Heroine Conquest la nostra recensione, dipendenza ed erotismo sorprendente

È già disponibile su Steam dal 7 novembre 2025, ed è esattamente il tipo di titolo che trovi mentre stai scrollando distrattamente e pensi: “ok, questa roba è chiaramente sbagliata… vediamo quanto”.

Heroine Conquest è uno di quei giochi che non ti chiede permesso, non ti spiega nulla con delicatezza e soprattutto non gliene frega niente di piacere a tutti.

Sviluppato da BadColor e pubblicato da Shady Corner Games, Heroine Conquest si presenta come un mix tra strategia leggera, GDR minimale e passatempo point and click, con un’impostazione volutamente semplice e un’anima dichiaratamente provocatoria. Non è un gioco che punta alla complessità tecnica o alla profondità narrativa estrema: il suo obiettivo è uno solo, farti entrare in un loop ripetitivo ma studiato per tenerti lì.

Il genere è un frullato senza troppi filtri: Azione, Strategia, GDR e passatempo, tutto impacchettato in sessioni brevi e ripetibili, pensate per essere giocate senza dover imparare mille sistemi o leggere tutorial infiniti. Clicchi, piazzi, riprovi, potenzi, ricominci. Fine. Ed è tutto assolutamente intenzionale.

La trama: il fantasy visto dal lato sbagliato

La premessa narrativa è semplice quanto spudorata. Il Demon Lord è stato sconfitto dalle Eroine. Il classico finale da fantasy, no? Sbagliato. Qui la storia inizia dopo la sconfitta, quando il mondo pensa che il male sia stato debellato… ma qualcuno deve pur rimettere insieme i pezzi.

Ed è qui che entri in gioco tu. Non come eroe, non come salvatore, ma come comandante delle forze del male, incaricato di catturare le Eroine una alla volta per aiutare il Demon Lord a tornare al potere e riconquistare le terre perdute. Il ribaltamento del cliché è totale: niente spade sacre, niente redenzione, niente moralismi. Solo una narrativa volutamente sopra le righe che non prova nemmeno a sembrare educata.

Heroine Conquest non cerca giustificazioni, non si nasconde dietro allegorie profonde o messaggi metaforici. Ti mette davanti la sua idea e ti dice chiaramente: “questo è il gioco, se non ti va bene puoi anche chiuderlo adesso”. Ed è proprio questa onestà brutale che lo rende coerente nel bene e nel male.

Gameplay di base: pochi fronzoli, tanto loop

Dal punto di vista ludico, il titolo si basa su un sistema point and click estremamente accessibile, costruito attorno a round ripetuti in cui devi posizionare le tue unità, scegliere la strategia migliore e tentare di catturare l’Eroina con il minor numero di tentativi possibile. Dopo ogni round puoi potenziare le truppe, aumentando statistiche e probabilità di successo per il tentativo successivo.

Non c’è micromanagement ossessivo, non c’è simulazione pesante, non c’è complessità artificiale. Il gioco vive di trial and error, di piccoli aggiustamenti e di quella soddisfazione strana che arriva quando finalmente trovi la combinazione giusta dopo aver fallito più volte. È semplice, ripetitivo e volutamente schematico, ma anche dannatamente chiaro su cosa vuole essere.

Questa prima parte di Heroine Conquest serve soprattutto a mettere le carte in tavola: sei davanti a un gioco che punta tutto su idea, tono e loop, non su produzione tripla A o raffinatezza estrema.

E a questo punto la domanda è inevitabile: questa semplicità riesce a reggere nel lungo periodo o il gioco mostra presto la corda?

La nostra esperienza con Heroine Conquest

Non mi aspettavo un cazzo, e invece mi ha preso malissimo

Lo ammetto senza vergogna: da Heroine Conquest non mi aspettavo assolutamente nulla. Zero hype, zero fiducia, solo l’idea di trovarmi davanti al solito giochino erotico buttato lì con un gameplay che faceva acqua da tutte le parti. Pensavo: un po’ di erotismo spinto, due click a caso e fine.
E invece no. Questo maledetto gioco crea dipendenza.

Il loop è semplice ma studiato meglio di quanto sembri: tu lanci le truppe, perdi. Perdi ancora. Perdi parecchio. Ma ogni volta le potenzi, le rendi più numerose, più veloci, più resistenti. E soprattutto capisci che non puoi lanciarle a cazzo di cane sperando che vada bene. Devi ragionare, osservare, studiare i tempi e le reazioni.

In certi casi devi bloccare la donna prima di colpirla, in altri devi attaccare rapidissimo prima che reagisca. E quindi inizi a potenziare le truppe non a caso, ma in base a quello che serve davvero: velocità, forza, resistenza, capacità di interrompere l’azione avversaria. È qui che il gioco smette di essere una stronzata automatica e diventa un piccolo puzzle strategico mascherato da passatempo erotico.

Quando la fanciulla è finalmente indebolita… beh, succede quello che ti aspetti. A quel punto il gioco abbraccia senza vergogna la sua natura hentai, ma lo fa con uno stile che sorprende: piccole sequenze in gif stile retrogame, animate con cura, che non sembrano buttate lì tanto per, ma realizzate con un certo amore per il dettaglio.

La cosa interessante è che cambiano le truppe, cambia la donna, cambia la tecnica e cambia l’approccio. Non è tutto uguale, non è sempre la stessa situazione riciclata. Ogni conquista ha una sua identità e una sua dinamica, e questo invoglia ad andare avanti, anche solo per vedere cosa cambia la volta dopo.

E poi c’è una cosa che non mi aspettavo minimamente: giocato su Steam Deck è una bomba totale. Io l’ho affrontato usando molto il touch screen, e funziona da dio. È immediato, naturale, sembra quasi pensato per essere giocato così. Una di quelle esperienze che su desktop funzionano, ma su portatile diventano ancora più soddisfacenti.

È un buon gioco? Sì, cazzo.
Non perché sia rivoluzionario, non perché abbia una grafica assurda, ma perché sa esattamente cosa vuole essere e lo fa senza prendere in giro il giocatore. Se un eventuale seguito dovesse uscire con più varietà grafica e qualche rifinitura in più, sarebbe davvero un gran bel regalo.

Onestamente? Spero continuino, perché dietro questa facciata sporca e provocatoria c’è un’idea che funziona molto meglio di quanto dovrebbe.

Ecco il nostro voto finale per Heroine Conquest