Un picchiaduro retro pieno di sangue, potenziale e qualche rogna che ti fa girare le palle
Terrifier The ARTcade Game, sviluppato da Relevo, è uno di quei giochi che nascono con una missione semplice e brutale: regalare ai giocatori il piacere primordiale di spaccare tutto, schiacciare nemici come pixel maledetti e far esplodere lo schermo di sangue stilizzato in stile anni ’90.
È un titolo che arriva senza troppe pretese, senza filosofie inutili, senza filtrare la sua anima arcade. È diretto, sfacciato, tamarro. Funziona proprio perché non vuole essere altro. E quando parte, quando entri nel primo livello e senti la botta visiva, capisci subito che sei davanti a un progetto che conosce bene il pubblico a cui vuole parlare: gli amanti del gore, dell’old-school, del caos videoludico che non ha bisogno di pensarci su.
Ma è davvero tutto oro quello che piscia sangue? O siamo davanti al classico gioco che ti illude e poi ti tradisce con la grazia di una porta in faccia?
La verità sta nel mezzo, e se c’è una cosa che questo titolo fa bene, è farti divertire prima di farti incazzare.
Un inizio che ti acchiappa alla gola
La prima impressione è devastante: Terrifier The ARTcade Game ti prende subito, senza nemmeno chiedere permesso.
La pixel art è una cura per gli occhi: spigolosa quanto basta, colorata, sporca, violenta. Le animazioni sono ricche, il look dei personaggi è immediatamente riconoscibile, e l’atmosfera generale puzza di sala arcade, neon rossi, monetine incastrate e bestemm— no scusa, niente bestemmie. Diciamo allora che puzza di “vecchia rabbia da videogiocatore”.
Ogni livello sembra costruito per buttarti addosso una scarica di adrenalina. I fondali hanno stile, gli sprite hanno anima, e il ritmo è quello di un picchiaduro che non ti vuole lasciare respirare.
Non appena cominci a prendere a calci i primi stuntman, cameraman e comparse impazzite, ti rendi conto che il gioco ha un magnetismo particolare: ti viene voglia di andare avanti, livello dopo livello, senza fermarti mai.
La colonna sonora è una sorpresa: non è invasiva, ma è perfetta per dare benzina all’azione. I suoni dei colpi, delle ossa, delle urla e delle finisher ti fanno entrare ancora di più nel mood sporco e senza freni del gioco.
È come se qualcuno avesse preso l’anima dei vecchi beat ’em up da cabinato e l’avesse fusa con l’immaginario di Terrifier, creando un mostro che non vuole essere raffinato: vuole essere divertente, e basta.
La ripetitività che ti arriva addosso come una martellata
Ma appena il gioco ti ha catturato, appena ti senti potente come un clown psicopatico col sorriso troppo largo, arriva il primo grande limite: la ripetitività.
E non è una ripetitività leggera, di quelle che passi sopra perché l’atmosfera compensa. È una ripetitività pesante come una trave sulla testa.
I nemici iniziano a sembrare tutti uguali.
Gli schemi di attacco non cambiano.
Le ondate si ripetono.
I pattern diventano prevedibili.
E i boss… oh, i boss.
Quelli che dovrebbero essere i momenti più iconici del gioco, i picchi di adrenalina, le scene da ricordare.
Invece no. Sono fin troppo facili, tanto da sembrare quasi incompleti. Li prendi a schiaffi come se fossero stagisti in pausa pranzo. Ti attaccano poco, ti mettono sotto pressione ancora meno e finiscono per essere più una formalità che una sfida.
Le animazioni delle esecuzioni, poi, sono fantastiche… le prime due volte.
Poi scopri che per ogni personaggio ce ne sono solo due.
E allora il fascino cala.
Un gioco così dovrebbe puntare forte sulla spettacolarità, sull’esagerazione, sull’imprevedibilità delle kill. Invece rimane trattenuto, quasi timido su uno dei suoi elementi più importanti.
I bug: la vera rovina del divertimento

