The blood of dawnwalker e la libertà da rpg che manca da anni

Un gioco che manda affanculo la “missione principale” e ti lascia libero di fare casino come vuoi

Parliamoci chiaro, sicarios: da mesi non si fa altro che dire che The Blood of Dawnwalker sarà “il The Witcher 3 dei vampiri”. E va bene, ci sta: la telecamera è quella, il mood è quello, il tizio dietro al progetto è Konrad Tomaskiewicz, uno che di giochi di ruolo ne ha già sfornato uno tra i migliori della storia. Però stavolta il confronto col capolavoro di CD Projekt è quasi riduttivo, perché questo nuovo titolo di Rebel Wolves fa una cosa che oggi sembra fantascienza: ti ridà la cazzo di libertà vera, quella che tanti rpg moderni hanno smarrito sotto montagne di cinematic e corridoi guidati.

Il protagonista è Coen, un mezzo umano e mezzo vampiro che deve salvare la sorellina trovando una cura entro 30 giorni e 30 notti. Di giorno è una persona “quasi normale”, di notte diventa una sanguisuga a piede libero pronta a far volare mandibole. Una premessa dark fantasy che già di suo spinge parecchio, ma la vera botta di adrenalina arriva da come è costruito il mondo.

Perché, indovina un po’?
Non esiste una missione principale. Zero. Nada.

Un rpg che si ispira a un classico più tosto di quello che credi

Tomaskiewicz l’ha spiegato senza tanti giri di parole: The Blood of Dawnwalker è strutturato come un vecchio Fallout, quelli veri, quelli che puzzavano di libertà e non ti rompevamo il cazzo ogni trenta secondi con obiettivi fasulli. In Fallout dovevi trovare il chip dell’acqua, punto. Tutto il resto era nelle tue mani. Qui è la stessa identica cosa: trovi la cura e basta, il resto è optional.

“Puoi andare dove vuoi, quando vuoi. Sai chi è il tuo nemico. Attaccalo quando ti gira.”
Capito? Questo è design, non la solita pappa precotta moderna.

Il timer dei 30 giorni influisce solo sulle missioni, non sull’esplorazione. Se vuoi girare come un pazzo alla ricerca di equipaggiamento, luoghi strani o villaggi pronti a lamentarsi del tuo odore di sangue andato a male, fallo tranquillamente. Nessuno ti mette una pistola alla tempia.

E sì, il regista cita pure Kingdom Come Deliverance, che già aveva provato a togliersi di dosso il “binario narrativo” per lasciarti libero di sbagliare, incasinarti la vita e, nel frattempo, divertirti come un bastardo.

Vampiri, libertà e un mondo che ti tratta come un vero giocatore

La cosa veramente figa è che questa libertà non è un trucco di marketing. Qui ci credono davvero. La struttura del gioco vuole imitare i gdr cartacei, con quella sensazione di poter fare tutto mentre il Master ti guarda come se fossi appena scappato da un manicomio.

Coen non è l’eroe predestinato. Non c’è una trama che ti tira per i capelli. Non c’è il destino del mondo da salvare perché altrimenti “oh no, i cristalli dell’equilibrio cosmico”. C’è solo un uomo, la sua condizione di mezzo vampiro e una sorella che potrebbe crepare se non fai le scelte giuste.

Finalmente un rpg che tratta i giocatori da persone intelligenti e non da scimmiette ammaestrate sempre in attesa dell’indicatore giallo sulla minimappa.

Lo vedremo ai The Game Awards?

Rebel Wolves sta lavorando sodo a The Blood of Dawnwalker per PS5, Xbox Series X|S e PC. Qualcuno dice che potrebbe farsi vedere ai The Game Awards, ma meglio non fare voli pindarici, sicarios: per ora è un enorme sì a livello di concept, ma finché non ci fanno vedere il gameplay completo, restiamo con le chiappe ben salde a terra.

Certo che, dopo gli aggiornamenti del gameplay usciti pochi giorni fa, dire che l’hype è salito è poco. Tra ambientazione dark, combattimenti che sembrano belli cattivi e libertà di scelta quasi totale, questo potrebbe diventare uno dei rpg più intriganti degli ultimi anni.

La domanda è una sola:
sei pronto a farti inghiottire da un mondo che non ti tiene la mano, sicario?