L’attacco dei giganti invade Rainbow Six Siege X e spacca la community

Tra anime, titani e operatori tattici, Ubisoft firma la collaborazione più controversa degli ultimi anni

Rainbow Six Siege X ha ufficialmente deciso di buttarsi senza paracadute nel mondo degli anime, e lo fa nel modo più rumoroso possibile: una collaborazione natalizia con Attack on Titan che ha già acceso incendi ovunque, tra hype sfrenato e polemiche infinite. Non è un semplice crossover buttato lì per fare cassa: qui Ubisoft ha proprio detto “vaffanculo al realismo” e ha premuto l’acceleratore sulla cultura pop, senza guardarsi indietro.

Negli ultimi anni Siege aveva già iniziato a flirtare pesantemente con collaborazioni fuori dal suo DNA militare, tra rapinatori mascherati, virus zombie e cartoni animati fuori di testa. Ma questa volta il salto è netto, definitivo e senza mezze misure. Attack on Titan non è solo una skin carina: è un simbolo, un brand enorme, e portarlo dentro un FPS tattico così radicato ha fatto esplodere la discussione come una granata ben piazzata.

Il primo crossover anime di Siege X è realtà cazzo

Ubisoft ha introdotto l’universo de L’Attacco dei Giganti attraverso due bundle cosmetici premium che non passano inosservati nemmeno a occhi chiusi. Amaru viene reinterpretata con un set ispirato a Mikasa Ackerman, mentre Oryx diventa una versione umana e armata del Titano Corazzato. E no, non è una metafora: è proprio così.

Ogni bundle include copricapo, uniforme completa, ritratto operatore, ciondolo, sfondo profilo e skin per le armi. Il prezzo è quello che ti aspetti da Ubisoft quando decide di fare sul serio: 2.160 Crediti R6 a pacchetto oppure 4.080 per prenderli entrambi e smettere di fingere di avere autocontrollo. La cosa che però ha sorpreso molti è un dettaglio preciso: questi bundle non sono a tempo limitato. Rimarranno fissi nello store nella sezione Bundle, pronti a dividere la community per mesi, se non anni.

Anime contro realismo: il clash è servito

Visivamente il crossover è un pugno in faccia, e Ubisoft lo sa benissimo. Lo stile anime, super marcato e riconoscibile, si incastra negli ambienti iper realistici di Siege creando un contrasto volutamente violento. Per alcuni è una scelta artistica interessante, quasi provocatoria. Per altri è una bestemmia al concept originale del gioco, un tradimento senza possibilità di appello.

E come sempre, la community non si è fatta attendere. C’è chi ha urlato al capolavoro sostenendo che la scelta degli operatori sia azzeccatissima, e chi invece ha definito questa collaborazione come “il miglior crossover anime mai visto in uno shooter competitivo”. Ma dall’altra parte della barricata il tono cambia drasticamente: su Reddit e sui social sono piovute critiche feroci, soprattutto sul design di Amaru/Mikasa, accusata di essere stata “rovinata” a livello facciale, con paragoni poco lusinghieri a meme tipo Giga Chad.

Il punto è che non si tratta solo di gusto estetico. Qui si parla di identità. Siege non è Fortnite, e una fetta enorme di giocatori non vuole che lo diventi. Questo crossover è stato percepito da molti come un altro passo verso una trasformazione irreversibile del gioco, lontana dal suo spirito tattico originale.

Un déjà vu che brucia ancora

Chi segue Ubisoft da tempo non è rimasto sorpreso da questa reazione. Nel 2025 la collaborazione tra Attack on Titan e Assassin’s Creed aveva già spaccato i fan in due, generando una valanga di polemiche simili. Stesso copione, stesso risultato: entusiasmo da una parte, fastidio dall’altra, e Ubisoft in mezzo che osserva i numeri salire.

Perché alla fine, al netto delle discussioni, una cosa è certa: queste collaborazioni vendono. Fanno parlare, attirano nuovi giocatori, tengono vivo l’interesse e trasformano Siege in un contenitore culturale più che in un semplice FPS. Che piaccia o no, questa è la direzione.

La vera domanda, però, resta aperta per tutti i Sicarios che seguono Siege da anni: questa evoluzione è un’evoluzione vera o solo un modo elegante per mungere la community finché tiene botta?