E ora arriviamo al punto che fa davvero incazzare: Terrifier The ARTcade Game è pieno di bug.
E non parliamo di piccoli glitch estetici da ignorare.
Parliamo di errori che ti fanno tirare giù tutto, che distruggono il ritmo, che ti costringono a riavviare e a mandare a quel paese il controller.
Il bug più frequente riguarda il cambio livello.
Ogni volta che passi da un’area all’altra, hai la sensazione che il gioco stia lanciando una monetina invisibile con scritto “funziono / esplodo”. Spesso… esplode.
Si blocca.
Freeza.
Ti costringe a riavviare tutto.
In co-op è anche peggio.
Ti sembra di giocare con un titolo che si sfalda davanti agli occhi, come se il multiplayer fosse stato aggiunto all’ultimo secondo senza testarne davvero la stabilità.
Blocco degli sprite, freezing casuali, caricamenti che si incastrano.
E poi c’è il bug più assurdo:
Durante uno scontro con un boss, può capitare che, dopo essere stato colpito, il personaggio rimanga totalmente immobilizzato.
Non puoi muoverti.
Non puoi attaccare.
Non puoi fare un cazzo.
Puoi solo saltare come un idiota.
È comico la prima volta, esasperante dalla seconda in poi.
Un gioco così basato sul ritmo, sulla continuità e sulla fluidità dell’azione non può permettersi problemi così gravi.
Questi bug rompono l’esperienza.
Ti fanno perdere immersione.
Distruggono la voglia di proseguire.
E questo pesa enormemente sulla valutazione generale.
Un potenziale enorme soffocato solo dalla mancanza di rifinitura

E qui credimi, Sicarios: la cosa che fa più male è che si vede perfettamente quanto potenziale abbia Terrifier The ARTcade Game.
La base è fortissima.
L’idea funziona.
La direzione artistica è eccellente.
Il feeling è quello giusto.
Questo gioco, con un paio di patch serie, potrebbe letteralmente trasformarsi da “titolo carino ma frustrante” a picchiaduro cult.
Gli basterebbe davvero poco:
- Più varietà di nemici.
- Boss più intelligenti e aggressivi.
- Animazioni speciali più numerose e brutali.
- Stabilità tecnica DEGNA di un gioco moderno.
- Miglio bilanciamento degli attacchi.
- Una modalità cooperativa che non esploda come un petardo bagnato.
Si vede chiaramente che Relevo ci ha messo passione, stile e identità.
E si vede altrettanto chiaramente che serve qualche mese di lavoro aggiuntivo per portarlo al livello che merita.
L’anima del gioco: gore, caos e puro intrattenimento
Nonostante i problemi, Terrifier The ARTcade Game raggiunge perfettamente il suo obiettivo fondamentale: intrattenere.
È violento, sporco, folle, pieno di personalità.
Entra subito in circolo come una droga videoludica vecchio stile: premi start, inizi a menare e te ne freghi del resto.
È quel tipo di titolo che giochi quando vuoi sfogarti, quando vuoi sentirti parte di un caos colorato e sanguinolento senza pensare troppo alle meccaniche profonde.
E questo è l’aspetto che va salvato e riconosciuto.
Perché in un mercato pieno di giochi “perfetti” ma senz’anima, Terrifier almeno SA cosa vuole essere.
E lo fa.
In modo rozzo, certo.
Ma sincero.
Verdetto finale
Terrifier The ARTcade Game è uno di quei giochi che ti fanno godere e incazzare allo stesso tempo.
Ha un cuore arcade gigantesco, una personalità forte, un’estetica micidiale, un ritmo esplosivo.
Ma ha anche problemi seri che rovinano parte dell’esperienza.
È divertente? Sì, parecchio.
È ripetitivo? Anche troppo.
È pieno di bug? Sì, e pesano come macigni.
Ha potenziale? Enorme.
Voto?

Con qualche patch potrebbe arrivare facilmente sopra l’85/100.
Adesso, in questo stato, si merita il voto che gli abbiamo dato: 78/100
Un gioco perfetto per chi cerca un tuffo nel passato pieno di sangue e cattiveria, ma che ha ancora bisogno di essere lucidato prima di diventare qualcosa di davvero grande.

