How to God VR: la nostra recensione

Essere un dio in VR tra creazione, distruzione e una libertà che ti prende subito

How to God VR parte in modo diretto, senza girarci troppo intorno. Appena avvii il gioco ti trovi davanti a un angelo e un demone che ti parlano subito, spiegandoti i comandi e il funzionamento base. Non è una scelta casuale: già da qui il gioco ti mette davanti al concetto chiave, quello del dualismo tra bene e male, che non resta teorico ma diventa subito pratico.

Poco dopo arriva il primo momento davvero importante: la scelta della creatura iniziale. È impossibile non pensarla come la scelta di uno starter Pokémon. Ne selezioni una, e da quel momento capisci che non è solo un’unità da usare, ma qualcosa che puoi far crescere, modellare e trasformare. La stessa creatura può diventare buona o cattiva in base alle tue azioni, e questa cosa ti colpisce subito, perché ti fa capire che il gioco non ti sta solo facendo “gestire” un mondo, ma prendere responsabilità.

Nei primi minuti entri nel tutorial, che è semplice ma funzionale. Ti spiega quello che serve senza essere pesante, lasciandoti comunque la sensazione di star scoprendo le cose da solo. I comandi vengono introdotti in modo naturale e l’interazione con il mondo inizia a diventare chiara abbastanza in fretta.

Finito il tutorial, il gioco ti manda su una prima isola. Qui cambia tutto. Non sei più in una fase guidata, ma in un contesto dove devi aiutare i cittadini, intervenire sulle situazioni e iniziare davvero a fare il dio. Non stai a guardare: sei chiamato a risolvere problemi, a usare i poteri e a capire come il mondo reagisce alle tue decisioni.

La prima reazione è stata una sola: WOW.
Non un wow finto, ma quello che ti parte quando capisci che un’idea funziona davvero. La cosa che ha gasato di più è stata proprio la scelta della creatura, perché ti dà subito un senso di coinvolgimento e di legame con quello che stai facendo. Non sei un’entità astratta: hai qualcosa che ti rappresenta nel mondo.

Un gameplay semplice, diretto e senza difficoltà mentali

Il gameplay di How to God VR è immediato, quasi brutale nella sua chiarezza. Non cerca di complicarsi la vita: sei un dio buono o un dio cattivo. Fine. Tutto il resto nasce da questa scelta, anche se non viene mai bloccata in modo rigido. Puoi aiutare, oppure puoi distruggere. Puoi fare il salvatore o il tiranno. Il gioco ti lascia spazio, ma non ti confonde.

L’esperienza ruota attorno alla scoperta dei mondi. Ogni area è una piccola sandbox dove osservi cosa sta succedendo e decidi come intervenire. Ci sono cittadini da aiutare, situazioni da sistemare, problemi da risolvere… oppure puoi fregartene di tutto e radere al suolo quello che hai davanti. Il bello è proprio questo: nessuna scelta è neutra, anche quando decidi di non fare nulla.

La semplicità del sistema è uno dei suoi punti di forza. In VR, meno menate significa più immersione. Non devi memorizzare mille combinazioni o menu inutili: guardi il mondo dall’alto, usi i poteri e vedi subito le conseguenze. È un gameplay che punta più sulla sensazione di controllo che sulla complessità tecnica.

Essere un dio buono o cattivo non è solo una questione narrativa, ma influenza il modo in cui vivi il gioco. Aiutare i cittadini dà un senso di progressione e di ordine, distruggere invece è catartico, diretto, quasi liberatorio. Funzionano entrambe le strade, ed è questo che rende il sistema interessante nonostante la sua struttura semplice.

Poteri divini, durata e il lato più ripetitivo

Uno degli aspetti centrali di How to God VR è senza dubbio la varietà di poteri a disposizione. Nei panni di una divinità puoi creare elementi naturali come nuvole, modificare l’ambiente, unire o distruggere oggetti, intervenire direttamente sul mondo e soprattutto far crescere la tua creatura, che resta sempre al centro dell’esperienza. Tutto è pensato per farti sentire onnipotente, con azioni immediate e visivamente appaganti.

Dal punto di vista delle meccaniche, il gioco ti spinge a usare questi poteri in modo costante. Crei, sistemi, fai evolvere, osservi le reazioni del mondo e vai avanti. Il problema è che, col passare del tempo, la struttura inizia a mostrarsi per quello che è. Il gioco è lungo, molto lungo, ma non sempre riesce a variare abbastanza quello che fai.

Alla lunga ti ritrovi spesso a ripetere le stesse attività: aiutare le città, far crescere la tua bestia, creare oggetti e intervenire su situazioni simili tra loro. Non è che il gameplay smetta di funzionare, ma entra in una zona di ripetitività che può risultare noiosa, soprattutto se ti aspettavi una continua escalation di idee o sfide.

Ed è qui che entra in gioco il VR.
Perché se giocato “freddamente” il loop può stancare, in realtà virtuale tutto pesa meno. Guardare il mondo dall’alto, usare i poteri con le mani, vedere gli effetti immediati delle tue azioni rende l’esperienza molto più bella e coinvolgente rispetto a quanto sarebbe su uno schermo tradizionale. Il VR salva e valorizza un gameplay che, sulla carta, sarebbe anche troppo semplice.

Bug, struttura e a chi è davvero consigliato

Dal punto di vista tecnico, How to God VR sorprende in positivo. I bug sono pochissimi e, soprattutto, non ce ne sono di realmente gravi. L’unico limite evidente è una scelta di design precisa: non puoi cambiare isola finché non hai completato quella attuale al 100%. Non è un problema tecnico, ma una regola del gioco che può piacere o meno. Da una parte ti costringe a esplorare tutto e a sfruttare ogni meccanica, dall’altra può rallentare chi vorrebbe muoversi più liberamente.

A livello di idee, però, una cosa è chiara: non c’è potenziale sprecato. Il gioco fa esattamente quello che promette e lo fa bene. Non tenta di essere qualcosa che non è, non introduce sistemi inutili e non lascia la sensazione di “potevano fare di più”. Tutto è coerente con l’idea iniziale: essere un dio, intervenire sul mondo e vederne le conseguenze.

Proprio per questo, nel suo insieme, How to God VR risulta un’esperienza molto solida, quasi “pulita” nel modo in cui è costruita. Le meccaniche sono chiare, i poteri funzionano come dovrebbero e il loop di gioco, per quanto ripetitivo, è esattamente quello pensato dagli sviluppatori. Se entri nel gioco sapendo cosa ti aspetta, difficilmente rimani deluso.

È un titolo perfetto per chi ama sentirsi gigante, osservare il mondo dall’alto e creare o distruggere città con un gesto. Allo stesso tempo è consigliatissimo anche a chi prova piacere nel far crescere creature, vederle evolvere e accompagnarle nel tempo, quasi come fossero animali da allevare e proteggere.

In definitiva, How to God VR non cerca di impressionare con numeri o complessità inutili, ma con una fantasia realizzata bene. Un gioco curato, stabile e coerente, che in realtà virtuale riesce davvero a farti sentire qualcosa di più di un semplice giocatore: una divinità che osserva, decide e plasma il mondo.