Kebabstar: il simulatore di kebab incasinato ma con fame di migliorare

Un gioco pieno di bug, IA e kebab di cartone, ma con una scintilla che può diventare fiamma

Sicarios, oggi si parla di Kebabstar, un gioco che ti fa ridere, imprecare e grattarti la testa allo stesso tempo. È sviluppato da Zeybek insieme a Wavegames, ed è ancora in Early Access su Steam. Tradotto: non è finito, e cazzo se si nota. Ma prima di giudicarlo come “spazzatura videoludica”, vi dico subito che dentro c’è qualcosa. Non tanto, ma abbastanza per dire che con un po’ di amore, un po’ di codice rifatto e un po’ meno intelligenza artificiale, potrebbe diventare davvero giocabile.

La trama: un venditore di kebab in cerca di vendetta

La storia è una follia. Interpreti un venditore di kebab nel deserto, tranquillo, sereno, col suo cammello e la sua griglia… finché una setta di gelatai psicopatici — sì, i pazzi dell’“Ice Cream Cult” — ti ruba il cammello. E lì scatta la furia. Il protagonista diventa una specie di cuoco-assassino, un eroe improbabile che cucina, mena, spara e distrugge chiunque gli si metta davanti.
Il tutto si muove tra mercati orientali, spiagge colorate, città assurde e deserti pieni di sabbia e bug, in un mix di humor, azione e demenza pura. E sai una cosa? Nonostante la trama sembri scritta dopo una bottiglia di vodka, funziona. È così assurda da risultare simpatica.

La mia esperienza nel kebab dell’inferno

Io, cazzo, ci ho giocato. Non per dieci minuti, ma abbastanza da capire dove il gioco colpisce e dove invece si ammazza da solo.
La prima cosa che mi ha fatto storcere il naso? Le immagini fatte con l’AI. E non è una supposizione: te ne accorgi subito. È roba senz’anima, fredda, buttata lì come se qualcuno avesse detto “va bene così, tanto nessuno se ne accorge”. Invece sì, cazzo, si nota eccome. E quando vedi un titolo che vuole essere ironico e sopra le righe ma poi ti riempie lo schermo di immagini generate da un algoritmo, ti viene da pensare che manchi mano umana e passione vera.

E poi c’è la colonna sonora, pure quella fatta con l’AI. E lo senti subito: suoni senza vita, senza groove, senza identità. Ti sembrano loop messi a caso. È come cucinare carne surgelata e spacciarla per kebab fresco — sì, è musica, ma non ti lascia nulla.
Gli effetti sonori, poi, sono un altro problema: sono macchinosi e poco realistici, tipo colpi di pentola registrati con un tostapane. Ti tolgono tutto l’impatto.

Inoltre, un’altra cosa che mi ha fatto incazzare forte è la traduzione, messa giù davvero male. Ci sono frasi che sembrano uscite da un bot distratto, con parole piazzate a cazzo e termini che cambiano da una riga all’altra. A volte leggi in italiano corretto, poi ti spunta mezza frase in inglese, poi di nuovo in italiano ma scritto male, come se nessuno avesse mai controllato. È una traduzione fatta alla buona, che toglie atmosfera e immersione, e ti fa pensare: “ok, ma almeno rileggere due volte no, eh?”. Però ricordiamo che può sempre migliorare per il semplice fatto che stiamo parlando di una Early Access.

Grafica e bug: il kebab di cartone

La parte grafica è un’altra botta nello stomaco. I modelli dei personaggi non sono neanche malaccio, li puoi accettare. Ma appena arrivi al momento clou — tagliare il kebab — ti viene voglia di spegnere tutto. Il kebab non sembra carne, sembra cartone pressato. Giuro, è surreale. Lo guardi e pensi: “questa roba la posso tagliare solo con le bestemmie”.
E non finisce qui, perché arrivano i bug, e quelli sì che sanno farsi sentire. Oggetti che non puoi prendere, cose che non si appoggiano, tagli che non tagliano. Ma il peggiore di tutti è quello che mi ha fatto bestemmiare in turco: al secondo livello non potevo prendere la verdura sul tappeto. Niente da fare. Ho riavviato, ricaricato, rilanciato: la verdura stava lì, a prendermi per il culo. E senza quella, non puoi andare avanti.
Ora, un bug del genere in un Early Access ci può stare, ma qui parliamo di una rottura di gameplay. Ti blocca, punto. È come se il gioco ti dicesse: “oggi non hai diritto alla vendetta, torna domani”.

Serve libertà, non solo script

Un’altra cosa che mi ha fatto pensare è che il gioco è troppo rigido. In un titolo così folle, ti aspetti di poter fare il cazzo che vuoi. Invece no. Devi seguire passo per passo le istruzioni del gioco. Io vorrei poter scegliere cosa mettere nel kebab, fare esperimenti, magari combinare disastri e beccarmi brutte recensioni dai clienti. Sarebbe molto più divertente, realistico e caotico. Ma al momento non puoi. Tutto è troppo controllato.

Non è un disastro, è un mappazzone con potenziale

Detto questo, non voglio spaccargli le gambe. Kebabstar non è un bel gioco oggi, ma potrebbe diventarlo. Anzi, lo spero. L’idea di base è fottutamente interessante: mischiare cucina e azione è geniale, e se Zeybek e Wavegames ci mettono davvero mano — sistemando grafica, audio, bug e IA — questo gioco può uscire dalla fossa e farsi notare.
C’è qualcosa di autentico, nascosto sotto tutta questa confusione. Una scintilla che, se alimentata, può diventare un titolo divertente, pazzo e memorabile.

La parola ai sicarios

Quindi, Sicarios, tocca a voi: lo mettiamo sulla griglia o lo lasciamo marinare ancora un po’? Io dico che una chance se la merita, ma serve lavoro vero, passione, e meno IA del cazzo. Perché il giorno in cui quel kebab smetterà di sembrare cartone e inizierà a sfrigolare davvero… allora sì, sarà il momento di dire che Kebabstar è pronto per essere servito caldo.