Che gioco è ufophilia e chi lo produce davvero
Ufophilia è un horror psicologico in prima persona a tema UFO, focalizzato sull’investigazione, sull’osservazione e su quella sensazione costante di disagio che ti fa guardare lo schermo pensando “ok, qui succede qualcosa di brutto”. Non è uno sparatutto, non è un survival action, non è nemmeno il classico walking simulator dove cammini e basta: Ufophilia punta tutto sull’atmosfera, sulla tensione e sull’idea di essere solo, perso in luoghi isolati dove il paranormale non è un’ipotesi ma una minaccia concreta.
Il gioco è sviluppato da k148 Game Studio, un team indipendente che non nasce oggi e che ha già dimostrato di avere una certa ossessione per il mistero, l’investigazione e le atmosfere inquietanti. Se il nome ti suona familiare non è un caso: sono gli stessi dietro la serie DETECTIVE, una saga di titoli investigativi che ruotano attorno a casi irrisolti, scene del crimine e narrazione ambientale. In altre parole, gente che con il “raccontare senza spiegare tutto” ci sa fare, e anche parecchio.
Alla pubblicazione ci pensa JanduSoft, publisher spagnolo specializzato in produzioni indipendenti e di medio-basso budget, spesso orientate a esperienze particolari, non mainstream e con un’identità ben definita. Non il classico editore da blockbuster, ma uno che lascia spazio agli sviluppatori di fare robe strane, rischiose e fuori dagli schemi. Ufophilia rientra perfettamente in questa filosofia: non vuole piacere a tutti, vuole disturbare quelli giusti.

Dal punto di vista concettuale, Ufophilia mette il giocatore nei panni di un investigatore ossessionato dagli UFO e dai fenomeni extraterrestri, spinto a esplorare aree remote, isolate e ostili, dove sono stati segnalati avvistamenti, anomalie e presenze non identificabili. L’obiettivo non è “vincere”, ma capire cosa sta succedendo senza perdere il controllo, e già questo dovrebbe farti capire che non siamo davanti a un giochino rassicurante.
Sicarios: Ufophilia non nasce per essere un prodotto da massa, ma un’esperienza di nicchia, pensata per chi ama l’horror lento, psicologico, fatto di silenzi, rumori lontani e paranoia crescente. Se cercavi l’ennesimo clone di Phasmophobia o lo shooter con gli alieni verdi da prendere a fucilate, hai sbagliato cazzo di porta.
Gameplay di ufophilia strumenti, raccolta prove e ritorno al camper
In Ufophilia il gameplay ruota attorno a un loop investigativo molto concreto, ma non sei limitato alla sola fotocamera. La fotocamera è centrale, sì, ma è solo uno degli strumenti che il gioco ti mette in mano per individuare, documentare e confermare le presenze aliene.
Il giocatore parte sempre dal camper, che funge da base operativa, punto di estrazione e unico posto sicuro. Da lì si entra nella mappa e si inizia l’esplorazione, con un obiettivo chiaro: raccogliere prove extraterrestri e tornare al camper vivo.
Durante l’esplorazione utilizzi diversi strumenti di rilevazione, pensati per individuare anomalie ambientali e segnali non umani. Questi strumenti servono a capire dove vale la pena spingersi e dove invece stai solo perdendo tempo o rischiando inutilmente. Non sono gadget cosmetici: se non li usi, vai alla cieca e muori come uno scemo.
Oltre alla fotocamera, necessaria per immortalare UFO, alieni e fenomeni anomali, il gioco mette a disposizione strumenti per rilevare attività insolite, variazioni ambientali e tracce lasciate dagli extraterrestri. Il loro utilizzo è semplice ma fondamentale: ti aiutano a restringere l’area di ricerca, a individuare punti di interesse e a capire quando sei vicino a qualcosa che merita di essere documentato o raccolto.

