Quando un gioco sembra fatto con l’AI e zero anima
Parliamoci chiaro: Clair Obscur Expedition 33 doveva essere una di quelle robe che ti fanno dire “ok, finalmente qualcosa di diverso”. Un titolo con stile, atmosfera, una narrativa potenzialmente potente… e invece ti ritrovi davanti a un’esperienza che sembra uscita da un laboratorio di esperimenti fatti male, con una direzione artistica che grida “guardami sono figo” ma sotto sotto è vuota come una lattina schiacciata.
E no, non è solo una questione di gusti. Qui c’è proprio un problema strutturale, evidente, fastidioso. Di quelli che ti fanno venire voglia di spegnere tutto dopo mezz’ora e chiederti chi cazzo ha dato l’ok finale a sta roba.
Gameplay lento, ripetitivo e con zero mordente
Partiamo dal cuore del gioco: il gameplay. Perché alla fine puoi anche avere la grafica più pompata del mondo, ma se giocare è una rottura di palle, hai perso in partenza.
Expedition 33 riesce nell’impresa di essere noioso nel giro di pochissimo tempo. I combattimenti? Lenti. Le meccaniche? Ripetitive. La progressione? Praticamente inesistente a livello di soddisfazione.
Sembra quasi che qualcuno abbia preso un sistema base, l’abbia passato dentro un generatore automatico e abbia detto “ok, aggiungiamo un po’ di animazioni fighe e via”. Il problema è che sotto non c’è sostanza. È come mangiare aria fritta: all’inizio sembra interessante, poi ti rendi conto che non stai assaporando un cazzo.

Direzione artistica: bella sì, ma finta come una banconota da 3 euro
E qui arriviamo al punto che fa più discutere: lo stile visivo.
Sì, è bello. Sì, è evocativo. Ma è anche terribilmente artificiale.
C’è quella sensazione costante che molte cose siano state generate o comunque pesantemente assistite da strumenti AI. Ambientazioni troppo perfette, troppo “pulite”, troppo costruite per impressionare e non per raccontare qualcosa.
Il risultato? Un mondo che non respira. Non vive. Non ti coinvolge davvero.
È come guardare una galleria di immagini fighe su internet: dici “wow” per 5 secondi, poi passi oltre. Ma in un videogioco questa roba è un problema enorme, perché tu ci devi stare dentro ore.
Narrazione che prova a essere profonda… e fallisce
Expedition 33 prova anche a raccontare qualcosa di serio, maturo, quasi filosofico.
Il problema è che lo fa nel modo più pesante e scolastico possibile.
Dialoghi che sembrano scritti da qualcuno che ha letto due libri esistenzialisti e ha deciso di fare il fenomeno. Ritmo narrativo lento da far venire il sonno. Personaggi che dovrebbero essere intensi ma risultano piatti come un muro.
E qui torniamo sempre allo stesso punto: manca anima. Manca quel cazzo di guizzo umano che ti fa dire “ok, questa roba è vera”.
Produzione: ambizione alta, capacità sotto le scarpe
Diciamolo senza girarci troppo intorno: questo è il classico caso di team che voleva fare il capolavoro senza avere le spalle per sostenerlo.
L’idea di base non è nemmeno male. Ma tra dire e fare c’è di mezzo il talento, la visione e soprattutto la capacità di realizzare qualcosa che funzioni davvero.
Qui invece sembra che abbiano puntato tutto sull’impatto visivo e su una narrativa “finta profonda”, dimenticandosi completamente di costruire un gioco solido.
E quando succede questo, il risultato è sempre lo stesso: un prodotto che fa parlare prima dell’uscita e poi sparisce nel nulla perché giocarlo è una fatica inutile.
Il sospetto AI non aiuta (anzi, peggiora tutto)
Che sia vero o no, il sospetto che siano stati usati strumenti AI in modo massiccio aleggia forte.
E sai qual è il problema? Che si sente.
Non perché “eh l’AI è cattiva”, ma perché quando la usi male, senza una direzione chiara, il risultato è sterile. Freddo. Standardizzato.
Ed è esattamente la sensazione che ti lascia Expedition 33: un collage di idee potenzialmente fighe, assemblate senza un vero cuore creativo dietro.
Il verdetto: occasione sprecata e tanta delusione
Alla fine della fiera, Expedition 33 è uno di quei giochi che sembrano molto meglio da vedere che da giocare.
E nel mondo dei videogiochi, questa è una condanna pesantissima.
Perché puoi anche attirare l’attenzione con trailer spettacolari e immagini da wallpaper, ma se poi il giocatore si rompe le palle dopo un’ora… hai fallito. Punto.
Questo doveva essere un titolo che lasciava il segno. Invece rischia seriamente di diventare l’ennesimo esempio di progetto ambizioso finito male.
E la domanda vera è una sola:
vale la pena perdere tempo con qualcosa che sembra fatto senza anima… o è meglio passare oltre e giocare roba che ti prende davvero?
sicarios, voi che dite?

