GTA 6 è l’unico gioco che riesce ancora a creare hype in un’industria piena di remake, remastered e copie senz’anima
Diciamoci la verità, Sicarios. Ogni volta che arriva uno showcase importante, che sia PlayStation, Xbox, Summer Game Fest o qualsiasi altra conferenza videoludica, succede sempre la stessa identica cazzo di cosa. Ti siedi davanti allo schermo sperando di vedere qualcosa che ti faccia spalancare gli occhi, qualcosa che ti faccia pensare “porca puttana, questo lo compro al day one”, e invece dopo due ore ti ritrovi davanti all’ennesimo soulslike, all’ennesimo rogue-like, all’ennesimo sparatutto multiplayer o all’ennesima remastered di un gioco che hai già comprato tre volte negli ultimi dieci anni. A un certo punto viene da chiedersi se l’industria videoludica abbia davvero finito le idee o se semplicemente abbia deciso di non usarle più.
Ed è qui che entra in gioco GTA 6. Perché mentre tutto il resto sembra una gigantesca fotocopia fatta male, Grand Theft Auto VI è l’unico titolo che riesce ancora a dare la sensazione di essere un vero evento. Non un gioco qualsiasi. Non un prodotto da consumare per due settimane e dimenticare. Un evento. Uno di quelli che fermano internet, bloccano i social e fanno impazzire milioni di giocatori contemporaneamente. E sapete qual è la cosa più deprimente? Che nel 2026 praticamente non esiste nessun altro gioco capace di fare la stessa cosa.

Guardate il mercato attuale. I rogue-like escono a una velocità assurda. Ce ne sono talmente tanti che ormai è impossibile distinguerli. Cambia il protagonista, cambia qualche meccanica, cambia l’ambientazione, ma dopo cinque minuti hai la sensazione di stare giocando sempre alla stessa roba. Lo stesso vale per gran parte dei soulslike. E prima che arrivi il fenomeno di turno a piangere nei commenti, nessuno sta dicendo che siano brutti. Alcuni sono eccellenti. Il problema è che il mercato è diventato una fabbrica di cloni. Ogni volta che un genere ha successo, arrivano cinquanta sviluppatori pronti a copiarlo fino a consumarlo come una gomma da masticare lasciata sotto il banco per vent’anni.
Poi passiamo agli sparatutto e qui la situazione diventa addirittura tragicomica. Call of Duty una volta era guerra. Era soldati, missioni militari, conflitti moderni, operazioni speciali. Oggi scarichi un nuovo COD per fare due partite in mezzo ai proiettili e ti trovi mostri, demoni, skin assurde, collaborazioni che sembrano partorite durante una sbronza collettiva e operatori che sembrano usciti da cinque universi diversi. Ma che cazzo è successo? Io scarico Call of Duty perché voglio sparare ai nemici, non perché voglio assistere a una convention di cosplay impazzita. Se voglio i mostri gioco a Doom. Se voglio la guerra gioco a Call of Duty. Non mi sembra un concetto così complicato.
La situazione è talmente disperata che Fortnite continua a dominare il mercato come se fossimo ancora nel 2018. E questo dovrebbe far riflettere parecchio. Perché Fortnite non è immortale per magia. Fortnite è ancora vivo perché nessuno è riuscito a fare qualcosa di meglio. Nessuno. Se milioni di persone continuano a giocare allo stesso battle royale dopo tutti questi anni significa che gli sviluppatori concorrenti hanno fallito miseramente. E sapete qual è la parte assurda? Che Epic Games continua a cambiare il gioco, aggiungere modalità, collaborazioni e contenuti mentre molti concorrenti nascono già morti. Se quel figlio di puttana di Fortnite è ancora lì dopo quasi dieci anni, il problema non è Fortnite. Il problema è che manca qualcuno con abbastanza palle da detronizzarlo.

E poi arriviamo ai giochi sportivi. Qui ormai siamo direttamente alla truffa legalizzata. Ogni anno esce il nuovo capitolo. Nuova copertina. Nuovo trailer. Nuovo prezzo. Stesso identico gioco. Gli sviluppatori cambiano due animazioni, aggiornano le rose e ti chiedono ottanta euro come se avessero reinventato il calcio. E milioni di persone continuano a comprare quella stessa minestra riscaldata senza fare una piega. È un ciclo infinito di pigrizia creativa che ormai sembra impossibile interrompere.
Ma la vera malattia dell’industria videoludica moderna ha un nome preciso: remastered. Ogni cazzo di settimana arriva l’annuncio di una nuova remastered. Remastered di qua. Remastered di là. Definitive Edition. Ultimate Edition. Director’s Cut. Enhanced Edition. Stessa merda, texture migliori. E via altri cinquanta euro. A volte sembra che gli sviluppatori abbiano paura di creare qualcosa di nuovo. Preferiscono prendere un gioco vecchio, lucidarlo un po’ e rivenderlo per la quarta volta. Certo, alcune remastered hanno senso. Ma quando il mercato viene invaso da questa roba diventa difficile non pensare che qualcuno abbia premuto il pulsante dell’autopilota.
La cosa che fa ancora più rabbia è vedere studi di enorme talento utilizzati per progetti che sembrano usciti da una riunione di marketing. Gli autori di Hitman stanno lavorando a James Bond. Bellissimo. Sicuramente sarà un gran gioco. Ma davvero la grande idea rivoluzionaria era fare un altro 007? Davvero? Possibile che ogni volta si debba scavare nei franchise già esistenti invece di creare qualcosa di nuovo? Ormai sembra che l’industria abbia paura persino della propria ombra.

E allora sapete cosa viene da dire? Basta rincorrere le mode del momento. Basta inseguire il trend TikTok del mese. Basta cercare di copiare Fortnite, Elden Ring o il gioco di successo più recente. Portate avanti le saghe che la gente ama davvero. Fate un nuovo Crash Bandicoot. Fate un nuovo Resistance. Tirate fuori un nuovo The Getaway. Dateci uno State of Decay con il budget che merita. Fate un nuovo Gears of War che spacchi il culo ai passeri. Fate un nuovo Hitman. Fate qualcosa che abbia una personalità invece di creare l’ennesimo clone senz’anima costruito da un algoritmo.
Ecco perché GTA 6 è diventato il gioco più atteso della storia moderna. Non solo perché è GTA. Non solo perché Rockstar Games è Rockstar Games. Ma perché rappresenta qualcosa che oggi manca disperatamente: l’ambizione. Quella vera. Quella che ti fa spendere anni e anni di sviluppo per creare qualcosa che sembri avanti rispetto al resto del mercato. Mentre tutti gli altri corrono dietro alle tendenze, Rockstar arriva ogni dieci anni e ricorda al mondo come si costruisce un evento videoludico.
Magari GTA 6 non sarà perfetto. Magari avrà difetti. Magari farà incazzare qualcuno. Ma almeno sembra un gioco che vuole lasciare il segno. E nel panorama attuale, fatto di remake, remastered, battle pass, microtransazioni e copie senz’anima, è già più di quanto si possa dire per gran parte dell’industria.
La verità, Sicarios, è che oggi aspettiamo GTA 6 perché semplicemente non c’è un cazzo di meglio all’orizzonte. E questa non è una vittoria per Rockstar. È una sconfitta gigantesca per tutto il resto del gaming.