La raccolta degli oggetti alieni è un altro pilastro del gameplay. Nel mondo di gioco puoi trovare manufatti, residui e oggetti non umani lasciati dagli alieni. Questi vanno fisicamente presi e portati con te. Ed è qui che entra in gioco la tensione vera: più oggetti raccogli, più sei esposto, più devi tornare al camper senza fare errori. Se vieni catturato o muori prima del rientro, perdi tutto.
Il gioco non prevede combattimenti né sistemi di difesa. Non puoi affrontare gli alieni, puoi solo evitarli, osservarli e documentarli. Ogni strumento serve a ridurre il rischio, non ad annullarlo. Devi scegliere quando spingerti oltre e quando mollare tutto e tornare indietro. Spesso la scelta giusta è quella meno ingorda, ma il gioco ti tenta continuamente a fare un passo in più.
Il tutorial è essenziale e minimale: Ufophilia ti spiega cosa fanno gli strumenti, ma non ti insegna a usarli bene. Quello lo impari giocando, fallendo e leggendo l’ambiente. È un gioco che non ama i giocatori distratti e non perdona chi va in giro senza pianificare.
In sintesi, il gameplay di Ufophilia è una caccia alle prove extraterrestri, fatta con fotocamera e strumenti di rilevazione, in cui ogni missione è una scommessa tra quello che riesci a raccogliere e quello che rischi di perdere. Nessuna epopea, nessuna finta profondità narrativa: entri, cerchi, raccogli, fotografi e scappi. Tutto il resto è paranoia.
La recensione del Cartel di Ufophilia
Purtroppo non può che partire da una constatazione semplice: è un gioco noioso, e non nel senso “lento e riflessivo”, ma nel senso peggiore possibile. È lento nei movimenti, è lento nei comandi, è lento perfino nel modo in cui il personaggio cammina. I passi sono innaturali, pesanti, sembra di controllare qualcuno che si muove sott’acqua, e questa sensazione di rigidità ti accompagna fin dai primi secondi. Il problema è che qui non è una scelta artistica riuscita, è proprio una mancanza di feeling, e la cosa fa incazzare perché mina qualsiasi immersione.
I comandi vanno imparati a tentativi, perché non esiste una guida chiara che ti spieghi davvero come usare tutto. Tra bug e scelte discutibili, mi sono serviti circa trenta minuti solo per capire come togliere la fotocamera e cambiare oggetto. Trenta minuti. Non per una meccanica avanzata, ma per una cosa base. E quando un gioco ti fa sentire stupido non perché è complesso, ma perché comunica male, qualcosa non funziona.
La torcia è praticamente inutile: illumina pochissimo, male, e spesso ti lascia più confuso di prima. In un gioco che dovrebbe basarsi sull’esplorazione notturna e sulla tensione visiva, avere una torcia che non fa il suo lavoro è un autogol clamoroso. A questo si aggiunge la prima missione di prova, che già mette in evidenza grossi problemi di design. L’oggetto che rileva le radiazioni inizia a suonare e a mostrare valori, ma nonostante abbia esplorato tutte le stanze, due in totale, più volte, non c’era assolutamente nulla. Nessun oggetto, nessuna prova, nessun evento. Solo segnali a vuoto. E a quel punto la reazione non è paura, è solo una: che due palle enormi.

Ufophilia è chiaramente un gioco di nicchia, ma qui parliamo di una nicchia per nicchioni che non sanno come buttare i loro soldi. Ed è un peccato dirlo, perché i giochi sugli UFO sono pochi. Uno che aveva buone possibilità era Greyhill Incident, e anche quello è stato mollato lì a prendere polvere. Il tema c’è, funziona, incuriosisce, ma continua a essere trattato con superficialità o scelte sbagliate.
L’idea di base di Ufophilia non è nemmeno nuova: camper, attrezzi, raccolta prove. L’abbiamo già vista in Bigfoot, dove però oltre a raccogliere indizi potevi anche catturare la creatura, usare trappole, fucili, avere un obiettivo più concreto. Qui invece l’esperienza si perde per strada. Stessa struttura, stessa filosofia, ma senza quella scintilla che ti spinge ad andare avanti.
La cosa più grave resta però la non naturalezza dei movimenti e delle proporzioni. Le altezze di porte e oggetti sono completamente sbagliate. Il camper è minuscolo rispetto al personaggio: il computer sembra piazzato a terra, la porta è bassissima, sembra tutto progettato per un nano. Questa sensazione di “scala sbagliata” demoralizza fin dai primi secondi di gioco e ti fa capire subito che qualcosa non quadra.
Anche le mappe sembrano costruite senza amore. Scatoloni piazzati a caso che bloccano il passaggio, come se il protagonista fosse senza gambe, senza capacità di saltare o aggirare un ostacolo. Roba che spezza totalmente l’illusione di trovarsi in un ambiente reale.
In definitiva, premiamo l’idea e l’impegno, perché il tema UFO merita e il tentativo di fare qualcosa di diverso c’è. Ma per ora, Ufophilia porta a casa solo quello. Il resto è frustrazione, lentezza e occasioni sprecate.


