Dal brainrot al “ritorno alle origini”: la nostalgia è diventata un movimento (e pure un meme)
Se in questi giorni ti capita di vedere gente su TikTok, Instagram o X che parla del great meme reset, non è solo l’ennesima gag buttata lì. È una roba a metà tra “campagna seria” e “meta-meme” con un’idea semplice e un po’ folle: dal 1 gennaio 2026 si resetta la timeline dei meme e si torna indietro, più o meno, all’era d’oro di internet, con i classici che hanno fatto scuola. Niente AI-slop, niente meme generati in serie con la stessa faccia plastificata, niente trend da due ore che muoiono prima di arrivare al pranzo. Solo old school, roba riconoscibile, universale, e con un minimo di “storia” dietro.
La cosa divertente è che il great meme reset è già, di suo, un meme: perché pretendere di “coordinare” l’umorismo del web è un atto impossibile, ma proprio per questo l’idea funziona. È un raduno mentale di gente che dice: “oh raga, ci siamo rotti le scatole di sta minestra annacquata”.
Che cos’è davvero il great meme reset

In pratica è una “call to action” nata e cresciuta soprattutto su TikTok: fare finta che il 1 gennaio 2026 sia uno switch. Da quel momento, chi partecipa promette di postare e condividere solo meme di una certa epoca (di solito 2010s, spesso 2016 come riferimento simbolico) o comunque nello stile “dank” pre-algoritmo-isterico. Alcuni lo raccontano come “torniamo ai meme che capivano tutti”, altri come “buttiamo nel cestino il brainrot”, altri ancora come “facciamo respirare internet”.
E già qui si capisce la vibe: non è un decreto legge, è un patto tra disperati del feed.
Perché è esploso proprio adesso
Perché il 2025 (a livello meme) è stato percepito da tantissimi come un periodo di stanchezza. Non che non esca roba divertente, ma l’impressione comune è:
- troppa roba forzata (meme “fabbricati” apposta per diventare trend)
- troppa roba iper-nicchia (che se non stai in quella micro-community, capisci zero)
- troppa roba low effort riciclata
- troppa roba che sembra fatta da una stampante con l’anima vuota (leggasi: AI-slop e derivati)
Quindi il reset diventa una valvola di sfogo: non “contro” i meme nuovi in assoluto, ma contro la sensazione che l’umorismo online sia diventato una catena di montaggio.
“Si torna ai classici”: quali classici?

Qui ognuno mette la sua lista, ed è anche il bello. Però i nomi che saltano sempre fuori sono quei meme che hanno fatto da lingua franca per anni: robe riconoscibili a colpo d’occhio, facili da remixare, e soprattutto condivise da gente di età e piattaforme diverse. Il punto non è solo “postare roba vecchia”, ma riattivare quel tipo di comicità: più semplice, più iconica, più memabile senza bisogno del manuale d’istruzioni.
E occhio: non è per forza “postare il file originale del 2012”. Molti intendono “riprendere quei format e rifarli oggi”, con la consapevolezza attuale. Quindi sì, nostalgia, ma anche remix.
È una cosa seria o una trollata collettiva?
Risposta onesta: entrambe. Ed è proprio questo che la rende potente.
Da un lato, c’è chi la vive davvero come “pulizia culturale”: riportare un minimo di senso, abbassare il rumore, far tornare i meme a essere un linguaggio condiviso e non una gara a chi è più incomprensibile.
Dall’altro, è ovvio che il web non lo “resetti” per calendario. Quindi il reset funziona anche come performance: una messa in scena in cui la community si coordina, fa finta di crederci al 100%, e intanto crea contenuti sul concetto stesso di reset. In pratica: meme sul fare meme come una volta. Meta, ma non in modo snob: più tipo “ridiamo perché siamo messi male”.
La vera cosa che sta dicendo internet con questa storia
Il great meme reset non parla solo di meme. Parla di come ci sentiamo online nel 2025 che sta finendo:
- feed saturi
- trend che durano quanto un colpo di tosse
- contenuti copia-incolla
- desiderio di qualcosa di più “umano”, anche se stupido
E quando tanta gente, su piattaforme diverse, inizia a ripetere la stessa cosa (“basta brainrot, ridatemi i meme che avevano un’anima”), non è solo nostalgia da boomer digitale. È un segnale: l’umorismo è diventato troppo veloce per essere digerito. E la gente sta cercando un freno a mano.
“Meme drought”, “meme depression” e il bisogno di un nuovo ciclo

In mezzo a questa faccenda, è girata anche la narrativa del “periodo secco” dei meme, tipo “meme drought”: l’idea che per mesi sia uscito poco di davvero memorabile, mentre tutto sembrava un riciclo con additivi. Il reset è una reazione psicologica molto internet: se non arriva roba nuova che ci soddisfa, allora torniamo alla roba vecchia che sappiamo funzionare.
È una mossa quasi musicale: quando la scena ti annoia, riscopri i classici. Poi quei classici diventano seme per una nuova wave.
Funzionerà?
Se per “funzionare” intendi “dal 1 gennaio 2026 il 100% del web posta solo meme 2010s”, ovviamente no. Ma se per “funzionare” intendi:
- creare un evento collettivo
- far riparlare di cultura meme in modo non tossico
- spingere creator e utenti a fare contenuti più curati e meno stampati
- far nascere nuovi remix partendo da format solidi
Allora sì, sta già funzionando. Perché il reset è una scusa per creare un’ondata nuova. E il web vive di ondate.
Il lato oscuro: nostalgia come trappola
C’è anche il rischio: che diventi solo un “prima era meglio” infinito, e che la gente si chiuda in un museo dei meme. Ma la differenza la fa l’intenzione. Se il reset è “torniamo indietro e basta”, muore presto. Se il reset è “ripartiamo dai fondamentali per creare roba nuova che non faccia cagare”, allora è interessante.
E onestamente, la seconda è la lettura più furba: non è un funerale del presente, è una protesta creativa contro la mediocrità.
Come partecipano le persone (in pratica)

Non c’è un regolamento unico, però i comportamenti tipici sono:
- countdown al 1 gennaio 2026
- post “giuramenti” ironici (“dal primo gennaio solo classici”)
- revival di format storici
- remix moderni con estetica old internet
- meme che prendono per il culo il concetto stesso di reset (che però, paradossalmente, lo alimentano)
Quindi sì: puoi partecipare anche solo facendo un post stupido. È internet, mica un culto con tessera.
Chiusura
Il great meme reset è la classica idea impossibile che internet trasforma in realtà sociale: non perché cambi davvero tutto, ma perché per un attimo ci mette d’accordo sul fatto che la timeline è piena di roba rumorosa e che ci manca un’umorismo più pulito, più condiviso, meno “prodotto in fabbrica”. E adesso la domanda vera, sicarios, non è se il reset accadrà davvero: è se dal 1 gennaio 2026 avremo il coraggio di postare qualcosa che faccia ridere senza sembrare l’ennesimo copia-incolla senz’anima?

