horror fatti bene.
Il combattimento è probabilmente uno degli aspetti più frustranti dell’intera esperienza. Le armi hanno un feeling legnoso, la mira è poco precisa e i nemici sembrano usciti da una tech demo incompleta. Gli zombie ti corrono addosso in maniera totalmente rincoglionita, spesso si incastrano negli scenari o reagiscono ai colpi in modo casuale. In certi momenti non stai combattendo contro creature horror, ma contro l’intelligenza artificiale stessa del gioco che sembra avere un collasso nervoso continuo.
Eppure EBOLA VILLAGE insiste tantissimo sull’azione. Ti riempie di pistole, shotgun, armi melee e boss fight che dovrebbero essere epiche ma che spesso si trasformano in scontri goffi e ripetitivi. Gli impatti delle armi hanno poca soddisfazione, le animazioni sono rigide e dopo qualche ora inizi seriamente ad avere la sensazione di stare facendo sempre le stesse identiche cose senza alcuna evoluzione reale.
Anche il sistema d’inventario prova a copiare i grandi classici del genere, ma lo fa nel modo più scomodo possibile. Gli slot limitati e la gestione degli oggetti potrebbero pure aggiungere tensione, peccato che qui diventino soltanto una rottura di palle continua. Passi più tempo nei menu a spostare roba che a goderti davvero l’esplorazione.
Gli enigmi sono forse la parte meno disastrosa del gioco. Alcuni puzzle riescono persino a ricordare vagamente i vecchi survival horror anni ’90 e ogni tanto regalano un minimo di soddisfazione. Però anche qui il gioco alterna idee carine a soluzioni completamente senza senso che sembrano inventate sotto effetto di sostanze parecchio discutibili.

Il problema più grosso resta comunque la ripetitività. La varietà dei nemici è bassissima, molte ambientazioni iniziano rapidamente a sembrare tutte uguali e parecchi boss vengono introdotti come grandi minacce per poi diventare combattimenti banalissimi che dimentichi dopo cinque minuti.
La cosa assurda è che ogni tanto EBOLA VILLAGE riesce pure a mostrare qualche piccolo lampo di atmosfera interessante. Alcune zone della villa e certi corridoi riescono davvero a creare tensione grazie all’illuminazione e all’audio. Ma sono momenti isolati dentro un gameplay che nel complesso sembra continuamente combattere contro i propri limiti tecnici, creativi e strutturali.
Ed è questo che fa davvero incazzare: sotto tutta questa confusione si intravede persino qualche idea decente. Peccato che venga tutto sommerso da meccaniche vecchie, animazioni terribili e una generale sensazione di gioco incompleto che difficilmente riuscirà a lasciare il segno nel mondo horror.
La nostra recensione di Ebola Village
Noi del Cartel ve lo diciamo nel modo più diretto possibile: lasciate perdere EBOLA VILLAGE. Sul serio. Questo è uno di quei giochi che nei trailer e nelle immagini cercano disperatamente di sembrare interessanti, oscuri, inquietanti e “old school”, ma appena ci metti mano ti accorgi che sotto quella facciata c’è una fogna videoludica costruita con idee copiate male, gameplay legnoso e una qualità generale che fa crollare tutto dopo pochissimo.
Ed è questo che fa veramente incazzare. Perché magari guardi il trailer e pensi: “ok cazzo, magari sarà un piccolo horror indie ignorante ma divertente”. E invece no. Ti ritrovi davanti a un’esperienza frustrante, rigida, ripetitiva e spesso pure involontariamente comica. Ci sono momenti in cui il gioco prova a metterti tensione e invece riesce solo a farti ridere per quanto siano assurde certe animazioni o certe scene.
Il combattimento è terribile, i nemici sembrano rincoglioniti, l’intelligenza artificiale pare programmata durante una febbre da 40 e il feeling generale delle armi è uno dei più mosci che abbiamo provato recentemente in un survival horror. Ogni meccanica sembra presa da giochi migliori senza però capire minimamente perché quei giochi funzionassero davvero.
E la cosa peggiore è che il gioco continua a darti l’illusione di poter migliorare. Continui ad andare avanti sperando che prima o poi arrivi il colpo di scena, la sezione memorabile, il boss figo o il momento capace di salvare l’esperienza. Ma niente. Rimane sempre quella sensazione costante di occasione sprecata e progetto raffazzonato.
Noi del Cartel non ce la sentiamo minimamente di consigliarvelo. Nemmeno agli appassionati più disperati di survival horror. Perché qua non siamo davanti a un piccolo titolo grezzo ma pieno di cuore. Qua siamo davanti a un gioco che costa soldi veri e che restituisce un’esperienza che sembra incompleta, vecchia e confusa sotto praticamente ogni aspetto.
Ve lo diciamo sinceramente: fatevi un favore e tenetevi quei soldi in tasca. A questo punto è meglio darli a un barbone per strada, pure sapendo che probabilmente se li spenderà in crack, piuttosto che buttarli dentro EBOLA VILLAGE sperando di trovare un horror degno di questo nome.

Lasciate perdere. Sul serio.

