Cattivi presagi per Warner Bros Games

Netflix guarda i loro giochi come spiccioli e a noi girano i coglioni

Warner Bros. Games sta per finire nelle mani di Netflix, e uno pensa subito che magari arrivano nuovi Batman fatti come si deve, un Hogwarts Legacy 2 che ti fa scordare il mondo reale, un Mortal Kombat così violento che ti parte l’arcata dentale. Invece Netflix ha già buttato acqua gelida su ogni hype possibile, aprendo bocca e cagando sul palco in diretta mondiale. I nuovi padroni della festa hanno dichiarato senza freni che ai videogiochi Warner non attribuiscono “nessun valore”. Zero. Nada. Come se Arkham, Hogwarts e Mortal Kombat fossero solo tre paroline su un foglio Excel.

La cosa assurda è che l’hanno pure detto con la faccia seria davanti agli investitori: “I videogiochi sono un dettaglio irrilevante nel piano più grande dell’acquisizione”. Tradotto in lingua El Cartel: non gliene sbatte un cazzo di Rocksteady, non gliene frega una mazza di NetherRealm, e se qualcuno prova a chiedere di un Batman nuovo, gli tirano dietro un sudoku per famiglie su mobile. Hanno pure messo la ciliegina sull’insulto dicendo “Warner ha talento, Hogwarts è un buon esempio”, tipo quando fai il complimento di cortesia a qualcuno mentre gli rubi il posto auto.

La realtà è che a Netflix dei giochi grossi non importa, loro puntano a minigiochi per la mamma, puzzle per quando caghi, e tie-in delle loro serie tipo Stranger Things in versione app per telefonino. E quindi tutti quegli studi che hanno scritto capitoli fondamentali del gaming rischiano di essere messi a fare giochini per bambini. Immagina NetherRealm che passa dalle fatality allo sviluppare Tombola Fatality Edition. O Rocksteady che da creare il migliore Batman della storia si ritrova a fare la versione swipe di un supereroe con le skin colorate da vendere a 1,99.

La mazzata è doppia se si pensa che Warner ha fatto anche le sue vaccate epiche, perché Suicide Squad è costato come una portaerei e ha venduto quanto un panino vegan al benzinaio, Gotham Knights ha fatto sbadigliare pure i pipistrelli e MultiVersus è svanito in meno tempo di un Tinder match. E Netflix guarda tutto questo e pensa “ma chi ce lo fa fare di investire in sto casino?” L’accordo è da 83 miliardi, e quando ci sono sti soldi in campo, la frase più temuta diventa “tagli inevitabili”. Tagliare costi, tagliare studi, tagliare sogni. E nel mirino ci sono proprio quelli che speravamo avrebbero continuato a sfornare capolavori.

Il futuro appare scurissimo, neanche la Bat-Caverna ci vede dentro. I fan sognavano annunci nuovi, i creativi speravano in spazi più ampi, e invece l’atmosfera ora è quella dello zio ubriaco che ti porta al luna park ma poi ti lascia fuori dai cancelli perché lui deve giocare alle slot. Paramount potrebbe ancora buttarsi nella mischia con un’acquisizione ostile, quindi la situazione è un campo minato e nessuno sa dove mettere i piedi senza esplodere.

La domanda che resta sul tavolo è solo una: vogliamo davvero vedere Netflix prendere in mano brand che hanno fatto la storia dei videogiochi e trasformarli in robetta da passatempo mentre aspetti la metro? O esiste una minima speranza che almeno qualcuno, là dentro, capisca che questi studi meritano di continuare a creare mondi giganteschi e non tutorial interattivi per bimbi dell’asilo? Sicarios, quanto cazzo siete pronti a sopportare? Perché qui rischiamo di perdere Batman, Hogwarts e Mortal Kombat in cambio di giochini del piffero e pacca sulla spalla. E la pacca sulla spalla non ha mai salvato un eroe.